FIFTY SHADES OF FF - 2ND CONTEST

FIFTY SHADES OF FF - 2ND CONTEST

domenica 8 giugno 2014

CINDERELLA DELLE NEVI





CINDERELLA DELLE NEVI


l ronzio monotono dell'aspirapolvere si confondeva con il cinguettio degli uccelli.  
Isabella sospirò, raddrizzando la schiena dolorante. Spense il pulsante di accensione posando l'elettrodomestico in un angolo, e si affacciò alla finestra spalancata, rabbrividendo.
Il sole stava calando dietro ai monti e l'aria frizzante della sera le pungeva la pelle.
Gennaio era un mese molto freddo, anche se le giornate piano piano si stavano allungando.
La ragazza si perse in contemplazione delle Dolomiti alla luce del tramonto.
Uno spettacolo che la lasciava sempre col fiato sospeso.
Il disco infuocato del sole scendeva lentamente nascondendosi dietro alle cime imbiancate e colorandole di un rosa acceso.
Quante volte da bambina aveva osservato la stessa scena?
Dopo la morte di suo padre, la matrigna aveva rilevato la fattoria che era appartenuta ai nonni trasformandola in un lussuoso hotel a quattro stelle.
Da quel giorno lei non ci aveva più messo piede.
Era stata spedita senza tante cerimonie in un costosissimo collegio femminile svizzero, dove aveva trascorso la maggior parte della sua triste adolescenza.
Ritornando nei luoghi della sua infanzia, si era resa conto di quanti ricordi custodissero. Troppi.
E ora che tutto era cambiato, i ricordi facevano male.
Inoltre non sopportava né la matrigna né la sorellastra, le quali con il loro atteggiamento altezzoso pretendevano di comandarla a bacchetta come se fosse una serva.  
Persa nei suoi pensieri, non si accorse che qualcuno stava bussando con insistenza alla porta.
Si riscosse e corse ad aprire.
"Alice! "  
La sua amica e collega, una brunetta minuta e tutto pepe, se ne stava sulla soglia con le braccia incrociate.  
Entrò nella stanza a grandi falcate, armata di guanti, secchio, straccio e spazzolone.
"Stavi ancora sognando ad occhi aperti?" l'apostrofò con uno sguardo di disapprovazione.
Isabella le rivolse un timido sorriso.
"Ti aiuto io. Altrimenti questa sera non finisci più e domani è sabato, arrivano gli ospiti nuovi e le camere devono essere pronte. Forza rimettiamoci al lavoro."
Dopo venti minuti il mini appartamento era pulito e perfettamente in ordine.
"Io per oggi ho finito!" annunciò Alice allegra "Tu cosa fai?".
"Mi aspettano in sala per servire la cena" rispose Isabella con voce stanca, riponendo i detersivi nel carrello, di fianco alle lenzuola sporche.
"Dopo cena potresti venire con me al disco pub!"  
"Non la trovo una una buona idea. Sono troppo stanca..."
"Bella, lavori qui dall'inizio della stagione e non sei mai uscita una sera! Quelle due ti trattano come una schiava! Non sei obbligata a rimanere chiusa qui dentro anche dopo la fine del tuo turno di lavoro. Esci, divertiti un po'! Guardati in faccia, sembri un fantasma! E poi cosa vuoi che dicano, non possono impedirtelo, sei maggiorenne da un pezzo."
"Vero, ma economicamente dipendo ancora da loro. Conosci i patti, Alice. Devo aiutarle nella gestione dell'hotel fino a fine stagione, oppure non mi pagheranno la retta dell'università."
"Ma potresti trovarti un altro lavoro e mettere da parte i soldi per coprire tu i costi..."
"E dove andrei a dormire? Chi mi darebbe vitto e alloggio gratis? Se devo usare i soldi che guadagno per pagarmi un affitto e per sopravvivere, non riuscirò a mettere via niente. I libri di testo costano, per non parlare di tutto il resto, avrò un sacco di spese e tu sai quanto io ci tenga a laurearmi in tempo... Non ho altra scelta, al momento."
"Sarà, ma stai vivendo da reclusa, e non lo trovo giusto. Se continui così arriverà un momento in cui te ne pentirai, Bella. La vita è adesso e, se invece di viverla ti limiti a guardarla passare, un giorno ti ritroverai vecchia triste e piena di rimpianti. Potresti uscire di nascosto, almeno una volta ogni tanto!" borbottò Alice chiudendosi la porta alle spalle.
Rimasta sola Bella fissò a lungo la sua immagine riflessa nello specchio del bagno.

I suoi occhi di un colore simile al cioccolato fondente, così seri e tristi, solcati da profonde occhiaie violacee.
Il suo viso pallido e smunto.
I suoi lunghi capelli raccolti in una treccia laterale, da cui sfuggivano diverse ciocche scomposte.
Le sue mani piccole e affusolate ma così secche e screpolate, a causa dell'uso continuo di detersivi.
Sospirò di nuovo.
Aveva vent'anni e non aveva mai avuto una storia con un ragazzo. Non aveva amici.
Dalla morte di suo padre, avvenuta quando lei aveva tredici anni, aveva vissuto in quel convento di suore adibito a collegio privato femminile, ubbidendo alle rigide regole che le venivano imposte e sognando il principe azzurro.
Che stupida!
Cosa stava facendo della sua vita? La stava sprecando vivendo in isolamento, senza o quasi rapporti sociali. Gli anni migliori sarebbero passati e lei, un giorno, si sarebbe guardata in quello stesso specchio, scoprendo qualche ruga in più, qualche capello bianco e avrebbe rimpianto di aver sprecato la giovinezza inutilmente.
Forse era giunto il momento di ribellarsi, di dare una svolta alla propria vita.
Decise che quella sera sarebbe uscita con Alice.


Il locale era buio e pieno di gente che ballava sulle note degli ultimi successi discografici.
Le luci psichedeliche le ferivano gli occhi.
La musica altissima la assordava.
Barcollando inciampò, aggrappandosi ad Alice.
"Tutto ok?" le gridò l'amica da sopra la spalla.
"Benissimo!" sorrise Bella per rassicurarla.
"Vieni, ti presento i miei amici!" Alice l'afferrò per un braccio trascinandola verso un tavolino ai margini della pista.
Due ragazzi e una ragazza erano seduti sui divanetti, intenti a sorseggiare i loro cocktails.
"Ciao ragazzi, vi presento un'amica! Bella, questi sono Jasper, Emmett e Rose."
Isabella li salutò con un sorriso timido ma sincero.
Emmett era un ragazzone biondo e simpatico; la sua maglietta aderente metteva in mostra la muscolatura possente. Jasper era decisamente più smilzo e scarmigliato, emanava una strana aura di tranquillità. Rose era una bionda statuaria e se ne stava sulle sue.
"Emmett e Jasper sono paracadutisti della base americana di Vicenza. Rose è sorella di Jasper e fidanzata con Emmett." urlò Alice avvicinandosi all'orecchio di Isabella.
"Davvero?" chiese lei sorpresa.
"Sì" confermò Emmett " in questo periodo siamo impegnati con dei lanci di addestramento in questa zona".
"Dev'essere emozionante. Voglio dire... lanciarsi nel vuoto da un'aereo. Io non ce la farei mai."
"Perchè?" chiese Jasper, staccando le labbra dalla cannuccia del suo drink.
"Ecco io... avrei troppa paura" rispose Isabella stringendosi nelle spalle.
"Soffri di vertigini? Hai paura del vuoto?"  
"No... " mormorò timidamente.
Ma non terminò la frase.  
Le parole le morirono in bocca nello stesso istante in cui lo vide.
Usciva dalla pista da ballo ridendo, abbracciato ad una rossa mozzafiato fasciata da un abito in pelle nera.
Si avvicinarono al tavolo dei ragazzi.
"Ciao Edward!" lo salutò Rose con un sorriso.
"Ciao ragazzi! Vi presento Victoria".
Emmett e Jasper la accolsero con un sorriso ammicante ed un cenno della mano.
Jasper si beccò una gomitata da Alice, imbronciata e gelosa.
Era un'apparizione divina, un angelo.

Isabella aveva già visto degli angeli nella chiesa del convento in Svizzera.
Statue, dipinti, raffigurati con grandi e imponenti ali bianche.
Superbi nella loro eterea bellezza.
Questo ragazzo alto e atletico, col corpo di un dio e un viso dai lineamenti virili e delicati allo stesso tempo, le faceva girare la testa e battere forte il cuore.
La musica cambiò.  
Il DJ aveva pensato che fosse il momento di passare ai lenti.  
Victoria strinse Edward più forte, scuotendo la cascata di boccoli fiammeggianti.
Stampandogli un bacio all'angolo delle labbra gli sussurrò qualcosa all'orecchio.
Edward cercò di ripulirsi dal segno del rossetto col dorso della mano.
"Scusate ragazzi, Vic ha ancora voglia di ballare" riuscì a gridare, ridendo mentre lei lo trascinava di nuovo sulla pista.
Anche i nuovi amici di Isabella si alzarono lasciandola da sola sul divanetto.
"Non ti dispiace vero?" le chiese Alice mentre si allontanava mano nella mano con Jasper.
"No, no. Non preoccupatevi per me" rispose lei con un mezzo sorriso tirato.
Li guardò volteggiare abbracciati, avvolti da una pioggia di luci colorate.
Si guardavano negli occhi sorridendo beati, mentre lei seduta in un angolo, in ombra, si sentiva sola e triste.  
Un vago senso di malinconia l'avvolse, pesandole sul cuore come un macigno.
Distolse lo sguardo, rabbrividendo.  
Anche se la temperatura del locale era alta, improvvisamente sentiva freddo.
I suoi occhi stanchi si fissarono sulle figure di Edward e Victoria che si strusciavano abbracciati, a pochi passi da lei. Victoria le sorrise maliziosa e infilando le dita tra i capelli color bronzo del suo compagno, prese a baciarlo sulle labbra, profondamente e con foga.
Lui ricambiava entusiasta, stringendola ancora di più.  
Le sue mani scivolarono sulle natiche di lei, spingendole verso il suo bacino, in una lenta danza erotica di accoppiamento.
Isabella sentì una strana sensazione alla bocca dello stomaco, un malessere intenso e sconosciuto che la costrinse ad alzarsi ed uscire correndo dalla sala affollata.


"Mi vuoi spiegare cos'è successo ieri sera? Perchè sei scappata così senza nemmeno salutare?" furono le prime parole che Alice rivolse a Bella il mattino successivo, mentre preparavano i tavoli per le colazioni.
"Mi dispiace. Io... non mi sono sentita bene" mentì Bella, arrossendo e abbassando lo sguardo.
Si sentiva in colpa per aver piantato in asso l'amica in quel modo, ma non avrebbe potuto restare un momento di più.  
Si era tolta le scarpe tacco dodici e aveva corso per un chilometro fino a casa.  
Era arrivata col fiatone e le lacrime agli occhi, i piedi che sanguinavano e i capelli aggrovigliati in una matassa inestricabile.  
Era sgattaiolata nella sua stanza dall'ingresso posteriore, evitando così di imbattersi in Reneé o in Tanya, la sua perfida sorellastra.  
Aveva trascorso la notte in bianco, singhiozzando disperata.  
Si era sentita a disagio, inadeguata, umiliata, abbandonata.  
Ignorata da Edward, che nemmeno si era accorto della sua presenza.  
Si era sentita uno schifo.  
Uscire con Alice era stato uno sbaglio, non sarebbe accaduto mai più.  


Una settimana dopo, Alice la raggiunse in lavanderia.
"Ho avuto un'idea fantastica! Adesso che sono passate le feste e hai più pomeriggi liberi potresti venire a sciare con me e Jessica."
Isabella la guardò incredula.
"Sci? Cosa? No Alice... cosa ti salta in mente! I pomeriggi liberi li uso per studiare. E poi, a cosa mi servirebbe?"
"A uscire un po' dal guscio, tanto per cominciare" rispose Alice piccata " Inoltre ti aiuterebbe a elevare la tua autostima. È divertente sai, e ci sono degli istruttori veramente gnocchi!"
"No. Non posso. Non ho più sciato da quando è morta mia madre e avevo sei anni. Probabilmente non riuscirei nemmeno a stare in piedi. Mi renderei solo ridicola. Senza contare che mi costerebbe uno sproposito tra attrezzatura, istruttore e skipass... Davvero, non me lo posso permettere."
"Le tue sono tutte scuse. Ti stai comportando da vigliacca, Bella. Vivi una vita che detesti solo perchè ti fa comodo, perchè hai paura di metterti in gioco! Siamo in bassa stagione, gli impianti sono meno affollati e ci sono sconti per tutto, incluso lo skipass. Dovresti buttarti ogni tanto, altrimenti nella vita lascerai passare tutte le occasioni senza afferrarne nessuna! " si infervorò Alice, rossa in viso.
Isabella non si offese, ma rimase colpita dalle parole dell'amica.  
Sapeva che aveva ragione e che cercava solo di spronarla perchè le voleva bene.  
Alice in fondo si preoccupava per lei.
"Ci penserò" promise nel tentativo di prendere tempo "ma credo che per raggiungere il vostro livello dovrò prima prendere qualche lezione individuale..."
"È quello che ho pensato anch'io. Per quello ti ho prenotato la prima lezione per domani pomeriggio alle due" le gridò l'amica allontanadosi con un carrello di biancheria pulita.


Infilare quegli scarponi infernali era stata una vera tortura. E anche camminare, pesavano un quintale!
Isabella era già sudata e cominciava a pentirsi della sua decisione.
Alice aveva pensato a tutto: le aveva prestato la sua tuta rossa, i suoi guanti, il casco.
Le aveva comprato lo skipass, l'aveva accompagnata al noleggio sci e l'aveva aiutata a trasportare il tutto fino al meeting point della scuola.
Poi la lasciò con la scusa che aveva un appuntamento con Jasper.
"Ci vediamo più tardi!" le gridò correndo verso la funivia " torno a prenderti tra un paio d'ore,"
"Un paio d'ore?!"  
Isabella sbuffò passandosi una mano sugli occhi.  
La sua amica aveva prenotato l'istruttore per due ore.  
Due ore di tortura, ne era certa.
Si preparò mentalmente ad affrontarle, maledicendosi per essersi fatta coinvolgere in quella situazione assurda.
"Ciao!" la voce alle sue spalle la fece trasalire.
Si girò e sgranò gli occhi sorpresa.
Di fronte a lei c'era Edward in tutto il suo splendore.
Alla luce del sole i suoi capelli lanciavano bagliori ramati.
La divisa bianca e blu della scuola gli stava a pennello.
Era uno schianto assoluto.
Lui la fissò per un attimo infinito, valutandola da dietro le lenti degli occhiali da sole.
Era carina, non troppo alta né troppo bassa, magra ma non troppo, sotto i pantaloni e la giacca sembrava nascondere un fisico longilineo e complessivamente ben proporzionato.
La pelle chiara del viso era liscia e priva di imperfezioni, ad eccezione di una leggera spruzzata di lentiggini sul nasino impertinente.
Lunghe ciglia incorniciavano due grandi occhi castani che lo fissavano sgranati.
La bocca a forma di cuore era spalancata dalla sorpresa, mostrando una serie di denti candidi perfettamente allineati.
I lunghi capelli mogano le scendevano mossi sulle spalle, mentre alcuni ricci ribelli le spuntavano dal casco, solleticandole le guance in fiamme.
Edward rettificò velocemente la sua prima impressione.  
Non era carina. Era bella, molto bella.
Allungò istintivamente una mano e con le dita le scostò una ciocca dagli occhi.
La scarica elettrica che lo colpì quando la sua pelle toccò quella di Bella, si propagò fino alla spalla lasciandolo senza fiato.  

Anche lei provò un fremito e indietreggiò avvampando.
Lui si scosse riprendendo rapidamente il controllo.
"Mi chiamo Edward e sono il tuo istruttore. Tu sei..." mormorò abbassando lo sguardo per controllare la scheda "Isabella, giusto?".  
Lei annui con un sorriso che la illuminò tutta.
"Bene. Iniziamo allora".  
Dopo aver agganciato gli sci, Edward cominciò a spiegare alcuni fondamenti teorici, poi passò alle dimostrazioni pratiche. All'inizio fu un mezzo disastro.  
Isabella si sentiva un'imbranata senza speranza.  
Ma Edward fu molto dolce e paziente, e alla fine delle due ore di lezione lei aveva già acquistato una certa sicurezza.
"Sei stata bravissima. Spero di rivederti ancora, Isabella" le disse salutandola con un sorriso disarmante.
Lei annuì, ricambiando timidamente il sorriso.  
Era affascinata dal suono caldo e profondo della sua voce.
Alice la trovò in uno stato di euforia e confusione mentale e la tempestò di domande.
"Il tuo istruttore è Edward?" chiese curiosa "raccontami tutto!"
Isabella cercò di tenersi sul vago nonostante le domande insistenti dell'amica.
"Ascoltami Bella. Lui è molto bello, è l'istruttore più affascinante e ricercato di tutto il comprensorio".
"Cosa intendi dire?"
"Che devi stare attenta. Non vorrei che finissi per soffrirne" continuò Alice.
"Perchè dovrei soffrire? Spiegati meglio" si allarmò Bella.
"Sei così ingenua... devi sapere che Edward è molto ambito dalle donne. Alcune delle sue allieve vengono qui ogni anno apposta per lui, lo prenotano alla scuola con mesi di anticipo..."
"Probabilmente perché è più bravo degli altri" obiettò Bella.
"Ma quanto sei tonta? Bravo sì, a letto!" sbottò Alice esasperata.
Isabella la fissò costernata.
"Ha un'agenda piena zeppa, Bella. È quasi impossibile prenotare una lezione con lui, tu hai avuto una botta di fortuna. Molte delle sue allieve poi finiscono nel suo letto, sedotte dal suo fascino magnetico e dai suoi modi di fare. Ma sono solo storie di una notte o poco più. Non farti ingannare Bella, è solo sesso fine a sè stesso. Girano voci che a letto sia incredibile... ma credimi, non fa per te. Ti spezzerebbe il cuore."
"Anche quella rossa al pub?"
"Victoria? Sì anche lei. È molto ricca, suo marito è un imprenditore ed è spesso lontano da casa. Così lei da tre anni viene qui tutti gli inverni e si fa dare lezioni private da Edward. Ma non è l'unica. Un'altra ad esempio è Irina Dobrovska, la modella russa biondo platino che soggiorna nel nostro hotel."
Isabella deglutì. Non riusciva a capire il motivo di quello strano dolore al petto.
"Non si è mai innamorato?"  
Alice si irrigidì "Non volevo dirtelo tesoro, ma forse è meglio che tu lo sappia..."
Così Bella venne a sapere che Edward era stato per due anni il ragazzo della sorellastra.  
Era stato lui a rompere la loro relazione una volta che Tanya si era rivelata per quello che era, vanesia e arrogante. Esasperato dai suoi capricci continui e dalla sua gelosia ossessiva, l'aveva lasciata da un giorno all'altro.  
Lei non glielo aveva mai perdonato, non perchè lo amasse davvero, ma perchè il suo gesto l'aveva ferita nell'orgoglio.  
Ed era ancora determinata a riprenderselo, e a fargliela pagare.


Il pomeriggio seguente Bella aveva prenotato una seconda lezione, alla quale questa volta si presentò senza Alice.  
Le parole dell'amica l'avevano profondamente turbata.  
Il buonsenso le avrebbe detto di darle ascolto, lo sapeva, ma per una volta sentiva prepotente la necessità di farsi guidare dall'istinto anziché dalla ragione.  

Era una pazzia, ma non poteva evitarla.  
Stava male solo al pensiero di rinunciare a quelle due ore.  
Due ore in cui poteva avere Edward tutto per sè.  
Sorrise al pensiero.  
Forse stava diventando pazza.  
O forse era solo una sciocca che si stava prendendo un'infatuazione per il suo affascinante maestro di sci.

Edward si mostrò felice di rivederla, così come nei giorni successivi.
Isabella si impegnò moltissimo e fece del suo meglio per non sfigurare di fronte a lui che, dal canto suo, la premiava complimentandosi continuamente per i risultati raggiunti.

In breve tempo divenne una sciatrice piuttosto brava.  
Prendeva gli impianti da sola, senza  alcun problema, ed era in grado di scendere da piste anche di difficoltà medio-alta. Nei pomeriggi trascorsi insieme, i due giovani avevano imparato a conoscersi.
Lei gli aveva parlato brevemente della sua infanzia e degli anni trascorsi in collegio.
Lui le aveva raccontato che i suoi genitori erano inglesi, ma durante una vacanza estiva si erano innamorati di quei luoghi e avevano deciso di trasferirsi e aprire un'attività.  
Edward all'epoca era un adolescente ribelle e non aveva accettato questo cambiamento radicale.  
Continuava a scontrarsi con il padre e a litigare.  
Lo sci era stata la sua salvezza, lo aveva aiutato a scaricare la frustrazione, a inserirsi nell'ambiente e a farsi nuovi amici.  
Isabella era felice.  
Viveva solo per quelle due ore che poteva trascorrere insieme a lui.  
Ormai le era entrato nel cuore e ogni giorno era sempre peggio.  
Ma era troppo timida per confessargli il suo amore.  
Pensava di non esserne degna.  
Lui ai suoi occhi era troppo bello, troppo intelligente, dolce, attraente.  
Non avrebbe mai potuto considerarla qualcosa più che un'amica.  
E lei, pur desiderando di più, avrebbe dovuto accontentarsi della sua amicizia ed esserne grata.
Tutte le donne che aveva visto con lui le sembravano migliori, più sicure del proprio fascino e del proprio potere di seduzione.
Lei si sentiva solo un coniglietto smarrito.
Parecchie volte aveva notato le altre sue allieve fare le smorfiose con lui.  
Alcune al momento di lasciarlo lo salutavano abbracciandolo in modo un po’ troppo espansivo,  altre flirtavano con lui in modo spudorato, arrivando a infilargli in tasca bigliettini col proprio numero di telefono.
Lui era gentile con tutte ma quando la vedeva il suo sguardo si illuminava.
"Hai fatto dei progressi incredibili Bella, sono molto fiero di te" le disse un pomeriggio "direi che non hai più bisogno di me".
"Vuoi dire che non ti vedrò più?" mormorò lei presa dal panico.
"Potremmo continuare a frequentarci lo stesso. Potresti accettare un invito a cena domani sera, ad esempio. So che stai lavorando sodo per racimolare i soldi per l'università e non vorrei mai che li sprecassi, per delle lezioni di cui ormai non hai più bisogno".
Ma io ho bisogno di te, avrebbe voluto rispondere Bella.
Invece abbassò lo sguardo, sconfitta.
"Dove devo passare a prenderti, domani? Va bene alle otto?" proseguì lui.
"Oh, no... dimmi dov'è il ristorante e ti raggiungo. Se la mia matrigna mi vedesse uscire mi renderebbe la vita impossibile".


Il ristorante era il più elegante ed esclusivo del paese e Isabella lo conosceva molto bene.

Quando arrivò era leggermente in anticipo.
Entrò trafelata, barcollando su un paio di stivali dal tacco impossibile.
"Ciao Bella. Che eleganza! Hai un appuntamento?" le chiese Mike squadrandola da capo a piedi.
Era il figlio del gestore e le faceva un filo spietato. Peccato che non fosse il suo tipo.
"Ciao Mike" rispose secca togliendosi il cappotto e mettendo in bella mostra il mini abito di pelle che Alice l'aveva obbligata a indossare per l'occasione.  
Aveva provveduto lei stessa a truccarla e a pettinarle i lunghi capelli in una coda alta che le lasciava scoperti il collo e le spalle.
"Ciao piccola. Wow, sei uno schianto!"  
La voce morbida e sensuale di Edward le fece accapponare la pelle.
Si girò con lo stomaco in subbuglio.
"Vieni qui, fatti guardare. Sei splendida... chi poteva immaginare che dietro quelle trecce da scolaretta ci fosse tutta questa meraviglia..." continuò imperterrito, mentre Mike lo inceneriva con lo sguardo.
"Ehi amico, vacci piano!" si intromise.
"Mike, lascia stare" lo riprese Bella "è tutto ok".
Si accomodarono al tavolo riservato da Edward.
Con un'altra occhiataccia Mike girò sui tacchi e tornò nel retro.
"Un altro dei tuoi spasimanti?" si informò Edward spogliandola con gli occhi.
"Mike è solo un amico" precisò lei.
"Un amico che vorrebbe infilarsi nelle tue mutandine, tesoro. Non vedi come ti sbava dietro?"
Bella lo fissò interdetta.  
Perchè le parlava in quel modo adesso?  
In quel modo che la faceva eccitare...  
I suoi occhi di fuoco liquido erano incatenati a quelli di lei, in un muto scambio che le faceva battere forte il cuore e bagnare il perizoma di pizzo nero.  
Una strana corrente elettrica vibrò tra i loro corpi e Bella si scosse, agitandosi sulla sedia.
Per il resto la serata trascorse piacevolmente, anche se i due ragazzi lasciarono la cena a metà.  
Non riuscivano a staccarsi gli occhi di dosso.
La loro fame aveva un'origine diversa e non poteva essere saziata col cibo.
"Sei veramente portata per lo sci, Isabella. Peccato che tu abbia dovuto lasciare da piccola. C'è solo una cosa che ti manca. Maggior scioltezza, maggior sicurezza. Devi mollare gli sci, lasciarli correre di più. Sei troppo frenata, come se avessi paura..."
"Credo di essere così un po' in tutti i campi, sai. È colpa della mia insicurezza. Lo so che forse sbaglio, ma è così complicato..."
"Anche nelle relazioni amorose?" le chiese scaltro.
"Non ho mai avuto relazioni amorose" confessò lei arrossendo.
"Vuoi dire che sei..." proseguì Edward sorpreso "Scusa... non volevo, non dovevo..."
"Vergine? Sì, è così" mormorò rossa di vergogna "Lo so, è patetico alla mia età..."
"Oh..." concluse lui senza parole.  
Certo, questo non se l'aspettava.  
Timida, ok. Magari con poca esperienza, ma vergine...  
"Non è patetico. Non sei ancora così vecchia, ne hai di tempo per recuperare, se vuoi..." cercò di minimizzare con un sorriso imbarazzato.  
Lei si agitò sulla sedia, a disagio.  
Edward si riscosse cercando di assumere nuovamente un atteggiamento leggero e amichevole.  
Forse l'aveva spaventata o scandalizzata con i suoi gesti e le sue parole.
Isabella si accorse subito del cambiamento e lo prese come una conferma che non fosse attratto da lei.  
E come avrebbe potuto? Lei non era interessante, si disse mesta.
Edward dopo la cena la riaccompagnò di fronte all'hotel.
"Lavori qui?" le chiese.  

Non avrebbe potuto nascondergli ancora la verità.
"Sì. La mia famiglia è proprietaria. La mia matrigna Reneè e sua figlia Tanya gestiscono tutto."
Lo scrutò attentamente per cogliere la sua reazione.
Lui si irrigidì impercettibilmente e con tono freddo chiese "E tu cosa fai? La cameriera? Mi sembra di ascoltare la favola di Cenerentola. Ti fai sfruttare così?"
"Non mi sembra di avere molta scelta" protestò lei, sul punto di scoppiare in lacrime.
"Invece ce l'hai. Sei solo pigra. E hai paura. Paura di rischiare. Di essere felice." mormorò lui afferrandole il volto tra le mani "Come per lo sci. Tu saresti persino in grado di gareggiare. E invece non credi in te stessa e ti ostini a rifiutare di provarci. Così come non vuoi provare a prendere più velocità. È tutto nella tua testa. Vivi una vita che non desideri, che ti opprime, mentre potresti scegliere di essere libera..."
"Lo so, ma..."
"Non ci sono ma, Bella. C'è solo la volontà di farcela" la interruppe, soffiandole quelle ultime parole sulle labbra.
"Io credo in te. Ma vorrei mi dimostrassi che non mi sbaglio"
Lei tremava, mordendosi il labbro per trattenere le lacrime di amarezza che si portava dentro da molto, troppo tempo.
Edward l'abbracciò e lei si sciolse in un pianto liberatorio.
"Ssshhh... piccola... va tutto bene, non piangere" la consolò cullandola.  
Così tenera, dolce e fragile, gli faceva un'immensa tenerezza.  
Ma nello stesso tempo il suo abbigliamento, succinto e provocante, gli aveva scatenato una tempesta ormonale nei pantaloni, che adesso non sapeva come domare.  
La desiderava, la voleva, ma c'era dell'altro, c'era di più.
Non poteva prenderla come faceva con le altre.
Lei era speciale, non poteva rischiare di ferirla.
La guardò in quei suoi occhi grandi e profondi, scuri come la notte, lucidi per il pianto.
E non seppe più resistere.
Si chinò a baciarla.
Il suo bacio fu lento e studiato, dolce e profondo.
Le sue labbra erano morbide e giovani e sapevano di fragola.
Lei gemeva, gli cinse il collo stringendolo a sè, nel febbrile tentativo di approfondire il contatto.
Le loro labbra si schiusero e le loro lingue si cercarono avide e affamate, accarezzandosi, rincorrendosi.
Rimasero così alcuni minuti senza staccarsi mai, i loro corpi avvinghiati nell'impeto della passione.
Quando si separarono Isabella tremava ancora, questa volta travolta dall'emozione del suo primo bacio.
Entrambi avevano il fiato corto e il viso arrossato.
Edward si ricompose velocemente.
"Buonanotte dolcezza" mormorò aprendole la portiera "stai attenta a non cadere" la prese in giro vedendola scendere dall'auto con passo malfermo.

"Ciao..." rispose lei in trance, sfiorandosi le labbra con le dita.


Nei giorni seguenti Isabella non aveva più cercato Edward temendo che la giudicasse appiccicosa ma, ciò nonostante, non aveva smesso un solo attimo di pensare a lui.
Spesso, durante il giorno, si ritrovava imbambolata a rivivere in slow motion tutte le fasi di quell'unico incredibile bacio che si erano scambiati.
Spesso si svegliava in piena notte sudata ed eccitata, a causa di un sogno erotico con lui come protagonista.
Finito il suo ciclo di lezioni, come promesso, raggiunse Alice e Jessica che si stavano allenando per la gara di discesa libera che si teneva ogni anno a fine stagione.
Cercarono di convincere anche lei a partecipare, ma senza alcun risultato.
"C'è in palio un bel premio in denaro. Potresti risolvere tutti i tuoi problemi"
No, non tutti, pensò Bella.
"Vedremo, ok? Non fatemi pressione, ci penserò".
Aveva iniziato a nevicare e si erano fermate in un rifugio piuttosto affollato per una pausa bombardino, quando videro entrare Edward seguito da Irina.  
La bionda si avvicinò al bancone, cingendo la vita di lui con un braccio, e ordinò un punch al mandarino per sè e una birra per lui.
Parlavano fitto e ridevano.  
Non le avevano viste.
Lei gli stava appiccicata in un modo fastidioso, gli si aggrappava addosso come a rivendicarne il possesso.
Isabella si sentì ribollire il sangue.
La gelosia era qualcosa che aveva già sperimentato, ma mai con una tale violenza e intensità.
Le formicolavano le mani, avrebbe voluto andare lì e staccarle la testa.
La mano di Irina scese sulle natiche di Edward, stringendole senza vergogna.
"Cosa ti dicevo?" farfugliò Alice masticando un boccone di strudel "Lui la lascia fare. Si capisce che sono intimi".
" Se penso che me lo sono fatto anch'io un giro, l'inverno scorso..." mormorò Jessica, persa nei suoi ricordi.
"Tu... cosa ?!?" gracchiò Bella.
" Sì, abbiamo avuto una storia lampo che non è durata nemmeno una settimana. Breve ma intensa" sorrise estasiata "La più bella esperienza di sesso della mia vita. E credetemi se vi dico che quel ragazzo, a letto, è un dio. Il dio del sesso." sospirò.
Bene, pensò Bella, adesso dovrò odiare anche lei.  
"Con Jasper come va?" chiese rivolta ad Alice.
Aveva assolutamente bisogno di cambiare argomento e distrarsi dallo spettacolo disgustoso di Edward e Irina.
"Bene. Purtroppo è tornato alla base di Vicenza. Però ci messaggiamo in continuazione e ci sentiamo al telefono almeno tre volte al giorno." sorrise l'amica, interrotta da un trillo del cellulare "ecco, questo è lui. Mi ha scritto che domani potremo vederci. Ha un ultimo lancio proprio qui nel pomeriggio. È perfetto direi!" gongolò felice.
Improvvisamente Bella fu folgorata da un'idea che, solo una settimana prima, avrebbe giudicato una follia.
"L'ultimo lancio hai detto? Puoi dargli il mio numero e chiedergli se mi può chiamare entro stasera? Ho bisogno di un favore, è molto importante per me."  


Per arrivare a Vicenza aveva dovuto fingere un malore davanti a tutti e alzarsi all'alba..  
Si era accasciata al suolo rovesciando per ripicca una caraffa di caffè bollente proprio addosso a Irina, intenta a sorseggiare il suo succo d'arancia.  
La donna era balzata in piedi urlando per il dolore e sbraitando improperi "Stupida piccola imbranata! Guarda cos'hai combinato! I miei abiti sono tutti macchiati... e mi sono anche spezzata un'unghia!" piagnucolò incurante di Bella che, fingendosi semi svenuta ai suoi piedi, soffocava a stento una risatina di rivalsa.
"La prego di scusarla, è solo una cameriera sbadata. L'avremmo già licenziata se non fossimo a corto di personale. Per punizione provvederà lei stessa a rimborsarle il danno. Le detrarremo i soldi della lavanderia dallo stipendio" intervenne Reneé in tono gelido "e se non bastasse, le rimborserà per intero il valore dei capi".  
Bella capì, amareggiata, che la sua piccola vendetta le sarebbe costata cara.  
Ma ne valeva la pena, si consolò.  
Era sgusciata dall'ingresso posteriore senza farsi vedere.  
Sapeva che tutti la credevano nella sua stanza a riposare e non sarebbero venuti a controllarla fino all'ora di servire la cena e che, nonostante ciò, stava correndo un grosso rischio.
Prese il pullman e poi un treno.  
Scesa alla Stazione di Vicenza, salì su un altro pullman che la scaricò proprio di fronte alla caserma.
Fuori, trovò Jasper che l'aspettava.
"Sei arrivata appena in tempo, stiamo per decollare" la salutò piuttosto teso.
"Quello che mi hai chiesto è irregolare e pericoloso. Lo faccio solo perchè sono il caposquadriglia e perchè me lo ha chiesto Alice " chiarì immediatamente "ti infilerai una divisa e sembrerai una paracadutista dell'esercito americano, così non desteremo sospetti. Dirò a tutti che sei nuova. Cerca di non parlare molto e sii schiva, così non noteranno il tuo accento straniero. Inoltre, voglio avvisarti che dovrai ubbidirmi alla lettera senza fiatare e fare tutto ciò che ti dico. Intesi? "
Bella annuì convinta.  
Voleva lanciarsi col paracadute da un aereo in volo.  
Anche se era la cosa più rischiosa in assoluto che avesse mai fatto, voleva dimostrare prima di tutto a se stessa che poteva superare le proprie paure.  
Poteva farcela.
Seguì le istruzioni di Jasper e tutto filò liscio.  
Lui le impartì alcune regole fondamentali da seguire in fase di lancio e durante la planata, e le mostrò il funzionamento del paracadute.  
"I paracadute sono due, uno di riserva in caso il primo non si aprisse, ma non succede quasi mai" aggiunse, accorgendosi dell'espressione terrorizzata della ragazza "mi raccomando, nervi saldi e niente panico".
Il piccolo aereo militare decollò rombando dalla pista.  
Bella si sentiva tesa ma cercò di non darlo a vedere.  
Al momento del lancio si affacciò guardando nel vuoto.  
Il vento le sferzava il viso e una scarica di adrenalina le percorse le vene.  
"Salta. Ora!" Le ordinò Jasper dietro di lei.  
E lei chiuse gli occhi e saltò.  
Volteggiare sospesi nel nulla era una sensazione esaltante, pazzesca.  
Non aveva mai provato niente di simile.  
Si sentiva viva, si sentiva libera ed eccitata.  
Il primo tratto lo fece stringendo le mani di Jasper, mentre la forza di gravità li risucchiava verso il basso a una velocità spaventosa.
Jasper le fece segno di aprire il paracadute.  
Lei ubbidì tirando la maniglietta e il meccanismo scattò.  
La tela color kaki si gonfiò sopra la sua testa, frenando la caduta.  
Jasper lasciò immediatamente la sua mano per aprire il proprio paracadute.  
Ora scendevano più lentamente, fluttuando nel cielo come bolle di sapone.  
Bella si rilassò ammirando il panorama delle montagne ammantate di neve, che si stendevano sotto di loro.  
Jasper la tratteneva, manovrando a pochi metri di distanza, grazie a una corda che le aveva legato in vita per guidarla nella discesa.  
Al momento di toccare il suolo, Isabella seguì scrupolosamente le direttive, rotolando con grazia sulla neve candida e immacolata.  
Jasper le corse incontro aiutandola a liberarsi dalle cinghie di sicurezza.
"Tutto ok? Ti è piaciuto?" chiese euforico.  
Bella annuì, raggiante.
"Sono fiero di te, sei stata bravissima e molto coraggiosa."  
Dai compagni di lanciò si levarono applausi e qualche fischio di incitamento.
Jessica e Alice, scavalcando la zona cintata, corsero loro incontro.
"Brava Bella, centro perfetto!" si complimentò Jessica.
"Non riesco ancora a credere che tu l'abbia fatto davvero!" esclamò Alice.
Dopo un veloce festeggiamento, a base di birra, si salutarono allegramente.  
I ragazzi tornarono alla base, mentre le tre amiche salirono sulla funivia che le riportò a valle.


La sera stessa, dopo aver servito la cena e rassettato la cucina, Bella si attardò nel preparare i tavoli per la colazione della mattina seguente.
Era quasi mezzanotte quando, salendo le scale per raggiungere la sua camera nel sottotetto, sentì un calpestio e rumori sospetti provenire dal corridoio del secondo piano.  
Si fece coraggio e si avvicinò armata di scopa, nella speranza che non fosse qualche ladro.  
Udì le voci concitate di un uomo e di una donna che bisbigliavano.
"Edward ti prego, un'ultima notte..." implorava la donna con accento russo.
"Irina, te l'ho detto. Non me la sento più di continuare, sono stato onesto con te, avevo messo in chiaro da subito i termini di questa relazione..."
"Lo so, amore, hai ragione. Ma resta, ti prego. Domani devo partire e fino all'anno prossimo non potrò rivederti. Se solo la Russia non fosse così lontana... se il mio lavoro non mi occupasse così tanto da tenemi sempre lontana..." ripeteva lei con voce supplichevole.
"Resta questa notte, come ultimo saluto. Voglio sentirti dentro di me. Voglio portare con me la sensazione di essere stata posseduta da te, di essere stata scopata come si deve. Per ricordarmi che sei stato mio. Fino a quando potrò tornare qui il prossimo inverno".
Bella vide la donna protendersi verso Edward e la riconobbe. Era Irina.  

Lo stomaco di Isabella si contrasse dolorosamente e il suo cuore si congelò.
Lei lo avvinghiò baciandolo con passione e lo trascinò in camera sua.
Bella rimase sulla soglia di quella stanza, ferita e confusa.
Sentì la chiave girare nella toppa.
Cosa stava succedendo là dentro? Forse era meglio non saperlo, tapparsi occhi e orecchie e scappare al piano di sopra.
Invece scivolò contro il muro, accasciandosi con la testa tra le gambe.
Rimase lì un tempo infinito.   
Perchè era entrato in quella stanza?  
Perchè?
Era abbastanza vicina alla porta da sentire i loro gemiti spezzati e il rumore della testiera che sbatteva contro la parete. Ogni affondo di Edward nel corpo di Tanya era una stilettata al cuore di Bella.
Trascorsero due ore prima che la porta si riaprisse.
Bella si ritrasse in un angolo buio per evitare che la vedessero.
Li udì bisbigliare, le loro voci arrochite dal sesso appena consumato.
Li vide scambiarsi gli ultimi, appassionati baci di addio.
Poi lui le passò di fianco con passo affannato, chiudendo la zip dei jeans e tentando di allacciare la camicia sbottonata e sporca di rossetto.  
Correndo giù per le scale si passò una mano nei capelli arruffati, come quando era nervoso.  
Di sè lasciò solo l'aroma della sua pelle, mescolato al profumo di Irina e ad un odore denso e pungente di sesso.

Bella rimase seduta sulla moquette del corridoio, impietrita, annichilita dal dolore e dalla delusione.
Cosa significava tutto questo?  
Davvero il bacio che si erano scambiati qualche sera prima non contava niente per lui?
Si era confidata, fidandosi, aprendogli il suo cuore e le era sembrato che, anche lui ... ma forse si era solo illusa.  
In fondo che ne sapeva lei degli uomini e dei loro giochetti ?  
Lei non aveva esperienza.  
Forse lui voleva solo divertirsi per poi scaricarla appena gli fosse venuta a noia.  
Non faceva lo stesso con tutte le altre?
Doveva smettere di pensare di essere stata speciale.  
Il rombo del motore dell'auto, che si allontanava sgommando, la fece trasalire strappandola ai suoi pensieri.  
Doveva parlargli, decise.  
Non poteva continuare così.  
Se aveva trovato il coraggio di lanciarsi da un aereo in quota, avrebbe trovato anche quello di affrontarlo.


Bella non riuscì a chiudere occhio quella notte.  
Crollò sfinita alle prime luci dell'alba e non si presentò in cucina all'orario in cui doveva prendere servizio.  
Alice corse a svegliarla e la trovò in uno stato pietoso.  
Aveva pianto, era stanca e nervosa.  
Soffriva di continui conati di vomito, pur non avendo ingerito nulla.  
Non era certo in grado di lavorare.  
Appena ne fu al corrente, Reneé salì personalmente in camera sua.
"Cosa ti sei inventata questa volta? Sei una sciocca, un'imbranata e una fannullona. Qui non abbiamo bisogno di fannulloni ma di gente che lavora sodo."
"Sto male..." si lamentò Bella "Non sto fingendo".
"Se non fosse stato per tuo padre, mi sarei sbarazzata di te già da tempo. Sei un peso inutile! Un debito! Ma io non ho più intenzione di tollerare la tua presenza. Sei licenziata. Non sono obbligata a mantenerti, nè a garantirti vitto e alloggio. Entro stasera vedi di raccogliere le tue cose e andartene" concluse impassibile.
"E dove?! Non ho nessun posto dove andare... non puoi, non puoi cacciarmi così su due piedi! Dopo tutto quello che ho fatto! Mi avete sfruttata tutto l'inverno, pagandomi una miseria! Mi sono spezzata la schiena raccogliendo solo le briciole, mentre voi non fate niente tutto il giorno e vi arricchite alle mie spalle! Questo hotel è anche mio, è stato costruito con i soldi di mio padre e mi appartiene di diritto! " urlò Bella fuori di sè.
Reneé la fissò per qualche istante, gelida.
"Vattene" sibilò "vattene, sparisci dalla nostra vita e non provare a rivendicare qualcosa, o te la farò pagare cara".
Isabella la fissò sbigottita mentre usciva dalla porta.  
Poi crollò sul letto, disperata.


Per fortuna Alice trovò la soluzione per i problemi dell'amica.
Al rifugio Goldenknopf avevano bisogno di una nuova barista da affiancare ad Angela, la ragazza che lavorava come stagionale e che era bloccata a casa col morbillo.  
Alice lo aveva saputo e si era precipitata sul posto, per parlare col proprietario Jakob Schwarz, un ragazzone bruno dallo spirito allegro, che accolse con gioia la proposta di assumere Isabella.
La conosceva e sapeva che era in gamba e affidabile.  
Inoltre aveva già una buona esperienza di cucina e servizio ai tavoli, e conosceva bene sia il tedesco che l'inglese.  
"Puoi dire alla tua amica che può iniziare domani. E, se vuole, da questa sera può fermarsi da noi al rifugio. Abbiamo una stanza libera e gliela possiamo affittare a un prezzo di favore. Dille di non preoccuparsi, la paga non sarà un granchè, ma qui siamo pronti ad accoglierla a braccia aperte."
Così Bella fece i bagagli e si trasferì al rifugio sull'Alpe.
"Certo è un po' isolato, specialmente dopo la chiusura degli impianti... per scendere a valle ti servirebbe un gatto delle nevi e qualcuno che sappia guidarlo".
"Non preoccuparti, Alice. Va benissimo. Hai già fatto tanto per me e non so proprio come ringraziarti..."
"Siamo amiche, no?" rispose Alice abbracciandola.
Jakob si disse subito soddisfatto di Bella.  
Dopo un breve addestramento al bancone del bar, era in grado di preparare un buon caffè e di destreggiarsi con la preparazione di vari cocktails, aveva imparato a riconoscere diverse qualità di birra e aiutava il cuoco muovendosi, tra i fornelli e i tavoli, con abilità e competenza.  
La sua bellezza spontanea, la sua simpatia e la sua dolcezza, conquistarono in pochi giorni i clienti del rifugio.
Isabella si sentiva finalmente libera.
Il suo lavoro le piaceva e scherzare con i clienti la metteva di buon umore.  
Mancava solo un tassello per completare il puzzle.  
Uno solo, ma fondamentale.
Entrò quel venerdì mattina, tallonato da una bella bruna sui trentacinque anni.  
Sorrideva annoiato alle battute sciocche di lei.  
Ad un certo punto le si rivolse esasperato   "Carmen, purtroppo domani ho già la giornata impegnata. Se vuoi però, ti posso suggerire un paio di colleghi altrettanto bravi..."  
Dopo uno scambio di battute che Bella non riuscì a cogliere, la donna se ne andò seccata.  
Edward alzò lo sguardo per ordinare e si trovò davanti gli occhi di lei, grandi e profondi.  
E feriti.
"Ciao..." le disse guardandosi attorno "Cosa ci fai qui?"  
"Non l'hai saputo? La mia matrigna mi ha licenziata. E mi ha sbattuta su una strada"
"Come ?!?"
"Ti racconto tutto se ordini qualcosa. Cosa posso portarti?"
"Una cioccolata" mormorò lui fissando i suoi occhi " ma solo se ne prendi una anche tu e ti siedi un po' qui con me. Offro io"
Bella annuì sorridendo.  
Preparò due tazze di cioccolata e si accomodò di fronte ad Edward.  
Lui la fissò incantato e incredulo, mentre lei gli raccontava per filo e per segno del lancio col paracadute e di come la matrigna l'aveva cacciata via senza pietà. " In un primo momento mi sono sentita come se mi fosse crollato il mondo addosso, invece  ora mi rendo conto che mi è stata data una nuova opportunità. Non sono mai stata meglio. Qui nessuno mi tratta più come una schiava" concluse arricciando il naso.  
Edward scoppiò in una risata e lei sentì uno strano calore diffondersi nel suo cuore.  
"Sei incredibile! Davvero, mai avrei creduto che la timida bambolina di porcellana che conoscevo avrebbe tirato fuori le unghie in questo modo! Anche se la bambolina che mi ha baciato non mi è sembrata poi tanto timida" aggiunse con un mezzo sorriso che le fece perdere un battito.
"Ecco... Edward..." pronunciare il suo nome le faceva accellerare il ritmo cardiaco " noi dobbiamo parlare..."
Lui la fissò curioso, corrugando le sopracciglia.  
"Dimmi. Sono qui e sono libero, tutto per te" mormorò con voce roca.
Lei si sentì percorrere da un brivido di eccitazione.  
Strinse il labbro inferiore tra i denti.  
No, non poteva confonderla così.  
Doveva resistere.  
"Quella notte... prima di perdere il lavoro... ti ho visto con Irina. Parlavate in corridoio e poi tu sei entrato nella sua stanza e ci sei rimasto per ore. Non arrabbiarti, non sono qui per farti scenate di gelosia, dato che non ne ho il diritto, ma solo per chiederti che senso ha avuto quel bacio per te. Perchè per me ne ha avuto tanto. Sono vere tutte le storie che raccontano di te? Che, appena puoi, ti infili nei letti delle tue allieve? Che le tue storie durano lo spazio di una notte o di qualche giorno? Che non sai portare avanti una relazione ma ti diverti a cambiare donne continuamente? Come hai potuto baciarmi e poi lasciarmi in quel modo? Avevi il mio numero, perchè non mi hai chiamata?"
"Potevi farlo anche tu..." si difese Edward.
"Mi hai ignorata, dopo quella sera, e hai continuato a portare avanti la tua relazione con Irina. Se quindi davvero non conto niente per te dimmelo ora, e io me ne farò una ragione e andrò avanti per la mia strada. Ti ho aperto il mio cuore come non avevo fatto mai con nessuno. E mi sono illusa. Ma mi rendo conto che non sempre l'amore è corrisposto... e che non sono abbastanza per te. In fondo cosa può farsene un rubacuori come te di una sciocca e ingenua ragazza, per di più vergine..."
Edward le prese una mano tra le sue, interrompendola.
"So io cosa farmene di una come te. Fammi restare qui questa notte e te lo dimostrerò."
Bella si agitò sulla sedia arrossendo fino alle radici dei capelli.
"E smettila di morderti il labbro"  
"Perchè?", mormorò timidamente.
"Perchè mi sto eccitando. E in questo momento ho bisogno di rimanere lucido"
"Oh..."  
"Bella, guardami" disse prendendole il viso tra le mani "E' vero, finora è andata così. Il mio lavoro mi piace. Mi piace il sesso e mi piacciono le donne. Metti tutto assieme e troverai la risposta. Ma sono sempre stato sincero. Loro sapevano, come me, che non era amore ma solo un gioco, un'avventura destinata a durare lo spazio di qualche giorno. Io piacevo a loro e loro piacevano a me, la soddisfazione sessuale, il piacere fisico era tutto quello che cercavamo. Non ne ho mai fatto mistero, non le ho mai illuse con false promesse. Non mi sono mai innamorato davvero. Fino a quando nella mia vita sei entrata tu. Ti sei infilata sotto la mia pelle, scendendo in profondità ogni giorno di più, fino a quando hai raggiunto il mio cuore, mettendo radici profonde. Radici che non sono più in grado di strappare. Ma, quando ho saputo quanto fossi pura e innocente, ho avuto paura di farti del male e mi sono tenuto lontano da te, pensando che mi avresti presto dimenticato"
"Non posso dimenticarti, mi manchi come l'aria. Quando non ci sei mi sento soffocare. Io  non so cosa mi sta succedendo, Edward..."
"È lo stesso per me, Bella. All'inizio volevo corteggiarti, ma in realtà ero titubante perchè non sapevo come comportarmi con te. Tu non sei una ragazza facile da "leggere". E quel bacio... la tua risposta a quel bacio mi ha spiazzato. Mi dispiace che tu mi abbia visto con Irina, mi dispiace di averti fatta soffrire. Quella notte volevo solo dirle addio e chiudere la storia con lei. Poi, forse, avrei trovato il coraggio di venirti a cercare e di scusarmi... mi sei mancata..."
La trafisse col suo sguardo da cerbiatto smarrito.
"Fammi restare con te, Bella. Ti prego"
Bella abbassò lo sguardo, arrossendo fino alla radice dei capelli.
Lui l'attirò a sè e la baciò con passione. Lei si avvinghiò al corpo di lui, infilandogli le dita tra i capelli color del bronzo.
"Mi piacerebbe vedere la tua stanza, solo un'occhiata veloce..." mormorò sulle sue labbra.
"Non hai fame?" Sussurrò lei, tremando di paura e desiderio.
"Ho fame di te" le bisbigliò all'orecchio, strofinandosi poi sulla pelle delicata e sensibile del collo.
Bella stava bruciando. Intensi brividi le correvano lungo la spina dorsale. Non riuscì a trattenere un gemito.
Nessuno mai l'aveva fatta sentire in quel modo. Non avrebbe potuto resistere a lungo a quella dolce tortura. Ma perchè mai resistere? Non avrebbe potuto, più semplicemente, arrendersi? In fondo era adulta e consapevole, inoltre provava per Edward qualcosa che andava ben oltre la semplice attrazione fisica. Lo voleva, e voleva essere sua. Voleva che la sua prima volta fosse con lui. Non voleva pensare ai suoi trascorsi o a un'ipotetica relazione futura. Voleva solo vivere il momento, sentirsi amata, desiderata da lui nello stesso modo in cui lei lo amava e lo desiderava.
"Mi vuoi Bella?" le chiese Edward, affondando lo sguardo nelle sue iridi di cioccolato.
Lei annuì "Sì... ma ho paura. E se poi mi rivelassi un'imbranata? Se poi non ti piacessi?"
"Non dire assurdità, non puoi non piacermi. Mi fai impazzire già così. Non devi aver paura. Ti sei lanciata da un aereo, non puoi aver paura. Devi solo aver fiducia in me, rilassarti e assecondare le sensazioni del tuo corpo. Io sarò il tuo paracadute, piccola".
"Non mi hai più chiamato. Credevo non volessi più vedermi."
"Ti ho dato quest'impressione? Anche tu non mi hai chiamato. Anch'io ho pensato la stessa cosa. Siamo entrambi vittime di un malinteso."
Bella abbassò lo sguardo sulle sue mani, che torturavano nervosamente i lembi della tovaglia.
"Cosa c'e di male? Siamo due adulti consenzienti che provano un sentimento di attrazione reciproca. Questa cosa riguarda solo noi e nessun altro" la incalzò Edward.
Lei lo fissò a lungo. I suoi occhi trasparenti erano caldi e sinceri.
E, in quell'istante, la decisione fu presa. Col cuore in tumulto lo prese per mano, intrecciando le dita alle sue, e lo accompagnò timidamente sino alla propria camera. Edward continuò a baciarla dolcemente mentre iniziava a spogliarla. La pelle di lei era attraversata da brividi elettrici ogni qual volta lui la sfiorava.
Edward si spogliò, lanciando i vestiti sul pavimento, e poi si fermò ad ammirarla, mentre acciambellata al centro del letto si copriva i seni con i lunghi capelli mogano.
"Sei bellissima, perfetta. Non posso credere di essere il primo a farti questo, piccola. Non sai cosa significa per me..." mormorò, accarezzandola con le sue mani di velluto. Lei gemette di piacere. Lui allora le circondò i seni e cominciò a strofinarle i capezzoli con le dita, facendoli inturgidire. Bella gemette più forte. La sensazione pungente di piacere e dolore si diffondeva fino al suo sesso, facendolo pulsare di desiderio. Si stirò allargando le gambe. Sentiva il bisogno che lui la penetrasse, che placasse l'incendio che la stava divorando. Edward invece procedeva con studiata lentezza, attento alle sue reazioni. La fece stendere e le sfilò gli slip di cotone. Continuando a stimolarla con baci e carezze, posò una mano sul suo ginocchio risalendo piano lungo l'interno coscia fino a che raggiunse il centro del suo piacere. Iniziò a massaggiarla sapientemente mentre lei gemeva e si inarcava, pregandolo di non smettere.
"Ti piace piccola? Dov'è la timida Bella adesso?" mormorò con la sua voce di velluto infilandole due dita tra le labbra bagnate. Lei gemette vergognosamente.
"Edward... oddio... morirò..."
"No piccola, non morirai" rispose massaggiandole con vigore il clitoride duro ed eretto.
Vampate di lava incadescente la avvolsero vorticando e, senza più fiato, si abbandonò alle sensazioni sconvolgenti del suo primo orgasmo.
Mentre ancora ansimava, tremando e fluttuando in un magma di piacere liquido,   Edward strofinò la barba leggera sul ventre di lei, coprendolo di baci. Continuò così, risalendo fino ai seni. Le prese un capezzolo turgido e sensibile tra i denti, mordendolo leggermente. Bella urlò inarcandosi, e lui lo risucchiò tra le labbra, torturandolo con la lingua e succhiando avidamente.  
Bella perse ogni inibizione.
Presa da una strana frenesia gli allacciò le gambe intorno ai fianchi spingendolo con i talloni verso di sè.
"Ancora Edward... di più..." ansimò disperata.
"Subito bambina. Ogni tuo desiderio è un ordine" sorrise malizioso.
Veloce si sfilò i boxer posizionando la sua cappella gonfia tra le sue labbra bagnate.
"Sei sicura? Ti farò un po' male"
"Edward! Ti prego!" Urlò Bella dimenandosi sotto di lui.
Con un movimento fluido e deciso scivolò dentro di lei, spingendosi in profondità fino a lacerarla.
Bella si irrigidì, contraendosi dal dolore.
Edward si immobilizzò fissando la sua espressione sofferente.
"Stai bene?" Le chiese preoccupato.
"È tutto ok... mio Dio... come sei grosso..." balbettò, con le lacrime che le pungevano gli occhi.
Edward scoppiò in una risata leggera e sensuale.
"Tesoro, non te l'ho fatto vedere prima per non spaventarti. Fai dei respiri profondi e cerca di distenderti, vedrai che passa subito. Appena va meglio dimmelo, non credo di poter resistere molto così..." le sussurrò continuando a baciale il collo e l'incavo della spalla.
Bella ubbidì, sforzandosi di non pensare a come facesse lui a sapere tutte queste cose. A quante ragazze aveva tolto la verginità?
Il dolore si smorzò, lasciandole un leggero formicolio, unito alla inusuale sensazione dei suoi tessuti interni tesi, dilatati, riempiti. Si sentiva piena di lui, ed era bellissimo.
"Ora va meglio" mormorò.
Con un grugnito Edward cominciò a muoversi, spingendosi fuori e dentro con un ritmo lento e costante.
Il fastidioso pizzicore iniziale diminuì, sostituito da una crescente sensazione di piacere provocata dalla frizione  e dallo sfregamento del membro duro e liscio di Edward contro le sue pareti eccitate.
"Edward..." gemette, spingendo il bacino verso di lui nel tentativo di assecondare le sue spinte.
"Piccola... sei così stretta e calda, cazzo! Essere così... dentro di te... è il paradiso..." ansimò lui, aumentando il ritmo e la profondità delle spinte.
Bella era sconvolta dalle ondate di calore e dai brividi che, dal ventre, si espandevano diramandosi ad ogni cellula del suo corpo. Disperata cercò di lottare per non perdere l'ultimo barlume di lucidità, cercò di regolare il respiro inutilmente. Tutti i suoi sforzi erano vani. Afferrò le natiche di Edward, trafiggendolo con le unghie, spingendolo con violenza dentro di sè. Urlò il suo nome, sentendo divampare il fuoco dell'orgasmo imminente.
"Vieni piccola, non trattenerti, abbandonati... fidati di me, amore..."
E lei si abbandonò inarcandosi e urlando in preda a contrazioni furiose che strizzarono con forza l'erezione pulsante di lui, trascinandolo insieme a lei in un'altra dimensione.
Edward si svuotò nel suo ventre, in lunghi e abbondanti fiotti liberatori.
Rimasero per alcuni minuti così, avvinghiati e sudati, ansimando.
Lui ancora immerso nel corpo caldo e accogliente di Bella, mentre entrambi galleggiavano in una fitta nebbia di benessere e appagamento post orgasmo.
Edward fu il primo a riprendersi.   Si sfilò facendola rabbrividire.
"Cristo..." mormorò "tutto a posto?"
"Io.. sì. Cioè, io non pensavo che fosse così... così... " le si ruppe la voce dall'emozione. Lui la osservò preoccupato. Bella prese un respiro profondo "è stato incredibile... meraviglioso..." e scoppiò in lacrime, abbracciandolo.
"Ehi, ehi... ssshhh piccola" sorrise lui cullandola tra le braccia "è il piacere del sesso. E forse qualcosa di più" aggiunse pensieroso "questo è... fare l'amore".

I due ragazzi continuarono a vedersi nei giorni successivi. Ogni momento libero era buono per stare insieme.
Bella non era mai stata più felice. Il suo cuore traboccava di gioia. Spesso Jakob la sorprendeva a canticchiare durante l'orario di lavoro. La sua allegria e il suo buonumore erano contagiosi e sorpresero tutti, soprattutto Alice e Jessica.
"Spero solo che non finisca per farti soffrire" borbottó Alice, vedendo Edward entrare accompagnato dalla solita allieva arrapata. "Non accadrà" rispose Bella adombrandosi e lanciando un'occhiataccia alla nuova arrivata.
Ma non si sentiva poi così sicura. Lui non le aveva mai detto di amarla, anche se ormai non si dedicava che a lei, non aveva occhi che per lei.
"Tu sei la mia regina" le diceva mentre facevano l'amore. E lei cercava con tutta l'anima di crederci.
Le donne continuavano a ronzargli attorno come api sul miele, nonostante si fosse ormai diffusa la notizia della loro relazione.
Tanya era salita al rifugio minacciandola. "Tu non sei che un capriccio passeggero per lui" aveva sibilato livida in volto "Sei stupida e insignificante! Presto ti lascerà e tornerà da me. Io ho molto di più da offrirgli".
Bella, per la prima volta in vita sua, le aveva tenuto testa "Sei meschina e patetica. Vattene! Non voglio più rivedere né te né tua madre! Per anni mi avete rinchiusa in un collegio che somigliava più a una prigione, dimenticandovi completamente di me... mi avete sfruttata e umiliata, mai un gesto gentile o una parola di conforto... per me siete morte, morte! E stai lontana da Edward!"
"Me la pagherai! Non toccherai mai un solo centesimo dell'eredità di tuo padre, questa è una promessa!" urlò Tanya livida di rabbia.
"Sei una serva e rimarrai sempre una serva!" furono le sue ultime parole, mentre usciva sbattendo la porta.
Bella confidò l'accaduto ad Alice e Angela.
"È invidiosa, Bella. È gelosa di te ed è pazza!"
"Ma i soldi di mio padre... Reneé, quando è morto, ha fatto in modo di impugnare il testamento. Lui aveva lasciato a me la maggior parte dei suoi averi, ma lei ha corrotto il notaio, il quale ha fatto figurare me come erede minoritaria. Aveva le conoscenze e il potere per farlo. Hanno falsificato le volontà testamentarie rovesciandole a loro favore, in modo che a me fosse destinata una rendita cospicua fino al compimento della maggiore età.   A lei, in quanto vedova, sarebbe andato tutto il resto. Era un'ipotesi credibile. Ma Reneé mi voleva fuori dai piedi e non tollerava che potessi vivere in una condizione di relativo benessere. Temeva che un giorno avrei avuto i mezzi e l'intelligenza per intentare una causa e trascinarla in tribunale. Sapeva che avrebbe rischiato di perdere tutto e finire in galera. Quindi mi chiuse in quella specie di monastero per anni, dilapidando il mio piccolo patrimonio. Le rette erano altissime e lei, che era legalmente la mia tutrice, poteva utilizzare i miei soldi per pagarle dato che figuravano spese per la mia istruzione."
"Hai capito che stronza bastarda..." commentò Angela a denti stretti "Non ne avevi mai parlato."
"Non ne ho avuto mai l'occasione. Ma adesso... che altro possono farmi?  Tanya è come sua madre, capricciosa, egoista... mi ha sempre odiata, anche se non le ho mai fatto uno sgarbo in vita mia! Adesso, però, ho qualcosa che lei rivuole ferocemente indietro..."
"Ti riferisci ad Edward?"
"A quanto pare non si è mai rassegnata alla fine del loro rapporto. E ora l'idea che lui stia insieme a me, che mi ami, è qualcosa che non riesce proprio a digerire... Quelle due sono pericolose, Alice. Faranno di tutto per rovinarmi l'esistenza..."
"Potresti partecipare alla gara di discesa libera." azzardò Alice, agitando con noncuranza i cubetti di ghiaccio nel suo bicchiere.
"Risolveresti i tuoi problemi economici almeno in parte, in caso di vincita. E tu ce la puoi fare, ne sono certa!"
"Sei ammattita ?!" sibilò Bella allungandosi oltre il bancone.
"È una soluzione perfetta, invece" si offese l'amica "dovresti ringraziarmi. La gara è tra due giorni e sappi che io e Angela ti abbiamo gia iscritta!"
"Come?!"  
"L'abbiamo fatto per te! Ragiona... vai forte, sei migliorata tantissimo! E ti basterebbe piazzarti tra le prime tre. Ti basta un po' di fiducia in te stessa... tira fuori la grinta una volta tanto! In palio ci sono premi in denaro piuttosto consistenti. Ti permettebbero di proseguire l'università, o di pagare un legale e riprenderti la tua eredità. Cosa ne dici?" concluse Angela speranzosa.
Bella si accasciò sullo sgabello strofinandosi gli occhi stanchi.
"Dico che siete matte" replicò sconfitta "Ma dico anche che, forse, in parte avete ragione. Quei soldi mi farebbero davvero comodo. Il problema è un altro: è vero, mi sento piú sicura, più sciolta, riesco finalmente a controllare bene gli sci. Ma non basta. Mi manca la tecnica, non ho esperienza di competizioni sportive..."
"Bella, smettila. Smettila di cercare scuse inutili. È una gara per principianti o quasi. Sono tutte al tuo livello e anche peggio. Parteciperai sì o no?" la sollecitò Alice.
"Va bene, hai vinto. Ma Edward non deve saperlo fino all'ultimo. Mi obbligherebbe ad allenarmi di notte!"
Scoppiarono tutte e tre a ridere.
Alice saltellava e lanciava gridolini di gioia.
Angela girò attorno al bancone precipitandosi ad abbracciare l'amica.
"Non te ne pentirai!" la rassicurò.
"Lo spero..."

La mattina della gara Bella era agitatissima. Non aveva detto nulla a Edward, fino alla sera prima.
"E' fantastico!" gridò abbracciandola con entusiasmo.
"Non avevo osato proportelo perchè so che sei un po'... insicura, quando si tratta di affrontare prove del genere..."  
"Ora non più" precisò lei sorridendo.
"Cosa ti ha fatto cambiare idea, se posso?"  
"Diverse cose. Molti fatti accaduti negli ultimi mesi, nuove esperienze..." ammicò accarezzandogli la nuca "e ho avuto modo di riflettere. Sul passato, presente e futuro. Ora ho le idee più chiare su come voglio essere e su come voglio che sia il mio futuro. Sono pronta a combattere con le unghie per ottenerlo."
Edward la fissò per un istante, spalancando gli occhi incredulo.
"Dici sul serio? Sono esterrefatto! Mai avrei pensato di sentire parole simili uscire dalle tue labbra..."
Le sfiorò la bocca con la sua.
"Così sensuali...così provocanti"  
La strinse a sè con passione, intensificando il bacio sino a strapparle un gemito.
Anche quella sera fecero l'amore fino a notte fonda, addormentandosi abbracciati alle prime luci dell'alba.
Bella scattò in piedi al suono acuto e fastidioso della sveglia, col cuore in gola.
"Edward!" lo chiamò scuotendolo con violenza "svegliati... accidenti! Arriveremo in ritardo!"
Si prepararono di corsa e giunsero sul posto trafelati e sudati.
Bella era esausta.
"Cosa hai fatto questa notte invece di dormire? " l'apostrofò Alice severa, non appena vide i suoi occhi gonfi e le occhiaie marcate.
Edward ridacchiò, lanciando a Bella un'occhiata maliziosa che la fece avvampare.
"Non c'è niente da ridere!" lo riprese, mentre afferrava l'amica per un braccio trascinandola ai cancelletti di partenza.
"Mi meraviglio di te! Proprio tu! Dovresti sapere che il riposo è fondamentale per affrontare nel migliore dei modi una gara! Guarda come me l'hai ridotta! Sei un irresponsabile! "   continuò a sgridarlo.
"Hai ragione, forse mi sono fatto prendere la mano... forse abbiamo un po' esagerato. Mi dispiace, ok? È che quando sto con lei io perdo la cognizione del tempo... in realtà perdo quasi totalmente la ragione"
"Per una notte potevi anche tenerlo nei pantaloni e lasciarla dormire tranquilla, per il suo bene un piccolo sacrificio potevi farlo, no?"  
"Ehi! Come ti permetti?!" Si alterò Edward.
"Smettetela di litigare, vi prego!" li interruppe Bella esasperata.
"Edward, ho bisogno di concentrazione. Aspettami al traguardo, ok?" lo cinse al collo, salutandolo con un bacio veloce.
"E tu Alice, aiutami ad agganciare gli sci... Non so, gli attacchi mi sembrano strani..."
"Li ho fatti controllare ieri sera, sono a posto" borbottò Alice.
"Va bene, sarà la stanchezza..."

Biiiip !!!
Al segnale, Isabella si lanciò giú a tutta velocità cercando di focalizzare il percorso.
Le tempie le martellavano a causa di un feroce mal di testa.
Alice l'aveva stressata per un tempo che le era parso interminabile.
Finalmente, quando mancavano due ragazze prima di lei, era corsa via raggiungendo gli altri alla partenza.
Nonostante la tensione sfrecció sulla pista con grazia e scioltezza, determinata a vincere.
Quei soldi le servivano per rimettere ordine nella sua vita, per riprendersi la possibilità di un futuro, per realizzare il suo sogno di laurearsi e, infine, per riprendersi il patrimonio che il padre aveva accumulato col sudore della fronte, e che le era stato sottratto con l'inganno.
Il fondo della pista era rovinato e reso difficile dall'imminente disgelo primaverile, per cui lastre di ghiaccio si alternavano a tratti con neve molle e sfatta, cunette e dossi.
Per Bella diventava sempre più difficile mantenere la sciata fluida.  
Cercò di rammentare gli insegnamenti di Edward "cerca di non irrigidirti. Stai morbida. Devi tenere la linea di discesa che hai deciso, senza farti condizionare dal terreno. L'importante è sciare ben impostati, convinti e decisi"
Giunse a pochi metri dalla fine con un ottimo tempo e l'adrenalina a mille.
Ma, proprio pochi secondi prima di tagliare il traguardo, le si sganciarono improvvisamente entrambi gli sci, senza alcun motivo apparente.
Bella avrebbe potuto andare in panico, la velocità che aveva guadagnato era davvero impressionante.
Invece, mostrando un'incredibile lucidità e sangue freddo, gettò le racchette si accucciò afferrando con le mani gli attacchi.
Questa manovra insolita le impedì di cadere rovinosamente proprio a un passo dalla vittoria.
Il cronometro a sensore fece appena in tempo a rilevare e registrarne il tempo, quando perse l'equilibrio e, non riuscendo a frenare, andò a schiantarsi a tutta velocità contro le barriere di protezione.

Edward e gli amici le corsero accanto trafelati.  
"Bella, Bella! Oddio..."  
"È viva?"
"Amore, rispondi ti prego!"
Le voci concitate le arrivarono confuse, interrotte da quelle autorevoli dei soccorritori.
"Spostatevi, lasciatela respirare. Non toccatela, potrebbe aver riportato delle lesioni gravi."
I medici la caricarono sulla barella e svenne.

"Ahhh... brucia!" si lamentò risvegliandosi.
"Bella! Stai bene?" le chiese subito Edward, stringendole una mano.
"Devi esserti rotta qualche costola" disse Alice "e probabilmente un braccio. Appena arriviamo in ospedale ti faranno una lastra. Ma cos'è successo?"
"Gli sci... si sono sganciati in contemporanea come se si fossero allentati gli attacchi... non capisco..." spiegò con fatica, cercando di tenere a bada il dolore.
"Li abbiamo controllati, sono stati manomessi. Qualcuno deve essersi introdotto non visto nel deposito, ha aperto l'armadietto e sabotato gli sci. Ma perchè?"  
"Tanya..." mormorò Bella prima di svenire di nuovo.

CIRCA UN ANNO DOPO

Driiiin! Driiin!
Bella sollevò il ricevitore "pronto? Hotel Fata dei Boschi."
"Buongiorno signorina. Sono Irina Dobrovska, una vostra cliente fissa. Soggiorno da voi tutti gli anni. Vorrei prenotare una stanza per il periodo..."
" Sono spiacente signora Dobrovska. La gestione dell'hotel è cambiata e siamo al completo. Per lei saremo sempre al completo. E nemmeno il suo maestro di sci è più disponibile, quindi le consiglio di cambiare hotel e, possibilmente, anche comprensorio".
"Ma lei chi è ?! Come si permette?! Mi faccia parlare con la Direzione!"
"Sono io la Direzione. E sono anche la moglie di Edward, non so se mi spiego. Addio!"   concluse sbattendole la cornetta in faccia.
Sorrise compiaciuta, accarezzandosi il ventre.
Quella mattina il medico le aveva dato la conferma che sperava.
Aspettava un bambino.
Si era commossa fino alle lacrime, ascoltando i battiti del suo piccolo cuore.
Voleva dare la notizia ad Edward quella sera stessa.
Si erano sposati sul finir dell'estate e avevano trascorso una meravigliosa luna di miele ai tropici.
Bella non avrebbe mai immaginato di poter essere più felice.
La sua vita si era trasformata in una favola.  
E somigliava tanto alla favola di Cenerentola.
"Allora è vero che a volte i sogni si avverano" aveva sussurrato ad Edward abbracciandolo, mentre osservavano insieme il disco infuocato del sole calarsi nel mare.
Appena dimessa dall'ospedale si era precipitata a riscuotere il primo premio della gara che le era quasi costata la vita.
Grazie a quel denaro aveva immediatamente avviato le pratiche legali per riappropriarsi dell'eredità del padre.  
Tanya nel frattempo era stata accusata di tentato omicidio e lesioni aggravate.
Infatti, durante le indagini, erano state trovate le sue impronte sull'armadietto. Aveva un movente e dei testimoni che avevano assistito al suo litigio con Bella.   Tutto ciò provava, senza ombra di dubbio, che era lei la responsabile dell'incidente occorso a Bella.
Qualche mese dopo  la madre l'aveva raggiunta in carcere.
Entrambe erano state condannate per appropriazione indebita quando era saltata fuori la tresca con l'avvocato di Reneé, che aveva privato Bella dei soldi del padre.
Così alla fine Bella era tornata in possesso dell'intero patrimonio, incluso l'hotel, che ora gestiva coadiuvata da Alice.
Quando si recava a Bolzano per seguire le lezioni all'università, o per dare qualche esame, era Alice che se ne occupava.
Edward, dal canto suo, si era liberato dalla schiera di ammiratrici, che sgomitavano per prenotare una lezione con lui, e ora seguiva i corsi collettivi dei bambini. Adorava i suoi piccoli allievi, il loro entusiasmo sincero e i loro rapidi progressi lo riempivano di orgoglio. Certo, alla fine della giornata si ritrovava sempre a dover affrontare una schiera di mamme, infatuate dall'affascinante giovane istruttore dei loro figli.   Ma era una situazione che riusciva a gestire benissimo.  

Bella si preparò con calma, aveva tutto il pomeriggio.  
Dopo un lungo bagno rilassante si truccò con attenzione, scegliendo tonalità naturali e non troppo accentuate.  
Poi, facendosi aiutare da Jessica, raccolse i suoi lunghi capelli in uno chignon, lasciando scendere alcune ciocche di boccoli a incorniciarle il viso.  
Si limò le unghie e vi diede una passata di smalto rosso rubino.  
Infine indossò un lungo abito da sera di raso rosso e pizzo, trattenuto sulle spalle da due lacci sottili e con una profonda scollatura sulla schiena, abbinato a un bracciale e a un girocollo di rubini.  
Quella sera non avrebbero cenato a casa.
Aveva dato appuntamento ad Edward nel loro ristorante, quello che aveva fatto da sfondo a molti dei loro momenti speciali.
Il loro primo appuntamento, la sera in cui lui l'aveva baciata per la prima volta.
La cena durante la quale le aveva chiesto di sposarlo.
E ora, era lì che voleva annunciargli che presto sarebbe diventato papà.
Si infilò le scarpe col tacco e il pellicciotto di volpe bianca, rigorosamente ecologico, salutò le amiche e uscì sorridendo nella gelida notte invernale.

"Allora, a cosa devo tutto ciò?" chiese Edward osservando il vino che il cameriere del locale gli aveva appena versato nel bicchiere.
"Non vuoi ordinare, prima?" gli rispose lei sistemandosi il tovagliolo in grembo.
"Preferirei di no. Toglimi la curiosità. C'è qualcosa da festeggiare?"
"Veramente è così" comiciò lei imbarazzata "ecco io... non so come dirtelo. Oggi sono andata dal dottor Weiber."
"Il padre di Angela? Il tuo ginecologo?" chiese lui corrucciandosi.
"Sì... ma stai tranquillo. Va tutto bene."
"E allora? Non capisco."  
Bella si chinò ed estrasse un pacchettino azzurro.
"Tieni. È per te" mormorò porgendolo ad Edward.
Lui la fissò sempre più confuso.
"Per me? Perchè?"
"Aprilo, ti prego" disse lei, torcendosi nervosamente le dita.
Edward ubbidì perplesso, liberando dalla carta da pacco una collanina di caucciù dalla quale penzolava un ciuccio in argento.
"Cosa..." esclamò mentre sul suo viso, dapprima meravigliato, passavano tutta una serie di emozioni.
Confusione, dubbio, incredulità, gioia.
"Aspetti un bambino?" chiese alla moglie con un filo di voce, mentre un sorriso luminoso gli nasceva sulle labbra.
Lei annuì sollevata.
"Io... ero preoccupata di come l'avresti presa... insomma, ci siamo appena sposati... e molti ci hanno criticato dicendo che eravamo stati troppo frettolosi... non pensi che stia succedendo tutto troppo in fretta?"
"Stai scherzando? Mi stai dando la più bella notizia che potessi mai aspettarmi. Un bambino... chi se ne frega di quello che pensa la gente, io sono così felice, amore!"
La prese tra le braccia baciandola con infinita dolcezza, incurante degli altri commensali che li stavano osservando.
"Andiamo a casa" le sussurrò baciandole il collo.
"Ma Edward... non abbiamo ancora cenato..." protesto lei debolmente, cercando di trattenersi dal gemere di fronte a tutti.
"Non ho più fame. Non quel genere di fame, almeno" rispose lui sottovoce, strusciandosi contro il ventre di lei per farle sentire la sua erezione, già consistente.
"Voglio andare a casa e fare l'amore con la mia splendida mogliettina. Ne ho bisogno. Subito"
E prendendola per mano la trascinò fuori dal locale, fino alla loro casa dove tornarono ad occuparsi della loro felicità.


26 commenti:

  1. Allora...che dire....Brava!
    Brava
    Brava!
    C'è un mix di cose qui dentro...esplosive. Mi è piaciuta molto, la rileggerò ancora (come tutte le altre) per approfondire meglio il mio pensiero e per decidere chi votare ma...brava. Quando ho letto il titolo non mi aspettavo una cosa del genere e mi hai piacevolmente sopresa! Sono davvero felice che tu abbia partecipato, chiunque tu sia (mannaggia a sta frase che devo riscrivere sempre...uff) perchè è davvero una bella storia.
    Complimenti!
    Alyfa

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  2. L'ho letta con piacere crescente e devo dire che non mi ha deluso in nessuna sua parte. Completa e scritta con cura ( e tempo) è scorrevole e chiara e spiega dettagliatamente tutto ciò che accade, senza tralasciare nulla , ma senza dilungarsi troppo in dettagli a volte superflui. Un finale da favola .... per la mia prima Cenerentola delle nevi. Ottimo lavoro! (I maestri di sci..mmhhh)...:)

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  3. Eh si.......veramente brava.......complimenti!!!
    Una storia dolcissima, con un finale bellissimo ma piena d'insegnamenti dove vediamo una piccola Bella crescere e riprendere in mano la sua vita.
    Un Bacio e grazie

    JB

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  4. Poteva non piacermi questa "favola" moderna che ricalca a grandi linee quella classica? Assolutamente no... anche perché Cenerentola è una delle mie favole preferite... solo che per me il principe azzurro non è passato manco per niente :P
    Bella... ben scritta... coinvolgente e con quel pizzico di suspance che non guasta assolutamente... e forse forse ho capito chi sei...
    M'è piaciuta moltissimo ma per un'inguaribile romantica come me non poteva essere altrimenti...

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  5. Concordo con le altre ragazze! E' proprio una favola e molto, molto ben scritta. Sembrerebbe che sia Edward a darle il coraggio per fare quello che lei deve, ma in realtà è tutta roba sua, fa tutto lei fin dall'inizio quindi la coraggiosa è davvero lei.
    Non so se sono malata o cosa, ma la scena di Edward che tromba Irina e lei è lì fuori mi è piaciuta da morì! hahaahahahahahah!! Eh... che vuoi fare... è il fascino della perversione che instilla Edward da sempre!
    Grazie per aver partecipato e in bocca al lupo!
    -Sparv-

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  6. ciao!!
    questa è proprio una favola moderna di cenerentola e l'ambientazione tra le nevi la rende ancora più diversa dall'originale. Ho apprezzato la trasposizione di ogni personaggio dal classico al moderno e immagino Alice come una delle topine che aiutano cenerentola nella creazione del vestito xD
    la scena di Edward che si fa Irina con Bella che ascolta tutto mi ha inquietata molto e allo stesso tempo l'ho trovata molto accattivante! Edward donnaiolo che scappa quando scopre della purezza di Bella lo avrei volentieri ucciso, sappilo! si è rivalutato solo verso la fine xD Sei la seconda autrice che leggo che sottolinea questo problema di un Edward esperto che scappa alla prospettiva di essere il primo per una Bella totalmente inesperta; quando il concorso finirà e sapremo le vostre identità dovremo affrontare sta questione xD solo io ho conosciuto maschi che non vedevano l'ora di beccarne una ancora illibata? xD scusa, piccola digressione ;)
    tornando alla OS forse un po' di corsa verso la fine ma ho apprezzato la ripicca di Bella su quella bagascia attempata e il tono alquanto fiabesco con elementi come la gara con un cospicuo premio in regalo che si presenta proprio come la pentola magica donata dagli elfi ;)
    Brava
    ami

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  7. Bella questa favola moderna, molto accattivante, scritta bene e completa in tutto.
    E' stato bello il progredire del loro rapporto, non è stato per niente affrettato e poi hanno vissuto tutto con tenerezza.
    La rinascita di Bella mi ha fatto saltare di gioia. Io odio le ingiustizie e i sopprusi e la rivincita che si è presa con quelle due streghe è stata meravigliosa. Forse Edward, il conoscerlo e l'approfondire il rapporto con lui, le ha dato la spinta necessaria a portare avanti i suoi propositi, ma è stata lei a compiere il passo in piena autonomia e questo ha resto il tutto ancora migliore.
    La fine poi è stata spassosissima col rifiuto di Bella di ospitare la zoccola.
    Complimenti.

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  8. Una storia molto bella,insegna che dentro di noi c'è una grande forza che ci può portare a qualunque risultato.Brava!Paola P.

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  9. Proprio una favola!
    Quelle due megere proprio intollerabili!
    Bella sembra fragile ma non lo è anzi...forse Edward e stata la miccia per farla 'scoppiare'

    Romantica!

    Brava!
    Monica

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  10. E' veramente la versione moderna di Cenerentola.
    Una fiaba che fa sognare.
    A parte un piccolo errore di persona quando Irina ed Edward sono a letto insieme (lei ad un certo punto diventa Tania), l'ho trovata una storia dolce e romantica.
    Lei è riuscita ad affrontare le sue paure ed a superarle e questo l'ha portata alla realizzazione dei suoi sogni!

    Brava!!!

    Samu

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  11. Molto bella e scritta bene :) questa os è una favola moderna di una Bella-Cenerentola che, dopo molti soprusi ed umiliazioni da parte della matrigna e della sorellastra, finalmente tira fuori gli artigli e si fa valere, prendendosi la sua rivincita e facendola pagare alle due maledette!
    Grazie anche alle sue amiche ed a Edward che le sono stati accanto :).
    E ovviamente non poteva mancare il lieto fine ;)!

    Nulla cambierei in questa os ;) è perfetta così com'è!
    Bravissima!

    Grazie per la condivisione :)!
    Un bacio ♥!

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  12. Questa OS è bellissima!
    La storia somigliante a cenerentola secondo me è stata molto azzeccata. Mi è piaciuta molto, mai letto niente del genere! Brava! Questo cambiamento di questa Bella timida e riservata è stato così aggraziato...una meraviglia. La storia è scritta molto bene, mi sentivo lì insieme ai personaggi!
    Complimentissimi!

    Roby <3

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  13. Ma è stupenda !!! Convolgente, piena di fascino e sensuale senza cadere nello spinto. Un piccolo gioiellino ben scritto ed equilibratissimo nel mischiare parti hot, d'avventura, di mistero e da "favola". Bravissima !!!!!!!!!!
    Luisa

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  14. Una bellissima e romanticissima favola moderna! Brava, mi hai fatto sognare!
    Stefania Rossi

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  15. Bella questa storia di Cenerentola moderna :-)
    E Edward istruttore di sci è sexy :-) molto sexy :-)
    Bello l'intreccio e il cambiamento di Bella da ragazzina insicura a donna con le palle :-)
    Bravissima!!!

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  16. Una favola dei giorni nostri scritta benissimo e ricca di particolari. Ad un certo punto non sapevo se potermi fidare delle parole di Edward dato il suo comportamento un po' ambiguo ma, come in tutte le fiabe che si rispettino, il "principe azzurro" ha mostrato, infine, il suo cuore e ci ha regalato un finale romanticissimo. Grazie per questa bella storia.

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  17. Ogni tanto abbiamo bisogno di credere che le favole possano vivere anche ai giorni nostri e non solo in c'era una volta. E tu sei riuscita benissimo in questo. Brava!

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  18. ciao, mi sono molto rispecchiata in questa Bella e la tua shot e' semplicemente stupenda

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  19. Una Cenerentola moderna che come quella più classica della Disney fa sognare! Molto romantica e trovo molto interessante il personaggio di Bella per la sua evoluzione caratteriale. Si legge veramente bene e qui il vissero per sempre felici e contenti ci stà tutto! Brava

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  20. Che meravigliosa favola questa storia!!!
    Una Cenerentola così sottomessa e umile che per amore impara a tirar fuori le unghie e si prende ciò che desidera! Il personaggio sicuramente meno accattivante è Edward che sembra un po' un salame ma... A me il salame piace e quindi....!!! Brave l'insicura Cenerella e questa attenta autrice!!!

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  21. Wow, beh che dire, complimenti!
    Mi piace molto la storia, beh sai, sono la classica romanticona che sogna la favola, cenerentola. I luoghi di qui parli li conosco anche molto da vicino, per cui questa storia mi piace anche di più.

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  22. Ciao mi sono proprio innamorata della tua storia. Vale: 3 PUNTI meritatissimi

    Luisa

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  23. Riprovo!! Mi ha cancellato il commento che avevo scritto ... maledetto blogger!!! In sintesi .. dicevo che è un racconto scritto molto bene (uno dei migliori da questo punto di vista), curato nei dettagli e dalla trama sviluppata in modo completo. Quindi molto brava! Come tutte le favole è dotata di personaggi cattivissimi, di magie (lo sci) e di lieto fine! Grazie di avere partecipato e di avere condiviso con noi la tua bella tenera storia!! Cristina

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  24. Una favola moderna!!! Mi è piaciuto il fatto che nulla venisse tralasciato, nonostante fosse una OS
    BRAVA

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  25. Bellissima fiaba!!! Mi è piaciuto come l'hai sviluppata e come hai lavorato bene sul personaggio di Bella.
    Complimenti,
    Aleuname

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