Le
due regine di cuori
5
giorni prima
Era una
tiepida giornata di fine Aprile quando Edward vestito con il suo
completo migliore e una ventiquattr'ore che lo faceva molto uomo
d'affari, entrò nella hall della banca.
Non era un
posto che visitava volentieri, anzi lo detestava proprio. Ogni volta
che doveva recarsi lì sentiva il cuore salirgli in gola e lo stomaco
stringersi in una morsa dolorosa.
In silenzio
senza essere notato da nessuno si diresse verso l'ufficio del
direttore. Era atteso e anche se si era presentato con dieci minuti
d'anticipo rispetto all'orario convenuto, l'impiegato lo fece
entrare con un sorriso. Sorriso che lui provò a ricambiare anche se
ne uscì poco più di una smorfia.
Era troppo
nervoso e teso, troppo preoccupato, per rispondere a quella fasulla
cordialità.
“Buongiorno
signor Cullen” lo accolse il direttore con un sorriso aperto e
cordiale.
“Buongiorno
Direttore” rispose Edward cercando di calmarsi, obbligandosi a
mettersi sul volto un sorriso e una maschera di circostanza. Non
poteva certo permettersi di fare il maleducato dal momento che il
Direttore un certo Mark Newton lo teneva per le palle.
“Sono
contento che sia riuscito a passare Signor Cullen. Come immagino
saprà benissimo, è in ritardo con il pagamento delle ultime tre
rate mensili del mutuo.” iniziò a spiegargli il direttore
sedendosi e guardando il suo cliente con occhi duri e avidi. Sentiva
già il gusto dei soldi sulla lingua, pregustava già il sapore
della vittoria. Lo aveva messo alle strette. Sapeva che se Edward non
avesse pagato subito, avrebbe potuto requisire l'intera proprietà e
sapeva da fonti certe che lui era senza il becco di un quattrino. Li
aveva finiti. Terminati. Era sull'orlo della bancarotta e del
fallimento.
“Lo so”
ammise Edward umettandosi le labbra e ingoiando a vuoto. Lui invece
sentiva il gusto della cenere e della paura in bocca, l'amaro della
possibile sconfitta “E sono qua per questo” aggiunse sorridendo
e appellandosi al suo sangue freddo.
Il direttore
gli sorrise poi lo invitò con una mano a proseguire. “Sono venuto
a chiederle un po' di tempo. Qualche giorno di dilazione” soffio
fuori Edward tutto d'un fiato, incrociando le dita della mano
nascosta dentro la tasca. Non aveva altra speranza, altra
possibilità di salvare la sua proprietà.
Il direttore
lo fissò un attimo, poi si passò la mano sulla bocca facendola
scivolare sul mento dopo essersi tirato le labbra, lo sguardo assente
perso nei pensieri fino a che iniziò a sorridergli sedendosi più
dritto come se la sedia fosse diventata all'improvviso un trono di
rovi. “Mi spiace signor Cullen. Lei è già molto in ritardo. Non
posso concederle ulteriori dilazioni, non posso purtroppo chiudere un
occhio sulla sua situazione debitoria. Speravo si presentasse oggi
con le rate ormai scadute”
Edward, al
sentire le sue parole, iniziò a sudare freddo mentre la paura di
perdere tutto quello che possedeva e a cui aveva dedicato la sua vita
e il suo impegno, penetrava lenta e inesorabile nel suo cuore. Ma
nonostante tutto cercò di mettersi dritto, di tenere testa a
quell'avvoltoio in giacca e cravatta che stava già pregustandosi di
banchettare con il cadavere della sua fattoria.
“Ho avuto
dei problemi purtroppo” iniziò a parlare ingoiando un po' di
saliva per mantenere la voce pastosa e fluida “so di essere in
ritardo con le rate così come so che avrei dovuto portare con me i
soldi, ma vede sono certo che lei mi concederà ugualmente ancora
una settimana ” affermò prendendo una sigaretta dal pacchetto e
portandosela alle labbra per dimostrare una sicurezza che non aveva
“Posso?” chiese educatamente mentre cercava di tenere salde le
mani che tremavano leggermente aspettando la risposta da quel
pescecane tutto sorrisi.
Il direttore
annui e gli porse il bellissimo portacenere di vetro di Murano,
posato sulla scrivania “Non capisco da dove le venga questa
sicurezza di ottenere una dilazione che non le spetta” affermò con
un sorrisetto ironico ma tuttavia incuriosito dal suo atteggiamento.
Era abituato a vedere gente che piangeva, che pregava, che si
umiliava pur di ottenere una piccola dilazione, ma lui invece...
“Dal fatto
che se non mi concederà una settimana, quello che rileverà da me
sarà solo fumo e cenere” affermò Edward senza un tentennamento
guardandolo con gli occhi duri e spietati mentre iniziava a frugare
nelle tasche alla ricerca di un accendino. Stava bluffando, e lo
sapeva benissimo, non avrebbe mai avuto il coraggio di bruciare la
proprietà ereditata dal padre, ma il direttore sussultò
ugualmente sorpreso nel fissare quegli occhi verdi, profondi e
decisi. Occhi che non facevano presumere nessun ripensamento o bugia.
“E se non
pagherà neanche alla fine della prossima settimana?” gli chiese
adesso scosso dalle parole del suo interlocutore, mentre gli passava
l'accendino d'oro che aveva posato sulla scrivania.
“Le cederò
la mia azienda... intatta” rispose Edward accendendosi la
sigaretta e aspirando il fumo che usciva azzurrognolo.
Il Direttore
lo guardò un attimo. Vedeva la sicurezza che Edward stava ostentando
ma dopo tanti anni sapeva riconoscere dietro a piccoli segnali la
disperazione incombente. Il leggero tremito delle mani, gli occhi
leggermente spiritati, i capelli arruffati da troppe passate con le
dita. E non ebbe dubbi. Il signor Edward Cullen era pronto a fare ciò
che aveva promesso.
“Benissimo.
Una settimana ma non di più. Martedì prossimo mi porterà qua i
quindicimila dollari che ci deve oppure la sua fattoria passerà
alla mia banca, intatta e completa di tutti gli animali.”
Edward annui
sollevato. Il fumo gli andò quasi di traverso mentre riprendeva a
respirare. Aveva ottenuto una settimana di tempo e sapeva di avere
due assi di denari nella manica. Anzi due regine di cuori, che
avrebbero deciso del suo e del loro destino.
Oggi,
Domenica alle tre del pomeriggio
Erano
passati cinque giorni dall'incontro con il direttore quando Edward
entrò nel grande stadio guardandosi intorno affascinato. Era gremito
di persone di tutti i tipi e di tutti i generi. C'erano intere
famiglie con i bambini al seguito, coppie di fidanzati o di attempati
signori che si tenevano per mano come ragazzini, gruppi di amici che
parlavano o leggevano commentando il giornale alla pagina delle
quotazioni sportive. Ma soprattutto c'erano gli scommettitori
accaniti che si affrettavano a piazzare le loro giocate con l'ansia
e la paura di perdere tutto, ma con quel bisogno che era ormai
diventato una droga.
Forse
sarebbe stato il modo più semplice, pensò Edward, il più veloce
e anche il più sicuro. Ma lui non era così, non era capace di
vivere in quel modo. La paura di finire come suo padre lo aveva
frenato da sempre e gli impediva di avvicinarsi al mondo del gioco
d'azzardo e alle tentazioni delle scommesse. Lui i soldi se li
sarebbe sempre guadagnati o perlomeno Lei glieli avrebbe fatti
guadagnare. Lei era l'unica che avrebbe potuto salvarlo.
E tutto
dipendeva dalla giornata di oggi, dal risultato che avrebbe ottenuto.
Edward era
nervoso, preoccupato, terrorizzato e nello stesso tempo eccitato.
In un certo
senso si stava giocando tutto, le sue due regine di cuori
erano l'unica speranza che gli rimaneva per portare i soldi pattuiti
al direttore prima del martedì seguente.
In silenzio
si andò ad accomodare in uno spalto abbastanza basso e ben
posizionato dove avrebbe potuto assistere alla gara con tutta
tranquillità. Con gesti meticolosi ma nervosi si accese un altra
sigaretta mentre lei faceva il suo ingresso. Belle!
Ogni
speranza era riposta in lei e nella sua fida compagna.
Piano piano
lei e si suoi rivali iniziarono a sfilare sotto gli occhi attenti ed
eccitati degli spettatori. Erano una gran bella varietà sebbene
fossero tutti vistosamente nervosi. Edward li scrutò attentamente,
conosceva ogni nome, ogni storia personale e sapeva chi avrebbe
potuto essere un pericolo e chi no. Belle entrò fra gli ultimi. Era
alta e slanciata, una forza della natura, una bellezza senza tempo ma
anche senza alcuna particolarità evidente.
Avrebbe
potuto passare per essere un cavallo normale, ma non lo era. Tutta
di un marrone banale con la coda e la criniera più chiara aveva
però una forza inaspettata. Assieme alla sua fantina Isabella aveva
già vinto tre gare e si era piazzata seconda in altre due. Era la
favorita e se avesse vinto il premio di ventimila dollari tagliando
il traguardo per prima, Edward avrebbe saldato il debito con la
banca e si sarebbe tenuto la fattoria con la sua Belle e gli altri
dipendenti compreso la riservata e schiva fantina Isabella che aveva
portato tante soddisfazioni ad Edward montando la sua cavalla
preferita.
I cavalli
entrarono nitrendo e scalciando e sotto gli ordini dei fantini
imperturbabili in apparenza si sistemarono nelle gabbie di partenza
fino a quando lo sparò segnò l'inizio della gara.
Edward nel
sentire quel rumore forte e sordo schiuse gli occhi rivolgendo una
breve preghiera a tutti i santi che conosceva.
Belle
correva con una grazia inconfondibile. Le lunghe zampe si
distendevano mangiando il terreno mentre sembrava volare sulla pista
inarrestabile. Isabella accucciata su di lei sembrava un minuscolo
puntino colorato che al contrario degli altri non portava il
frustino.
Fra lei e la
cavalla si era instaurato un legame particolare, fatto di fiducia e
rispetto. La stessa fiducia e rispetto che Edward provava per le sue
ragazze, come amava definirle entrambe quando si allenavano.
Erano già
al terzo giro e Belle era al secondo posto dietro a un cavallo
possente dal pelo rossiccio, ma Edward sapeva che la cavalla non
aveva ancora dato tutto. Isabella la stava trattenendo per l'ultima
parte della pista quando Belle avrebbe allungato bruciando il
maschio ormai giunto allo stremo delle forze.
Il cuore di
Edward batteva forte fino a quando non si fermò del tutto.
I suo occhi
si chiusero e poi si riaprirono. Si chiusero nuovamente e poi si
aprirono di scatto increduli. Non voleva vedere, non poteva credere a
ciò che stava fissando inorridito.
Belle era
per terra.
La superba
cavalla si era inciampata crollando rovinosamente per terra e facendo
volare, per fortuna, la sua fantina lontano.
Edward
trattenne il fiato mentre guardava gli altri cavalli continuare a
correre imperterriti e la sua Belle cercare di alzarsi inutilmente
nitrendo dal dolore.
Tutto era
finito, ma soprattutto lui e il suo bisogno di denaro avevano segnato
la fine di quella povera bestia.
Un cavallo
con una zampa rotta era destinato all'abbattimento e lui l'aveva
spinta a fare troppe corse, l'aveva sfruttata troppo, aveva preteso
troppo da lei affidandosi alla sua forza per vincere e mantenere la
sua stupida fattoria.
Con il cuore
in gola e gli occhi pieni di lacrime Edward si precipitò come un
missile ai bordi della pista. Non guardava nessuno, spintonava
chiunque gli bloccasse il passaggio. Doveva raggiungere la sua
cavalla e doveva sincerarsi delle sue condizioni e della salute della
povera Isabella. L'aveva vista rialzarsi e andare ad abbracciare
Belle , quindi non doveva essersi fatta nulla di grave, ma il
rimorso, la sensazione di colpa lo costringeva a doversi appurare il
prima possibile della salute di entrambe le sue ragazze.
Quando
arrivò nelle stalle dove venne portato il cavallo d'urgenza, vide
Belle che adesso stava in piedi solo su tre zampe. Non appoggiava
quella anteriore destra sul terreno tenendola alzata. I suoi
grandi occhi marroni e dolci erano pieni di lacrime proprio come
quelli di Isabella che la stringeva per il collo accarezzandola
dolcemente e parlandole, con la voce sebbene rotta dal pianto, per
cercare di mantenere calmo il povero animale sofferente.
“Isabella”
la chiamò Edward andando vicino al cavallo e alla sua fantina
disperata.
“Oh
signor Edward. Mi spiace tanto. Non so come sia potuto accadere.
Stavamo correndo bene e all'improvviso mi sono trovata per terra. E
adesso lei zoppica” gli spiegò Isabella con un singhiozzo come se
lei fosse la responsabile di quella tragedia e non l'avidità di
Edward.
Edward la
raggiunse e la abbracciò a se per consolarla.
Non lo aveva
mai fatto prima, non si era mai permesso di avvicinarsi tanto a lei.
Isabella era una sua dipendente, la sua fantina di fiducia, e i
rapporti fra loro erano sempre stati molto formali. Ma adesso
vedendola piangere come avrebbe voluto fare anche lui, Edward per la
prima volta la sentì vicino, sentì che avevano molto in comune,
anche se era solo il dolore che stavano condividendo.
“Non è
colpa tua” le disse per consolarla asciugandole le lacrime sul
viso che colavano a rigarle le guance arrossate dalla gara e dal
pianto. “Se qualcuno deve sentirsi in colpa quello sono solo io”
affermò poi con un tenue sorriso imbarazzato dallo spuntare di quel
sentimento sconosciuto fino ad allora, dal senso di appartenenza che
aveva provato per la prima volta abbracciandola, mentre si staccava
a disagio e imbarazzato allungando una mano per fare una carezza a
Belle sulla fronte.
Non avrebbe
dovuto comportarsi così. Non era giusto. Non era quello, ne il
momento nel il luogo, per provare certi sentimenti eppure per un
attimo Edward si sentì completo. Per la prima volta si sentì in
pace con se stesso mentre accarezzava e stringeva a se le sue due
ragazze.
Non aveva
mai provato nulla di simile. Aveva avuto diverse ragazze in passato
ma nessuna gli stava dando quella sensazione di pace e di
appartenenza che proveniva da Isabella. Era come se avesse
all'improvviso trovato la sua metà mancante, la sua mezza mela.
La ragazza
si scostò intimidita mettendo alcuni centimetri tra di loro
proprio mentre faceva il suo ingresso la veterinaria con il suo
assistente.
Con un
sospiro entrambi arretrarono di diversi passi per far posto al
medico e solo dopo qualche minuto si resero conto che le loro mani
erano rimaste allacciate. Ma nessuno dei due ritirò la propria,
nessuno dei due mollò la presa che gli stava dando così tanto
conforto.
“Mi
spiace. La cavalla ha la zampa rotta. Dobbiamo abbatterla” disse
loro con la voce sicura e impostata la veterinaria del centro, una
certa Tania Denali.
Edward
trasalì e sbiancò sebbene si aspettasse un simile verdetto mentre
Isabella scoppiò a piangere a dirotto.
“Non c'è
altra possibilità?” chiese Edward tremante, sentendosi impotente
eppure rifiutandosi di cedere all'evidenza
“Forse
potrei provare ad operarla. Ma non so se sopravviverebbe
all'anestesia e di certo, anche se riprendesse a camminare, non
potrà più correre ne partecipare alle gare. La sua carriera è
ormai finita. ” affermò Tania facendo una carezza sul collo del
grosso animale che la guardava con gli occhi dilatati come se avesse
capito le parole del medico.
Edward
annui. Non era la prima volta che sentiva una cosa del genere e
sapeva benissimo che la maggior parte delle volte i cavalli da corsa
ormai inutilizzabili venivano abbattuti subito per evitare i costi
del veterinario dal momento che ormai non servivano più allo scopo
dei loro padroni.
“Quanto mi
costerebbe l'operazione?” chiese con un filo di voce.
“Ottocento
dollari, all'incirca, compreso l'assistenza post operatoria”
affermò la dottoressa inclinando appena la testa come se volesse
studiare la sua reazione.
Isabella
guardò Edward piena di speranza. Lei non sapeva delle difficoltà
economiche di lui, non sapeva che perdendo quella gara Edward aveva
perso ormai tutto. E proprio per questo lui pensò che ottocento
dollari in più o meno non avrebbero fatto la differenza nella sua
vita mentre lo avrebbero fatto per Belle. Ormai la fattoria era
perduta, ma per Belle c'era ancora una speranza.
“Va bene.
La operi pure” affermò con un sospiro e un tremito.
Il dado era
tratto.
Erano
passate dodici ore. Belle aveva passato indenne l'anestesia e
l'operazione che tecnicamente era andata bene. Adesso bisognava
solo sperare che si risvegliasse e che avesse la forza di mettersi in
piedi.
Edward non
aveva voluto lasciarla sola e adesso aspettava seduto sulla paglia
poco distante dalla sua cavalla sdraiata con la zampa fasciata e
steccata.
Ma non era
solo.
Inaspettatamente
per lui, che la conosceva così poco, Isabella aveva voluto restare
con lui ad aspettare il risveglio di Belle e adesso si era
addormentata sfinita con la testa che era scivolata fino ad
appoggiarsi alle gambe di lui.
Edward
avrebbe tanto voluto alzarsi e sgranchirsi le gambe, andare a fumarsi
una sigaretta fuori e fare un salto al vicino bagno ma non aveva il
coraggio di muoversi. Non voleva svegliare Isabella.
Così per
passarsi il tempo iniziò a studiare quella coraggiosa ragazza
ripensando a quando si erano conosciuti.
Era minuta e
dava un senso di fragilità, con i suoi capelli color castagna folti
e lunghi sempre raccolti a coda, gli occhi grandi e profondi
color cioccolato e le labbra rosse e carnose che lei si mordicchiava
in continuazione quando era nervosa e sicura che nessuno la notasse.
Ma malgrado quella fragilità apparente, quell'aspetto così
delicato, aveva un carattere di ferro, e un coraggio da fare invidia
a chiunque.
Montare
Belle in quel genere di corse richiedeva non solo capacità tecniche
eccellenti ma anche sangue freddo e incoscienza del pericolo. Quando
era caduta non si era fatta nulla ma questo non voleva dire che non
fosse uno sport pericoloso. Molti fantini in ogni tipo di gara dalle
corse, al salto, rischiavano tantissimo. Una brutta caduta, un calcio
del cavallo o altri incidenti erano dietro l'angolo e potevano essere
mortali a volte. Lui l'aveva assunta l'anno precedente per allenare
la sua Belle e non immaginava mai più che quella ragazza, non solo
avrebbe stretto un rapporto così profondo con la sua cavalla
adorata, ma che l'avrebbe portata a vincere tanti podi e a salvare
quasi la fattoria.
Già quasi
pensò Edward con tristezza, facendole una carezza sul viso così
dolce e delicato sfiorandola appena per non svegliarla. Non l'aveva
mai notata prima, non si era mai soffermato su di lei, non si era mai
accorto di quanto fosse bella. Un fiore raro, nascosto,
dall'apparenza fragile e innocuo, stupendo come solo una rosa
sbocciata può essere, ma che come tutti quei magnifici fiori
nascondeva delle lunghe e temibili spine che la rendevano forte e
pericolosa a modo suo. Lei era schiva per natura, tutto lavoro e
dovere. Un piccolo fantasma che sfuggiva alle attenzioni
nascondendosi dietro al berrettino da fantino e a un aspetto da
maschiaccio impertinente. Ma adesso... adesso non poteva non
notarla, non poteva non rendersi conto di come fosse carina, di come
avesse un fisico proporzionato e pieno al punto giusto, di come era
stato bene mentre la stringeva a se per confortarla e per farsi
forza.
Qualcosa
si agitò dentro di lui, qualcosa si ruppe dentro al suo animo. La
scorza che aveva costruito intorno a se, quella che usava con tutti
indistintamente per non coinvolgerli nei suoi problemi personali, si
stava sgretolando come un castello di sabbia in balia delle onde,
mentre sentimenti a lui sconosciuti si affacciavano per la prima
volta ponendogli domande a cui non osava rispondere e provocandogli
desideri che non avrebbe dovuto provare.
Il
nitrito di Belle li fece sussultare ed entrambi si alzarono come se
fosse scoppiata una bomba al loro fianco.
“Oh
cielo. Mi spiace Edward. Mi sono addormentata” cercò di
giustificarsi Isabella arrossendo come una scolaretta sorpresa a
copiare un compito in classe da un professore e aggiustandosi i
vestiti impacciata e imbarazzata quando si rese conto di aver
dormito usando il suo datore di lavoro come un cuscino.
Anche
Edward era rosso in viso per l' imbarazzo. Non poteva mentire a se
stesso. Tenerla fra le sue braccia, sentirla dormire abbandonata e
tranquilla sopra di lui era stata un esperienza a dir poco piacevole.
“Non
ti preoccupare Isabella. Mi sono addormentato anch'io” mentì
spudoratamente rendendosi conto che il suo amichetto giù in basso
doveva darsi una rapida calmata e abbassare la cresta prima di fare
la figura del maniaco che si approfitta delle brave ragazze
addormentate.
Quindi
si affrettò a cambiare argomento. “Guarda Isabella. Belle si è
svegliata ed è già in piedi” affermò allegro e felice mentre
entrambi colmi di gioia andarono ad abbracciare la cavalla che li
accolse sfregando il suo muso dagli occhi dolcissimi contro le mani e
le spalle di entrambi.
Quando Isabella lo salutò dicendo che doveva andare
a casa a farsi una doccia e a cambiarsi, Edward ebbe un tuffo al
cuore. Non si sentiva pronto a salutarla ne a dirle addio. Perché
sapeva che l'indomani era l'ultimo giorno per il pagamento della rata
e che gli ultimi soldi che aveva sul conto li aveva usati per
pagare l'operazione di Belle. Avrebbe dovuto cedere la sua fattoria
e dire addio ai suoi animali e ai suoi dipendenti, compresi la bella
fantina che aveva bussato al suo cuore distratto.
“Possiamo
vederci per pranzo?” le chiese arrossendo e dandosi del pazzo da
solo. Ma cosa gli stava girando per la testa? Perché mai lei
avrebbe dovuto accettare? Se era rimasta lì con lui era solo per
Belle non certo per il suo datore di lavoro che in quel momento
stava sentendo il suo cuore battere ad un ritmo indiavolato mentre
attendeva la risposta.
Lei
gli sorrise. Edward non lo riteneva possibile, ma lei, contrariamente
a quanto si aspettasse, gli sorrise e accettò senza un battito di
ciglia, senza nessun tentennamento.
“Certamente”
trillò allegra poi gli si avvicinò e gli diede un timido bacetto
sulla guancia. “Dobbiamo festeggiare” aggiunse girandosi e
lasciandolo lì a fissarla allontanarsi con la sua andatura
spavalda.
Quando
s'incontrarono a mezzogiorno e mezza, Edward la condusse in un
simpatico localino dove cucinavano italiano e insieme ordinarono una
pizza e una birra.
“Buona”
disse Isabella portandosi un boccone alle labbra.
“Hai
ragione buona veramente, Isabella” rispose Edward rimirando i suoi
occhi che sembravano brillare di una luce che non aveva mai notato.
“Chiamami
pure Bella... se non hai paura di confondermi con la cavalla. ”
disse lei scoppiando a ridere di quella che considerava una battuta.
Un
sorriso e una leggera risatina scappò dalle labbra di Edward, non
avrebbe dovuto aver voglia di ridere, ma era inutile negarlo, lei
stava riuscendo a fargli dimenticare la sua tragedia personale.
“Che
cosa c'è Edward? Perché sei così preoccupato? Perché quell'aria
da funerale?Anche se Belle non potrà più correre sarà un ottima
fattrice e in tanti vorranno far incrociare la tua cavalla con i loro
stalloni, ottenendo così un altra generazione di campioni”
Bella
non aveva torto. Le cose sarebbero dovute andare così se lui non
fosse stato in procinto di fallire e dover svendere tutto alla banca.
“Hai
ragione, la mia amata purosangue, ha lo stesso una buona vita
davanti a se e di questo sono immensamente felice. Se lo merita
poverina. Ha fatto tanto per me... entrambe avete fatto tanto...
vincendo anche quando tutto faceva presagire il contrario. Ed io vi
sono debitore... e lo sarò sempre. Ma... io sto per perdere la
fattoria con tutti gli animali” non resistette dal confidarsi.
Aveva bisogno di parlarne con qualcuno, di sfogarsi di quel peso
che gli stava distruggendo l'animo, di buttare fuori il rospo,
avrebbe sostenuto uno psichiatra.
E
parlarne con lei, rivelarle i suoi tormenti, lo fece sentire
subito meglio, più leggero, sebbene non ci fosse nulla che ormai
potesse fare per aggiustare la situazione.
“Cosa?
Com'è possibile?” chiese lei sgranando gli occhi incredula.
Era
bellissima anche preoccupata, e questo ad Edward non sfuggì.
“Ho
fatto un mutuo per pagare i debiti di mio padre che aveva contratto
giocando d'azzardo ma non sono riuscito a pagare le ultime rate.
Così la banca domani mi requisirà la fattoria svendendola
all'asta per recuperarsi i soldi” le confidò lui, poi aggiunse con
un sospiro “Se Belle avesse vinto l'ultima gara avrei saldato i
debiti, mi sarei rimesso in piedi, avrei evitato il fallimento, ma
così...” la sua voce morì mentre abbassava la testa affranto
come se una spada dovesse calare da un momento all'altro per
staccargliela dal collo.
Bella
impallidì. Non immaginava mai più la situazione.
Lui
era stato ben attento a nasconderlo con tutti e lei era stata cieca e
concentrata solo sulle gare. Non pensava che Edward facesse correre
Belle per necessità ma anche se l'avesse saputo non avrebbe potuto
cambiare nulla.
Era
stato un incidente, aveva continuato a ripetersi per tutta la notte,
e sapeva che era vero, anche se stentava a digerirlo.
I
suoi occhi si posarono sul volto di lui. Così serio, così triste.
Adorava
quando lui sorrideva, sembrava che un sole si accendesse al suo
interno e che i suoi raggi schiarissero tutto quello che aveva
intorno. Era un uomo bellissimo, giovane e nel pieno delle forze, e
lei lo aveva amato fin da subito, anche se non aveva mai avuto il
coraggio di dirglielo o di mostrarglielo, preferendo tenersi i suoi
sentimenti e i suoi sogni per se.
Lei
era convinta che essendo il suo datore di lavoro non avrebbe mai
potuto vederla sotto altri aspetti, visto il riserbo e il distacco
con cui trattava tutti i suoi dipendenti.
Eppure
quella notte l'aveva tenuta abbracciata a se, l'aveva consolata e
confortata e lei non era mai stata così felice di dormire per
terra. Si era sentita cullata da quelle braccia forti, scaldata
dal suo calore, sommersa dal suo odore di uomo, protetta e …
ancora incredula dovette ammetterlo, amata.
Con
un sorriso mesto allungò la mano timidamente e gli accarezzò la
sua. Lui alzò la testa e gli sorrise. Un sorriso sghembo che le
trafisse il cuore perché era colmo d'amore e di tristezza assieme.
“Quanto
devi alla banca?” gli chiese
“Quindicimila
dollari. Ma ne ho da parte solo atri mille. Avessi un mese
risolverei tutto perché ho già stipulato un contratto di vendita di
una parte della mandria, ma la banca non mi concede più tempo, li
vuole entro domani, sa che altrimenti perderebbe un affare d'oro”
Isabella
lo guardò un attimo. Suo padre le diceva sempre che era avventata e
che si faceva guidare troppo dall'istinto. Ma lei sapeva che quello
non era solo un capriccio, lei sentiva che non era una stupida
infatuazione la sua, e sentiva che lui provava qualcosa per lei.
C'era qualcosa fra di loro che andava ben oltre ad un semplice
rapporto di lavoro. C'era desiderio e affetto nel suo cuore e negli
occhi di lui. Non sapeva perché o come o quando fosse scoccata
quella scintilla che sentiva bruciare tra loro, ma era certa che
sarebbe potuta diventare un fuoco che li avrebbe fatti ardere
assieme di passione, se solo lei avesse avuto fiducia in lui.
“Vieni
la mia banca chiude alle sedici.” gli disse alzandosi in piedi dopo
aver dato un occhiata all'orologio. Non avevano molto tempo.
“Che
vuoi dire, non capisco” rispose Edward sentendo il cuore battere
all'impazzata mentre una tiepida speranza iniziava a farsi strada
dentro di lui, mentre iniziava a capire.
“Che
ti impresto i soldi io. Ho un piccolo patrimonio ricevuto in
eredità, e intendo investirlo nella tua fattoria” gli spiegò
prendendolo per mano e tirandolo in piedi con un sorriso fin troppo
malizioso per gli occhi di Edward. Ma non era il momento
d'indugiare, ne di indagare, ne di fermarsi a baciarla su quelle
labbra così invitanti.
Lui
non si fece pregare e insieme, mano nella mano, iniziarono a
correre. Aveva iniziato a piovere ma non aveva importanza. Avevano
poco tempo e tante speranze e quando mezz'ora dopo uscirono, dopo
aver fatto il bonifico sul conto di lui, bagnati fradici con i
vestiti ancora appiccicati si recarono da Belle che li stava
aspettando mangiando felice la paglia dentro al suo box.
Edward
era commosso, non solo nel rivedere in piedi la sua cavalla, ma dal
gesto di Bella. Si fermò a guardarla negli occhi, occhi profondi che
ridevano soddisfatti mentre accarezzava la groppa della cavalla che
amava.
“Isabella...
ecco io. Volevo dirti grazie. Ripagherò tutto il debito, te lo
giuro” le disse emozionato osservandola attentamente.
L'aveva
sempre vista vestita da fantina o in jeans quando si occupava dei
cavalli ma adesso la sua gonna stretta era salita e attillata a
causa della pioggia che li aveva sorpresi. Anche la camicetta era
attaccata al suo corpo ed Edward dovette faticare per distogliere gli
occhi dalle sue forme femminili che spuntavano invitanti ed
attraenti.
Lei
gli sorrise, poi gli si avvicinò e gli spostò un ciuffo, ramato più
scuro a causa della pioggia, dagli occhi verdi smeraldo che
brillavano di... lussuria?? Bella lo osservò sentendosi avvampare
mentre si rendeva conto dello spettacolo non voluto che stava
offrendo al suo datore di lavoro.
“Non
ti devi preoccupare Edward.” mormorò arrossendo “In fondo se tu
avessi perso la fattoria io avrei perso il mio lavoro. Consideralo un
piccolo investimento per gli anni a venire” aggiunse con una logica
che in pochi sarebbero riusciti a capire.
Edward
le sorrise. Un sorriso sghembo che gli illuminò il viso e fece
brillare i suoi occhi come due fanali.
“Grazie
lo stesso” mormorò abbassando gli occhi sulle sue scarpe grondanti
acqua.
“
Sei bagnata. Hai freddo?” aggiunse preoccupato
cercando di calmare il suo cuore che non voleva saperne di riprendere
un battito normale dopo quella visione che lo stava mandando a
fuoco dal dentro. In effetti non avrebbe dovuto, visto che era
fradicio, ma si sentiva letteralmente avvampare e sudare.
“In
effetti dovrei andare a casa a cambiarmi” rispose lei reprimendo
uno starnuto. Probabilmente avrebbe dovuto andarsene velocemente da
quel posto. Non poteva mischiare, lavoro, affari e sentimenti ma
sentiva che qualcosa si era sciolto dentro di lei lasciandola non
solo umida sopra ma bagnata anche sotto.
Edward
le aveva sempre fatto quella reazione ma lei aveva sempre cercato di
nasconderlo, di evitarlo. Ma adesso era così invitante, così
luminoso e felice che …
“Ma
fuori piove ancora” mormorò fermandosi sulla porta e
rabbrividendo vistosamente indecisa su cosa fare.
Edward
le si avvicinò tenendo una coperta fra le mani. “Perché non ti
copri con questa e aspetti che smetta?” le chiese porgendole la
coperta che normalmente usavano per scaldare i cavalli.
Lei
la prese con le mani tremanti, l'annusò e gli sorrise divertita. “No
sono una cavalla ma una fantina” affermò con una voce che non
riconobbe nemmeno lei stessa da quanto era dolce e sensuale. Non era
abituata a fare la smorfiosa, non era sua sorella Rosalie, ma non
poté evitare che le uscisse dalla gola e dal cuore. La sua parte
femminile si era risvegliata e adesso le stava urlando il suo
bisogno.
Edward
scoppiò a ridere. Una ventata di allegria che la travolse mentre si
avvicinava con gli occhi che gli brillavano voraci.
“Sei
una bellissima fantina, devo ammetterlo” le mormorò posandole un
bacio caldo e timido sulle labbra. Lei non si ritrasse ma anzi gli
rispose allungando le sue braccia dietro al collo, afferrandogli i
capelli, stringendolo a se. Se avesse potuto si sarebbe fusa con lui
tanto i loro corpi aderivano, separati soltanto dai quei pochi
indumenti bagnati.
“Posso
farti vedere come cavalco bene?” gli chiese staccandosi dalla sua
bocca e avvicinando il bacino al suo. Edward emise un rantolo, che
era un consenso e una necessità e lei con una mossa decisa si sfilò
la maglietta lasciando che le sue mani l'accarezzassero la pelle
facendo scendere scosse di piacere in entrambi.
Alcune
ore dopo mentre entrambi appagati e felici, ebbri di gioia e
d'amore, dormivano sdraiati su una coperta in mezzo al fieno,
ancora avvinghiati per proteggersi dal freddo, Belle zoppicando
appena allungò il collo e afferrata con la bocca la coperta che
aveva sulla groppa la lasciò scivolare sui loro corpi nudi con un
espressione così dolce e così felice che chiunque avrebbe potuto
credere che in quella cavalla risiedesse un animo umano.
E
forse era proprio così, perché lei era veramente felice. Aveva
infatti capito che presto sarebbe tornata a casa e che quei due
teneri umani che chiaramente si amavano, e che lei adorava, non
l'avrebbero abbandonata e poi chissà... forse un giorno avrebbe
potuto portare a spasso i loro bambini.
FINE

aaaaawww...Quanta....tenerezza! Questo Edward mi fa una tenerezza infinita.
RispondiEliminaMi ha proprio scaldato il cuore.
Grazie e davvero Brava
Alyfa
... e finalmente un Edward con problemi economici!!! Non mi pare di averne mai letto alcuno. E quanta dolcezza, amore e rispetto traspare nonostante la paura di perdere tutto.
RispondiEliminaBrava...
WOW che bell'Edward.....si!!!
RispondiEliminaE quanta tenerezza ....... E compassione...........la cavalla fantastica!!!
Finale dolcissimo, grazie!!!
Un Bacio
JB
ahhaahahahahahah!!! nuooooooooooooooooooooo!!! il bonifico l'indomani non arrivaaaaaa!!! si deve far dare il CRO!!! hahahahahaahahaha!!! ma vabbè, almeno i due baldi giovani hanno CONSUMATO! :D
RispondiEliminaStoria molto carina, dolce e romantica. Non prevedibile all'inizio, brava!
Non ho capito che sei e non vedo l'ora di scoprirlo, ma un indizietto ce l'ho! ;)
Grazie di aver condiviso la tua storia qui con noi e in bocca al lupo!!!
Molto carina davvero. Edward mi ha fatto una tenerezza incredibile e Bella è stata grande.
RispondiEliminaAvevo immaginato che l’incidente fosse stato causato volontariamente, non da Bella ovviamente, ma meglio così. Niente drammi solo tanto amore.
Complimenti.
Sembra la trama di un romanzo di Sparks, dove il sentimento si insinua lento, ma risoluto, tra le mille problematiche della vita. Il mondo delle corse affascina da sempre tutti e una Bella fantino è una particolare scelta, secondo me riuscitissima. Edward io lo adoro in tutte le salse e se, alla fine, corona il suo sogno ed è pure felice ...meglio ancora. Bella davvero. Buona fortuna.
RispondiEliminaAmmetto che all'inizio pensavo avresti parlato di carte, tratta in inganno dal banner e quando ho letto del vizio del gioco e della paura di perdere tutto scommettendo ne avevo avuto conferma. Invece parlavamo di cavalli!
RispondiEliminaMi è piaciuto un Edward con problemi economici (non per un sadico piacere eh! ma per aver visto un uomo disposto a tentare il tutto per tutto per sbancare il lunario) e hai creato un personaggio delicato e allo stesso tempo affascinante.
Brava.
avevo avuto la sensazione che l'incidente della cavalla (tra l'altro, bellissima la battuta di Bella sulla sua paura di essere confusa con la giumenta xD) fosse stato causato e non, appunto, un incidente ma sono stata felice di vedere che hai dipinto un uomo buono che decide di salvare l'animale quando di solito non è così con gli animali impiegati nella corsa. Brava.
una grande dolcezza per tutta la storia anche e soprattutto nel finale quasi troppo zuccheroso ma azzeccatissimo per la storia ;)
ami
Perfetta!
RispondiEliminaL'ho trovata perfetta.
Una storia non scontata.
Bravissima!
Monica
Adoro i cavalli,è stata la mia passione per tantissimi anni e l'ho dovuta abbandonare per tante ragioni.
RispondiEliminaLa storia è talmente dolce e romantica da lasciarti spiazzata. Lui che, una volta tanto, ha problemi di soldi e lei, prima sua dipendente, poi sua benefattore, all'insegna di un amore appena sbocciato e che preannuncia scintille.
Veramente tanti complimenti....
BRAVISSIMA!!!!!!!!!!!!!
Samu
♥.♥ questa è la mia espressione adesso :-)
RispondiEliminaChe storia dolce, davvero emozionante :-)
La parte finale poi, con Belle che li copre, è davvero stupenda :-)
Complimenti davvero!!!
Storia dolcissima,un Edward diverso dal solito miliardario a cui non manca niente.Sentimento puro e semplice.Molto bella.Paola P.
RispondiEliminaQuesta storia mi è piaciuta tanto. Prima di tutto ho amato davvero l'originalità dell'idea, assolutamente inaspettata. Ho amato il personaggio di Edward che hai caratterizzato con una maturità e una profondità deliziose. Non l'eroe classico, ma un eroe nondimeno. La prima parte non l'ho letta come una descrizione della fragilità del personaggio maschile. Anche l'essere più forte messo alle strette ha reazioni di paura e sconforto, ma lui ha saputo tenere la testa alta e difendersi per come poteva. Ho amato la parte centrale in cui lui, in linea con il ritratto che ne hai fatto, mette al primo posto i valori importanti e fa la cosa giusta. E ho amato il finale, un po' magico che in una bella favola ci sta sempre. Molto bella la storia e molto brava tu a scriverla. Grazie di avere partecipato! - Cristina-
RispondiEliminaCiao una bella storia breve e intensa. E che nasconde anche il tema attuale della crisi che colpisce tutti. Il finale forse è un po' affrettato ma ho apprezzato l'incertezza iniziale sullo sport prescelto.
RispondiEliminaBrava mi è piaciuta !!
Complimenti e.......... Il mio voto è 1!!!
RispondiEliminaJB
Os piena di tenerezza che mi ha scaldato il cuore :).
RispondiEliminaUn Edward con problemi economici che tenta il tutto e per tutto per salvare ciò che gli è più caro e una Bella che lo aiuta... poi la loro storia d'amore che sboccia...
Che storia meravigliosa :3!
Bravissima!
:D e grazie per averla condivisa con noi!
Un bacio ♥!
questo Edward mi ha sciolta!!!! WOW
RispondiEliminaVOTO 1
ILA CULLEN
Dolce e tenera storia. E la cavalla è un amore! Brava!
RispondiEliminaStefania Rossi
E' raro trovare una storia con Edward in difficoltà economiche e in questa shot ho apprezzato molto la sua fragilità e la dolcezza con cui Bella lo aiuta a risolvere i propri problemi. Complimenti e grazie per aver condiviso la tua storia con noi.
RispondiEliminaQuesta mi ha proprio fatto commuovere... Diciamo che sono sensibile quando si parla di cavalli e questi personaggi traboccano di amore. Ho adorato la leggerezza con cui hai descritto tutti gli stati d'animo, usi una terza persona che non è fredda e distante, ma che accarezza il lettore con le emozioni dei personaggi.
RispondiEliminaBellissima, complimenti.
Aleuname
Un Edward sull'orlo del tracollo finanziario eppure lucido e astuto. Isabella intraprendente e determinata e Belle... una cavalla eccezionale. Bella storia... la scelta si fa sempre più ardua e complicata! Complimenti all'autrice (ricordati di accentare i sé!)
RispondiEliminanon ho firmato... JTP
EliminaUna bella storia d'amore con un Edward adorabile, con problemi reali e non una delle solite dove sono tutti bellissimi,ricchissimi e dove i problemi sono un unghia spezzata o la cravaatta che si abbini al colore dei calzini!! Il finale è fantasticamente dolce (adoro i cavalli e gli animali in genere)
RispondiEliminaBellissima storia!!!
RispondiEliminaCommovente e romantica come una favola!
Tu sei bravissima e io ho sempre più difficoltà ad assegnare i punti!
Siete tutte troppo brave!!!
Bella storia, complimenti!
RispondiEliminaLa mia vincitrice!!! 3 punti.
RispondiEliminaStoria bellissima e romantica come piace a me.... E' bello leggere di un Edward con problemi economici e non il solito ricco imprenditore che ha tutto e può tutto.... Sono dolcissimi tutti e due!!!
Grazie!!! Sei stata eccezionale!!!
Ciao!!! Gloria.
2 Punti
RispondiEliminaE' una bellissima storia! Di una tenera dolcezza ma grazie alla tua bravura non sdolcinata. Azzeccato anche il racconto in terza persona, ed il finale con la cavalla che li copre, perfetto. Bravissima!
Mi sono commossa, per lui e per Belle.... Aspetto di vedere lei che porta a spasso i loro bambini.
RispondiEliminaBrava
Lucia