FIFTY SHADES OF FF - 2ND CONTEST

FIFTY SHADES OF FF - 2ND CONTEST

lunedì 9 giugno 2014

LE DUE REGINE DI CUORI




Le due regine di cuori


5 giorni prima

Era una tiepida giornata di fine Aprile quando Edward vestito con il suo completo migliore e una ventiquattr'ore che lo faceva molto uomo d'affari, entrò nella hall della banca.
Non era un posto che visitava volentieri, anzi lo detestava proprio. Ogni volta che doveva recarsi lì sentiva il cuore salirgli in gola e lo stomaco stringersi in una morsa dolorosa.
In silenzio senza essere notato da nessuno si diresse verso l'ufficio del direttore. Era atteso e anche se si era presentato con dieci minuti d'anticipo rispetto all'orario convenuto, l'impiegato lo fece entrare con un sorriso. Sorriso che lui provò a ricambiare anche se ne uscì poco più di una smorfia.
Era troppo nervoso e teso, troppo preoccupato, per rispondere a quella fasulla cordialità.
“Buongiorno signor Cullen” lo accolse il direttore con un sorriso aperto e cordiale.
“Buongiorno Direttore” rispose Edward cercando di calmarsi, obbligandosi a mettersi sul volto un sorriso e una maschera di circostanza. Non poteva certo permettersi di fare il maleducato dal momento che il Direttore un certo Mark Newton lo teneva per le palle.
“Sono contento che sia riuscito a passare Signor Cullen. Come immagino saprà benissimo, è in ritardo con il pagamento delle ultime tre rate mensili del mutuo.” iniziò a spiegargli il direttore sedendosi e guardando il suo cliente con occhi duri e avidi. Sentiva già il gusto dei soldi sulla lingua, pregustava già il sapore della vittoria. Lo aveva messo alle strette. Sapeva che se Edward non avesse pagato subito, avrebbe potuto requisire l'intera proprietà e sapeva da fonti certe che lui era senza il becco di un quattrino. Li aveva finiti. Terminati. Era sull'orlo della bancarotta e del fallimento.
“Lo so” ammise Edward umettandosi le labbra e ingoiando a vuoto. Lui invece sentiva il gusto della cenere e della paura in bocca, l'amaro della possibile sconfitta “E sono qua per questo” aggiunse sorridendo e appellandosi al suo sangue freddo.
Il direttore gli sorrise poi lo invitò con una mano a proseguire. “Sono venuto a chiederle un po' di tempo. Qualche giorno di dilazione” soffio fuori Edward tutto d'un fiato, incrociando le dita della mano nascosta dentro la tasca. Non aveva altra speranza, altra possibilità di salvare la sua proprietà.
Il direttore lo fissò un attimo, poi si passò la mano sulla bocca facendola scivolare sul mento dopo essersi tirato le labbra, lo sguardo assente perso nei pensieri fino a che iniziò a sorridergli sedendosi più dritto come se la sedia fosse diventata all'improvviso un trono di rovi. “Mi spiace signor Cullen. Lei è già molto in ritardo. Non posso concederle ulteriori dilazioni, non posso purtroppo chiudere un occhio sulla sua situazione debitoria. Speravo si presentasse oggi con le rate ormai scadute”
Edward, al sentire le sue parole, iniziò a sudare freddo mentre la paura di perdere tutto quello che possedeva e a cui aveva dedicato la sua vita e il suo impegno, penetrava lenta e inesorabile nel suo cuore. Ma nonostante tutto cercò di mettersi dritto, di tenere testa a quell'avvoltoio in giacca e cravatta che stava già pregustandosi di banchettare con il cadavere della sua fattoria.
“Ho avuto dei problemi purtroppo” iniziò a parlare ingoiando un po' di saliva per mantenere la voce pastosa e fluida “so di essere in ritardo con le rate così come so che avrei dovuto portare con me i soldi, ma vede sono certo che lei mi concederà ugualmente ancora una settimana ” affermò prendendo una sigaretta dal pacchetto e portandosela alle labbra per dimostrare una sicurezza che non aveva “Posso?” chiese educatamente mentre cercava di tenere salde le mani che tremavano leggermente aspettando la risposta da quel pescecane tutto sorrisi.
Il direttore annui e gli porse il bellissimo portacenere di vetro di Murano, posato sulla scrivania “Non capisco da dove le venga questa sicurezza di ottenere una dilazione che non le spetta” affermò con un sorrisetto ironico ma tuttavia incuriosito dal suo atteggiamento. Era abituato a vedere gente che piangeva, che pregava, che si umiliava pur di ottenere una piccola dilazione, ma lui invece...
“Dal fatto che se non mi concederà una settimana, quello che rileverà da me sarà solo fumo e cenere” affermò Edward senza un tentennamento guardandolo con gli occhi duri e spietati mentre iniziava a frugare nelle tasche alla ricerca di un accendino. Stava bluffando, e lo sapeva benissimo, non avrebbe mai avuto il coraggio di bruciare la proprietà ereditata dal padre, ma il direttore sussultò ugualmente sorpreso nel fissare quegli occhi verdi, profondi e decisi. Occhi che non facevano presumere nessun ripensamento o bugia.
“E se non pagherà neanche alla fine della prossima settimana?” gli chiese adesso scosso dalle parole del suo interlocutore, mentre gli passava l'accendino d'oro che aveva posato sulla scrivania.
“Le cederò la mia azienda... intatta” rispose Edward accendendosi la sigaretta e aspirando il fumo che usciva azzurrognolo.
Il Direttore lo guardò un attimo. Vedeva la sicurezza che Edward stava ostentando ma dopo tanti anni sapeva riconoscere dietro a piccoli segnali la disperazione incombente. Il leggero tremito delle mani, gli occhi leggermente spiritati, i capelli arruffati da troppe passate con le dita. E non ebbe dubbi. Il signor Edward Cullen era pronto a fare ciò che aveva promesso.
“Benissimo. Una settimana ma non di più. Martedì prossimo mi porterà qua i quindicimila dollari che ci deve oppure la sua fattoria passerà alla mia banca, intatta e completa di tutti gli animali.”
Edward annui sollevato. Il fumo gli andò quasi di traverso mentre riprendeva a respirare. Aveva ottenuto una settimana di tempo e sapeva di avere due assi di denari nella manica. Anzi due regine di cuori, che avrebbero deciso del suo e del loro destino.


Oggi, Domenica alle tre del pomeriggio

Erano passati cinque giorni dall'incontro con il direttore quando Edward entrò nel grande stadio guardandosi intorno affascinato. Era gremito di persone di tutti i tipi e di tutti i generi. C'erano intere famiglie con i bambini al seguito, coppie di fidanzati o di attempati signori che si tenevano per mano come ragazzini, gruppi di amici che parlavano o leggevano commentando il giornale alla pagina delle quotazioni sportive. Ma soprattutto c'erano gli scommettitori accaniti che si affrettavano a piazzare le loro giocate con l'ansia e la paura di perdere tutto, ma con quel bisogno che era ormai diventato una droga.
Forse sarebbe stato il modo più semplice, pensò Edward, il più veloce e anche il più sicuro. Ma lui non era così, non era capace di vivere in quel modo. La paura di finire come suo padre lo aveva frenato da sempre e gli impediva di avvicinarsi al mondo del gioco d'azzardo e alle tentazioni delle scommesse. Lui i soldi se li sarebbe sempre guadagnati o perlomeno Lei glieli avrebbe fatti guadagnare. Lei era l'unica che avrebbe potuto salvarlo.
E tutto dipendeva dalla giornata di oggi, dal risultato che avrebbe ottenuto.
Edward era nervoso, preoccupato, terrorizzato e nello stesso tempo eccitato.
In un certo senso si stava giocando tutto, le sue due regine di cuori erano l'unica speranza che gli rimaneva per portare i soldi pattuiti al direttore prima del martedì seguente.
In silenzio si andò ad accomodare in uno spalto abbastanza basso e ben posizionato dove avrebbe potuto assistere alla gara con tutta tranquillità. Con gesti meticolosi ma nervosi si accese un altra sigaretta mentre lei faceva il suo ingresso. Belle!
Ogni speranza era riposta in lei e nella sua fida compagna.
Piano piano lei e si suoi rivali iniziarono a sfilare sotto gli occhi attenti ed eccitati degli spettatori. Erano una gran bella varietà sebbene fossero tutti vistosamente nervosi. Edward li scrutò attentamente, conosceva ogni nome, ogni storia personale e sapeva chi avrebbe potuto essere un pericolo e chi no. Belle entrò fra gli ultimi. Era alta e slanciata, una forza della natura, una bellezza senza tempo ma anche senza alcuna particolarità evidente.
Avrebbe potuto passare per essere un cavallo normale, ma non lo era. Tutta di un marrone banale con la coda e la criniera più chiara aveva però una forza inaspettata. Assieme alla sua fantina Isabella aveva già vinto tre gare e si era piazzata seconda in altre due. Era la favorita e se avesse vinto il premio di ventimila dollari tagliando il traguardo per prima, Edward avrebbe saldato il debito con la banca e si sarebbe tenuto la fattoria con la sua Belle e gli altri dipendenti compreso la riservata e schiva fantina Isabella che aveva portato tante soddisfazioni ad Edward montando la sua cavalla preferita.

I cavalli entrarono nitrendo e scalciando e sotto gli ordini dei fantini imperturbabili in apparenza si sistemarono nelle gabbie di partenza fino a quando lo sparò segnò l'inizio della gara.
Edward nel sentire quel rumore forte e sordo schiuse gli occhi rivolgendo una breve preghiera a tutti i santi che conosceva.
Belle correva con una grazia inconfondibile. Le lunghe zampe si distendevano mangiando il terreno mentre sembrava volare sulla pista inarrestabile. Isabella accucciata su di lei sembrava un minuscolo puntino colorato che al contrario degli altri non portava il frustino.
Fra lei e la cavalla si era instaurato un legame particolare, fatto di fiducia e rispetto. La stessa fiducia e rispetto che Edward provava per le sue ragazze, come amava definirle entrambe quando si allenavano.
Erano già al terzo giro e Belle era al secondo posto dietro a un cavallo possente dal pelo rossiccio, ma Edward sapeva che la cavalla non aveva ancora dato tutto. Isabella la stava trattenendo per l'ultima parte della pista quando Belle avrebbe allungato bruciando il maschio ormai giunto allo stremo delle forze.
Il cuore di Edward batteva forte fino a quando non si fermò del tutto.
I suo occhi si chiusero e poi si riaprirono. Si chiusero nuovamente e poi si aprirono di scatto increduli. Non voleva vedere, non poteva credere a ciò che stava fissando inorridito.
Belle era per terra.
La superba cavalla si era inciampata crollando rovinosamente per terra e facendo volare, per fortuna, la sua fantina lontano.
Edward trattenne il fiato mentre guardava gli altri cavalli continuare a correre imperterriti e la sua Belle cercare di alzarsi inutilmente nitrendo dal dolore.
Tutto era finito, ma soprattutto lui e il suo bisogno di denaro avevano segnato la fine di quella povera bestia.
Un cavallo con una zampa rotta era destinato all'abbattimento e lui l'aveva spinta a fare troppe corse, l'aveva sfruttata troppo, aveva preteso troppo da lei affidandosi alla sua forza per vincere e mantenere la sua stupida fattoria.
Con il cuore in gola e gli occhi pieni di lacrime Edward si precipitò come un missile ai bordi della pista. Non guardava nessuno, spintonava chiunque gli bloccasse il passaggio. Doveva raggiungere la sua cavalla e doveva sincerarsi delle sue condizioni e della salute della povera Isabella. L'aveva vista rialzarsi e andare ad abbracciare Belle , quindi non doveva essersi fatta nulla di grave, ma il rimorso, la sensazione di colpa lo costringeva a doversi appurare il prima possibile della salute di entrambe le sue ragazze.
Quando arrivò nelle stalle dove venne portato il cavallo d'urgenza, vide Belle che adesso stava in piedi solo su tre zampe. Non appoggiava quella anteriore destra sul terreno tenendola alzata. I suoi grandi occhi marroni e dolci erano pieni di lacrime proprio come quelli di Isabella che la stringeva per il collo accarezzandola dolcemente e parlandole, con la voce sebbene rotta dal pianto, per cercare di mantenere calmo il povero animale sofferente.
“Isabella” la chiamò Edward andando vicino al cavallo e alla sua fantina disperata.
“Oh signor Edward. Mi spiace tanto. Non so come sia potuto accadere. Stavamo correndo bene e all'improvviso mi sono trovata per terra. E adesso lei zoppica” gli spiegò Isabella con un singhiozzo come se lei fosse la responsabile di quella tragedia e non l'avidità di Edward.
Edward la raggiunse e la abbracciò a se per consolarla.
Non lo aveva mai fatto prima, non si era mai permesso di avvicinarsi tanto a lei. Isabella era una sua dipendente, la sua fantina di fiducia, e i rapporti fra loro erano sempre stati molto formali. Ma adesso vedendola piangere come avrebbe voluto fare anche lui, Edward per la prima volta la sentì vicino, sentì che avevano molto in comune, anche se era solo il dolore che stavano condividendo.
“Non è colpa tua” le disse per consolarla asciugandole le lacrime sul viso che colavano a rigarle le guance arrossate dalla gara e dal pianto. “Se qualcuno deve sentirsi in colpa quello sono solo io” affermò poi con un tenue sorriso imbarazzato dallo spuntare di quel sentimento sconosciuto fino ad allora, dal senso di appartenenza che aveva provato per la prima volta abbracciandola, mentre si staccava a disagio e imbarazzato allungando una mano per fare una carezza a Belle sulla fronte.
Non avrebbe dovuto comportarsi così. Non era giusto. Non era quello, ne il momento nel il luogo, per provare certi sentimenti eppure per un attimo Edward si sentì completo. Per la prima volta si sentì in pace con se stesso mentre accarezzava e stringeva a se le sue due ragazze.
Non aveva mai provato nulla di simile. Aveva avuto diverse ragazze in passato ma nessuna gli stava dando quella sensazione di pace e di appartenenza che proveniva da Isabella. Era come se avesse all'improvviso trovato la sua metà mancante, la sua mezza mela.
La ragazza si scostò intimidita mettendo alcuni centimetri tra di loro proprio mentre faceva il suo ingresso la veterinaria con il suo assistente.
Con un sospiro entrambi arretrarono di diversi passi per far posto al medico e solo dopo qualche minuto si resero conto che le loro mani erano rimaste allacciate. Ma nessuno dei due ritirò la propria, nessuno dei due mollò la presa che gli stava dando così tanto conforto.
“Mi spiace. La cavalla ha la zampa rotta. Dobbiamo abbatterla” disse loro con la voce sicura e impostata la veterinaria del centro, una certa Tania Denali.
Edward trasalì e sbiancò sebbene si aspettasse un simile verdetto mentre Isabella scoppiò a piangere a dirotto.
“Non c'è altra possibilità?” chiese Edward tremante, sentendosi impotente eppure rifiutandosi di cedere all'evidenza
“Forse potrei provare ad operarla. Ma non so se sopravviverebbe all'anestesia e di certo, anche se riprendesse a camminare, non potrà più correre ne partecipare alle gare. La sua carriera è ormai finita. ” affermò Tania facendo una carezza sul collo del grosso animale che la guardava con gli occhi dilatati come se avesse capito le parole del medico.
Edward annui. Non era la prima volta che sentiva una cosa del genere e sapeva benissimo che la maggior parte delle volte i cavalli da corsa ormai inutilizzabili venivano abbattuti subito per evitare i costi del veterinario dal momento che ormai non servivano più allo scopo dei loro padroni.
“Quanto mi costerebbe l'operazione?” chiese con un filo di voce.
“Ottocento dollari, all'incirca, compreso l'assistenza post operatoria” affermò la dottoressa inclinando appena la testa come se volesse studiare la sua reazione.
Isabella guardò Edward piena di speranza. Lei non sapeva delle difficoltà economiche di lui, non sapeva che perdendo quella gara Edward aveva perso ormai tutto. E proprio per questo lui pensò che ottocento dollari in più o meno non avrebbero fatto la differenza nella sua vita mentre lo avrebbero fatto per Belle. Ormai la fattoria era perduta, ma per Belle c'era ancora una speranza.
“Va bene. La operi pure” affermò con un sospiro e un tremito.
Il dado era tratto.

Erano passate dodici ore. Belle aveva passato indenne l'anestesia e l'operazione che tecnicamente era andata bene. Adesso bisognava solo sperare che si risvegliasse e che avesse la forza di mettersi in piedi.
Edward non aveva voluto lasciarla sola e adesso aspettava seduto sulla paglia poco distante dalla sua cavalla sdraiata con la zampa fasciata e steccata.
Ma non era solo.
Inaspettatamente per lui, che la conosceva così poco, Isabella aveva voluto restare con lui ad aspettare il risveglio di Belle e adesso si era addormentata sfinita con la testa che era scivolata fino ad appoggiarsi alle gambe di lui.
Edward avrebbe tanto voluto alzarsi e sgranchirsi le gambe, andare a fumarsi una sigaretta fuori e fare un salto al vicino bagno ma non aveva il coraggio di muoversi. Non voleva svegliare Isabella.
Così per passarsi il tempo iniziò a studiare quella coraggiosa ragazza ripensando a quando si erano conosciuti.
Era minuta e dava un senso di fragilità, con i suoi capelli color castagna folti e lunghi sempre raccolti a coda, gli occhi grandi e profondi color cioccolato e le labbra rosse e carnose che lei si mordicchiava in continuazione quando era nervosa e sicura che nessuno la notasse. Ma malgrado quella fragilità apparente, quell'aspetto così delicato, aveva un carattere di ferro, e un coraggio da fare invidia a chiunque.
Montare Belle in quel genere di corse richiedeva non solo capacità tecniche eccellenti ma anche sangue freddo e incoscienza del pericolo. Quando era caduta non si era fatta nulla ma questo non voleva dire che non fosse uno sport pericoloso. Molti fantini in ogni tipo di gara dalle corse, al salto, rischiavano tantissimo. Una brutta caduta, un calcio del cavallo o altri incidenti erano dietro l'angolo e potevano essere mortali a volte. Lui l'aveva assunta l'anno precedente per allenare la sua Belle e non immaginava mai più che quella ragazza, non solo avrebbe stretto un rapporto così profondo con la sua cavalla adorata, ma che l'avrebbe portata a vincere tanti podi e a salvare quasi la fattoria.
Già quasi pensò Edward con tristezza, facendole una carezza sul viso così dolce e delicato sfiorandola appena per non svegliarla. Non l'aveva mai notata prima, non si era mai soffermato su di lei, non si era mai accorto di quanto fosse bella. Un fiore raro, nascosto, dall'apparenza fragile e innocuo, stupendo come solo una rosa sbocciata può essere, ma che come tutti quei magnifici fiori nascondeva delle lunghe e temibili spine che la rendevano forte e pericolosa a modo suo. Lei era schiva per natura, tutto lavoro e dovere. Un piccolo fantasma che sfuggiva alle attenzioni nascondendosi dietro al berrettino da fantino e a un aspetto da maschiaccio impertinente. Ma adesso... adesso non poteva non notarla, non poteva non rendersi conto di come fosse carina, di come avesse un fisico proporzionato e pieno al punto giusto, di come era stato bene mentre la stringeva a se per confortarla e per farsi forza.
Qualcosa si agitò dentro di lui, qualcosa si ruppe dentro al suo animo. La scorza che aveva costruito intorno a se, quella che usava con tutti indistintamente per non coinvolgerli nei suoi problemi personali, si stava sgretolando come un castello di sabbia in balia delle onde, mentre sentimenti a lui sconosciuti si affacciavano per la prima volta ponendogli domande a cui non osava rispondere e provocandogli desideri che non avrebbe dovuto provare.

Il nitrito di Belle li fece sussultare ed entrambi si alzarono come se fosse scoppiata una bomba al loro fianco.
“Oh cielo. Mi spiace Edward. Mi sono addormentata” cercò di giustificarsi Isabella arrossendo come una scolaretta sorpresa a copiare un compito in classe da un professore e aggiustandosi i vestiti impacciata e imbarazzata quando si rese conto di aver dormito usando il suo datore di lavoro come un cuscino.
Anche Edward era rosso in viso per l' imbarazzo. Non poteva mentire a se stesso. Tenerla fra le sue braccia, sentirla dormire abbandonata e tranquilla sopra di lui era stata un esperienza a dir poco piacevole.
“Non ti preoccupare Isabella. Mi sono addormentato anch'io” mentì spudoratamente rendendosi conto che il suo amichetto giù in basso doveva darsi una rapida calmata e abbassare la cresta prima di fare la figura del maniaco che si approfitta delle brave ragazze addormentate.
Quindi si affrettò a cambiare argomento. “Guarda Isabella. Belle si è svegliata ed è già in piedi” affermò allegro e felice mentre entrambi colmi di gioia andarono ad abbracciare la cavalla che li accolse sfregando il suo muso dagli occhi dolcissimi contro le mani e le spalle di entrambi.

Quando Isabella lo salutò dicendo che doveva andare a casa a farsi una doccia e a cambiarsi, Edward ebbe un tuffo al cuore. Non si sentiva pronto a salutarla ne a dirle addio. Perché sapeva che l'indomani era l'ultimo giorno per il pagamento della rata e che gli ultimi soldi che aveva sul conto li aveva usati per pagare l'operazione di Belle. Avrebbe dovuto cedere la sua fattoria e dire addio ai suoi animali e ai suoi dipendenti, compresi la bella fantina che aveva bussato al suo cuore distratto.
“Possiamo vederci per pranzo?” le chiese arrossendo e dandosi del pazzo da solo. Ma cosa gli stava girando per la testa? Perché mai lei avrebbe dovuto accettare? Se era rimasta lì con lui era solo per Belle non certo per il suo datore di lavoro che in quel momento stava sentendo il suo cuore battere ad un ritmo indiavolato mentre attendeva la risposta.
Lei gli sorrise. Edward non lo riteneva possibile, ma lei, contrariamente a quanto si aspettasse, gli sorrise e accettò senza un battito di ciglia, senza nessun tentennamento.
“Certamente” trillò allegra poi gli si avvicinò e gli diede un timido bacetto sulla guancia. “Dobbiamo festeggiare” aggiunse girandosi e lasciandolo lì a fissarla allontanarsi con la sua andatura spavalda.

Quando s'incontrarono a mezzogiorno e mezza, Edward la condusse in un simpatico localino dove cucinavano italiano e insieme ordinarono una pizza e una birra.
“Buona” disse Isabella portandosi un boccone alle labbra.
“Hai ragione buona veramente, Isabella” rispose Edward rimirando i suoi occhi che sembravano brillare di una luce che non aveva mai notato.
“Chiamami pure Bella... se non hai paura di confondermi con la cavalla. ” disse lei scoppiando a ridere di quella che considerava una battuta.
Un sorriso e una leggera risatina scappò dalle labbra di Edward, non avrebbe dovuto aver voglia di ridere, ma era inutile negarlo, lei stava riuscendo a fargli dimenticare la sua tragedia personale.
“Che cosa c'è Edward? Perché sei così preoccupato? Perché quell'aria da funerale?Anche se Belle non potrà più correre sarà un ottima fattrice e in tanti vorranno far incrociare la tua cavalla con i loro stalloni, ottenendo così un altra generazione di campioni”
Bella non aveva torto. Le cose sarebbero dovute andare così se lui non fosse stato in procinto di fallire e dover svendere tutto alla banca.
“Hai ragione, la mia amata purosangue, ha lo stesso una buona vita davanti a se e di questo sono immensamente felice. Se lo merita poverina. Ha fatto tanto per me... entrambe avete fatto tanto... vincendo anche quando tutto faceva presagire il contrario. Ed io vi sono debitore... e lo sarò sempre. Ma... io sto per perdere la fattoria con tutti gli animali” non resistette dal confidarsi. Aveva bisogno di parlarne con qualcuno, di sfogarsi di quel peso che gli stava distruggendo l'animo, di buttare fuori il rospo, avrebbe sostenuto uno psichiatra.
E parlarne con lei, rivelarle i suoi tormenti, lo fece sentire subito meglio, più leggero, sebbene non ci fosse nulla che ormai potesse fare per aggiustare la situazione.
“Cosa? Com'è possibile?” chiese lei sgranando gli occhi incredula.
Era bellissima anche preoccupata, e questo ad Edward non sfuggì.
“Ho fatto un mutuo per pagare i debiti di mio padre che aveva contratto giocando d'azzardo ma non sono riuscito a pagare le ultime rate. Così la banca domani mi requisirà la fattoria svendendola all'asta per recuperarsi i soldi” le confidò lui, poi aggiunse con un sospiro “Se Belle avesse vinto l'ultima gara avrei saldato i debiti, mi sarei rimesso in piedi, avrei evitato il fallimento, ma così...” la sua voce morì mentre abbassava la testa affranto come se una spada dovesse calare da un momento all'altro per staccargliela dal collo.
Bella impallidì. Non immaginava mai più la situazione.
Lui era stato ben attento a nasconderlo con tutti e lei era stata cieca e concentrata solo sulle gare. Non pensava che Edward facesse correre Belle per necessità ma anche se l'avesse saputo non avrebbe potuto cambiare nulla.
Era stato un incidente, aveva continuato a ripetersi per tutta la notte, e sapeva che era vero, anche se stentava a digerirlo.
I suoi occhi si posarono sul volto di lui. Così serio, così triste.
Adorava quando lui sorrideva, sembrava che un sole si accendesse al suo interno e che i suoi raggi schiarissero tutto quello che aveva intorno. Era un uomo bellissimo, giovane e nel pieno delle forze, e lei lo aveva amato fin da subito, anche se non aveva mai avuto il coraggio di dirglielo o di mostrarglielo, preferendo tenersi i suoi sentimenti e i suoi sogni per se.
Lei era convinta che essendo il suo datore di lavoro non avrebbe mai potuto vederla sotto altri aspetti, visto il riserbo e il distacco con cui trattava tutti i suoi dipendenti.
Eppure quella notte l'aveva tenuta abbracciata a se, l'aveva consolata e confortata e lei non era mai stata così felice di dormire per terra. Si era sentita cullata da quelle braccia forti, scaldata dal suo calore, sommersa dal suo odore di uomo, protetta e … ancora incredula dovette ammetterlo, amata.
Con un sorriso mesto allungò la mano timidamente e gli accarezzò la sua. Lui alzò la testa e gli sorrise. Un sorriso sghembo che le trafisse il cuore perché era colmo d'amore e di tristezza assieme.
“Quanto devi alla banca?” gli chiese
“Quindicimila dollari. Ma ne ho da parte solo atri mille. Avessi un mese risolverei tutto perché ho già stipulato un contratto di vendita di una parte della mandria, ma la banca non mi concede più tempo, li vuole entro domani, sa che altrimenti perderebbe un affare d'oro”
Isabella lo guardò un attimo. Suo padre le diceva sempre che era avventata e che si faceva guidare troppo dall'istinto. Ma lei sapeva che quello non era solo un capriccio, lei sentiva che non era una stupida infatuazione la sua, e sentiva che lui provava qualcosa per lei. C'era qualcosa fra di loro che andava ben oltre ad un semplice rapporto di lavoro. C'era desiderio e affetto nel suo cuore e negli occhi di lui. Non sapeva perché o come o quando fosse scoccata quella scintilla che sentiva bruciare tra loro, ma era certa che sarebbe potuta diventare un fuoco che li avrebbe fatti ardere assieme di passione, se solo lei avesse avuto fiducia in lui.
“Vieni la mia banca chiude alle sedici.” gli disse alzandosi in piedi dopo aver dato un occhiata all'orologio. Non avevano molto tempo.
“Che vuoi dire, non capisco” rispose Edward sentendo il cuore battere all'impazzata mentre una tiepida speranza iniziava a farsi strada dentro di lui, mentre iniziava a capire.
“Che ti impresto i soldi io. Ho un piccolo patrimonio ricevuto in eredità, e intendo investirlo nella tua fattoria” gli spiegò prendendolo per mano e tirandolo in piedi con un sorriso fin troppo malizioso per gli occhi di Edward. Ma non era il momento d'indugiare, ne di indagare, ne di fermarsi a baciarla su quelle labbra così invitanti.
Lui non si fece pregare e insieme, mano nella mano, iniziarono a correre. Aveva iniziato a piovere ma non aveva importanza. Avevano poco tempo e tante speranze e quando mezz'ora dopo uscirono, dopo aver fatto il bonifico sul conto di lui, bagnati fradici con i vestiti ancora appiccicati si recarono da Belle che li stava aspettando mangiando felice la paglia dentro al suo box.

Edward era commosso, non solo nel rivedere in piedi la sua cavalla, ma dal gesto di Bella. Si fermò a guardarla negli occhi, occhi profondi che ridevano soddisfatti mentre accarezzava la groppa della cavalla che amava.
“Isabella... ecco io. Volevo dirti grazie. Ripagherò tutto il debito, te lo giuro” le disse emozionato osservandola attentamente.
L'aveva sempre vista vestita da fantina o in jeans quando si occupava dei cavalli ma adesso la sua gonna stretta era salita e attillata a causa della pioggia che li aveva sorpresi. Anche la camicetta era attaccata al suo corpo ed Edward dovette faticare per distogliere gli occhi dalle sue forme femminili che spuntavano invitanti ed attraenti.
Lei gli sorrise, poi gli si avvicinò e gli spostò un ciuffo, ramato più scuro a causa della pioggia, dagli occhi verdi smeraldo che brillavano di... lussuria?? Bella lo osservò sentendosi avvampare mentre si rendeva conto dello spettacolo non voluto che stava offrendo al suo datore di lavoro.
“Non ti devi preoccupare Edward.” mormorò arrossendo “In fondo se tu avessi perso la fattoria io avrei perso il mio lavoro. Consideralo un piccolo investimento per gli anni a venire” aggiunse con una logica che in pochi sarebbero riusciti a capire.
Edward le sorrise. Un sorriso sghembo che gli illuminò il viso e fece brillare i suoi occhi come due fanali.
“Grazie lo stesso” mormorò abbassando gli occhi sulle sue scarpe grondanti acqua.
“ Sei bagnata. Hai freddo?” aggiunse preoccupato cercando di calmare il suo cuore che non voleva saperne di riprendere un battito normale dopo quella visione che lo stava mandando a fuoco dal dentro. In effetti non avrebbe dovuto, visto che era fradicio, ma si sentiva letteralmente avvampare e sudare.
“In effetti dovrei andare a casa a cambiarmi” rispose lei reprimendo uno starnuto. Probabilmente avrebbe dovuto andarsene velocemente da quel posto. Non poteva mischiare, lavoro, affari e sentimenti ma sentiva che qualcosa si era sciolto dentro di lei lasciandola non solo umida sopra ma bagnata anche sotto.
Edward le aveva sempre fatto quella reazione ma lei aveva sempre cercato di nasconderlo, di evitarlo. Ma adesso era così invitante, così luminoso e felice che …
“Ma fuori piove ancora” mormorò fermandosi sulla porta e rabbrividendo vistosamente indecisa su cosa fare.
Edward le si avvicinò tenendo una coperta fra le mani. “Perché non ti copri con questa e aspetti che smetta?” le chiese porgendole la coperta che normalmente usavano per scaldare i cavalli.
Lei la prese con le mani tremanti, l'annusò e gli sorrise divertita. “No sono una cavalla ma una fantina” affermò con una voce che non riconobbe nemmeno lei stessa da quanto era dolce e sensuale. Non era abituata a fare la smorfiosa, non era sua sorella Rosalie, ma non poté evitare che le uscisse dalla gola e dal cuore. La sua parte femminile si era risvegliata e adesso le stava urlando il suo bisogno.
Edward scoppiò a ridere. Una ventata di allegria che la travolse mentre si avvicinava con gli occhi che gli brillavano voraci.
“Sei una bellissima fantina, devo ammetterlo” le mormorò posandole un bacio caldo e timido sulle labbra. Lei non si ritrasse ma anzi gli rispose allungando le sue braccia dietro al collo, afferrandogli i capelli, stringendolo a se. Se avesse potuto si sarebbe fusa con lui tanto i loro corpi aderivano, separati soltanto dai quei pochi indumenti bagnati.
“Posso farti vedere come cavalco bene?” gli chiese staccandosi dalla sua bocca e avvicinando il bacino al suo. Edward emise un rantolo, che era un consenso e una necessità e lei con una mossa decisa si sfilò la maglietta lasciando che le sue mani l'accarezzassero la pelle facendo scendere scosse di piacere in entrambi.

Alcune ore dopo mentre entrambi appagati e felici, ebbri di gioia e d'amore, dormivano sdraiati su una coperta in mezzo al fieno, ancora avvinghiati per proteggersi dal freddo, Belle zoppicando appena allungò il collo e afferrata con la bocca la coperta che aveva sulla groppa la lasciò scivolare sui loro corpi nudi con un espressione così dolce e così felice che chiunque avrebbe potuto credere che in quella cavalla risiedesse un animo umano.
E forse era proprio così, perché lei era veramente felice. Aveva infatti capito che presto sarebbe tornata a casa e che quei due teneri umani che chiaramente si amavano, e che lei adorava, non l'avrebbero abbandonata e poi chissà... forse un giorno avrebbe potuto portare a spasso i loro bambini.




FINE

27 commenti:

  1. aaaaawww...Quanta....tenerezza! Questo Edward mi fa una tenerezza infinita.
    Mi ha proprio scaldato il cuore.
    Grazie e davvero Brava
    Alyfa

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  2. ... e finalmente un Edward con problemi economici!!! Non mi pare di averne mai letto alcuno. E quanta dolcezza, amore e rispetto traspare nonostante la paura di perdere tutto.
    Brava...

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  3. WOW che bell'Edward.....si!!!
    E quanta tenerezza ....... E compassione...........la cavalla fantastica!!!
    Finale dolcissimo, grazie!!!
    Un Bacio

    JB

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  4. ahhaahahahahahah!!! nuooooooooooooooooooooo!!! il bonifico l'indomani non arrivaaaaaa!!! si deve far dare il CRO!!! hahahahahaahahaha!!! ma vabbè, almeno i due baldi giovani hanno CONSUMATO! :D
    Storia molto carina, dolce e romantica. Non prevedibile all'inizio, brava!
    Non ho capito che sei e non vedo l'ora di scoprirlo, ma un indizietto ce l'ho! ;)
    Grazie di aver condiviso la tua storia qui con noi e in bocca al lupo!!!

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  5. Molto carina davvero. Edward mi ha fatto una tenerezza incredibile e Bella è stata grande.
    Avevo immaginato che l’incidente fosse stato causato volontariamente, non da Bella ovviamente, ma meglio così. Niente drammi solo tanto amore.
    Complimenti.

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  6. Sembra la trama di un romanzo di Sparks, dove il sentimento si insinua lento, ma risoluto, tra le mille problematiche della vita. Il mondo delle corse affascina da sempre tutti e una Bella fantino è una particolare scelta, secondo me riuscitissima. Edward io lo adoro in tutte le salse e se, alla fine, corona il suo sogno ed è pure felice ...meglio ancora. Bella davvero. Buona fortuna.

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  7. Ammetto che all'inizio pensavo avresti parlato di carte, tratta in inganno dal banner e quando ho letto del vizio del gioco e della paura di perdere tutto scommettendo ne avevo avuto conferma. Invece parlavamo di cavalli!
    Mi è piaciuto un Edward con problemi economici (non per un sadico piacere eh! ma per aver visto un uomo disposto a tentare il tutto per tutto per sbancare il lunario) e hai creato un personaggio delicato e allo stesso tempo affascinante.
    Brava.
    avevo avuto la sensazione che l'incidente della cavalla (tra l'altro, bellissima la battuta di Bella sulla sua paura di essere confusa con la giumenta xD) fosse stato causato e non, appunto, un incidente ma sono stata felice di vedere che hai dipinto un uomo buono che decide di salvare l'animale quando di solito non è così con gli animali impiegati nella corsa. Brava.
    una grande dolcezza per tutta la storia anche e soprattutto nel finale quasi troppo zuccheroso ma azzeccatissimo per la storia ;)
    ami

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  8. Perfetta!
    L'ho trovata perfetta.
    Una storia non scontata.
    Bravissima!
    Monica

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  9. Adoro i cavalli,è stata la mia passione per tantissimi anni e l'ho dovuta abbandonare per tante ragioni.
    La storia è talmente dolce e romantica da lasciarti spiazzata. Lui che, una volta tanto, ha problemi di soldi e lei, prima sua dipendente, poi sua benefattore, all'insegna di un amore appena sbocciato e che preannuncia scintille.
    Veramente tanti complimenti....
    BRAVISSIMA!!!!!!!!!!!!!

    Samu

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  10. ♥.♥ questa è la mia espressione adesso :-)
    Che storia dolce, davvero emozionante :-)
    La parte finale poi, con Belle che li copre, è davvero stupenda :-)
    Complimenti davvero!!!

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  11. Storia dolcissima,un Edward diverso dal solito miliardario a cui non manca niente.Sentimento puro e semplice.Molto bella.Paola P.

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  12. Questa storia mi è piaciuta tanto. Prima di tutto ho amato davvero l'originalità dell'idea, assolutamente inaspettata. Ho amato il personaggio di Edward che hai caratterizzato con una maturità e una profondità deliziose. Non l'eroe classico, ma un eroe nondimeno. La prima parte non l'ho letta come una descrizione della fragilità del personaggio maschile. Anche l'essere più forte messo alle strette ha reazioni di paura e sconforto, ma lui ha saputo tenere la testa alta e difendersi per come poteva. Ho amato la parte centrale in cui lui, in linea con il ritratto che ne hai fatto, mette al primo posto i valori importanti e fa la cosa giusta. E ho amato il finale, un po' magico che in una bella favola ci sta sempre. Molto bella la storia e molto brava tu a scriverla. Grazie di avere partecipato! - Cristina-

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  13. Ciao una bella storia breve e intensa. E che nasconde anche il tema attuale della crisi che colpisce tutti. Il finale forse è un po' affrettato ma ho apprezzato l'incertezza iniziale sullo sport prescelto.
    Brava mi è piaciuta !!

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  14. Complimenti e.......... Il mio voto è 1!!!

    JB

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  15. Os piena di tenerezza che mi ha scaldato il cuore :).
    Un Edward con problemi economici che tenta il tutto e per tutto per salvare ciò che gli è più caro e una Bella che lo aiuta... poi la loro storia d'amore che sboccia...
    Che storia meravigliosa :3!

    Bravissima!
    :D e grazie per averla condivisa con noi!
    Un bacio ♥!

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  16. questo Edward mi ha sciolta!!!! WOW
    VOTO 1
    ILA CULLEN

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  17. Dolce e tenera storia. E la cavalla è un amore! Brava!
    Stefania Rossi

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  18. E' raro trovare una storia con Edward in difficoltà economiche e in questa shot ho apprezzato molto la sua fragilità e la dolcezza con cui Bella lo aiuta a risolvere i propri problemi. Complimenti e grazie per aver condiviso la tua storia con noi.

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  19. Questa mi ha proprio fatto commuovere... Diciamo che sono sensibile quando si parla di cavalli e questi personaggi traboccano di amore. Ho adorato la leggerezza con cui hai descritto tutti gli stati d'animo, usi una terza persona che non è fredda e distante, ma che accarezza il lettore con le emozioni dei personaggi.
    Bellissima, complimenti.
    Aleuname

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  20. Un Edward sull'orlo del tracollo finanziario eppure lucido e astuto. Isabella intraprendente e determinata e Belle... una cavalla eccezionale. Bella storia... la scelta si fa sempre più ardua e complicata! Complimenti all'autrice (ricordati di accentare i sé!)

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  21. Una bella storia d'amore con un Edward adorabile, con problemi reali e non una delle solite dove sono tutti bellissimi,ricchissimi e dove i problemi sono un unghia spezzata o la cravaatta che si abbini al colore dei calzini!! Il finale è fantasticamente dolce (adoro i cavalli e gli animali in genere)

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  22. Bellissima storia!!!
    Commovente e romantica come una favola!
    Tu sei bravissima e io ho sempre più difficoltà ad assegnare i punti!
    Siete tutte troppo brave!!!

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  23. Bella storia, complimenti!

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  24. La mia vincitrice!!! 3 punti.
    Storia bellissima e romantica come piace a me.... E' bello leggere di un Edward con problemi economici e non il solito ricco imprenditore che ha tutto e può tutto.... Sono dolcissimi tutti e due!!!
    Grazie!!! Sei stata eccezionale!!!
    Ciao!!! Gloria.

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  25. 2 Punti

    E' una bellissima storia! Di una tenera dolcezza ma grazie alla tua bravura non sdolcinata. Azzeccato anche il racconto in terza persona, ed il finale con la cavalla che li copre, perfetto. Bravissima!

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  26. Mi sono commossa, per lui e per Belle.... Aspetto di vedere lei che porta a spasso i loro bambini.
    Brava
    Lucia

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