For one moment.
Solo un momento. Sarebbe bastato solo un momento in più e mi avrebbe scoperta. Erano ormai tre mesi che me ne stavo fuori dalla palestra dove lui lavorava. Tre volte alla settimana compivo il solito rituale; alle sei di sera mi incamminavo e dalla finestra lo guardavo insegnare King boxing a dei ragazzi di sedici, massimo diciotto anni. Non sapevo il suo nome, né la sua età. Conoscevo solo il suo corpo, stampato in modo preciso all’interno della mia mente. Lo avevo visto solamente una volta e mi ero follemente infatuata.
I suoi capelli color oro ribelli si animavano col vento che dolcemente li scompigliava. Le sue mani, attente e curate reggevano il bicchierino di Starbucks e il suo modo di camminare mi aveva fatto tremare le gambe e, oserei dire, anche la mia povera intimità.
Avevo diciotto anni, non sapevo niente di cotte tantomeno di infatuazioni. Ero una di quelle ragazze che venivano chiamate “maschiacci”, perché i ragazzi li guardavo solo come amici e niente di più. Le mie amiche parlavano di vestiti, accessori e make-up, io preferivo l’opposto: football, scarpe da ginnastica e videogiochi. Niente e nessuno aveva mai fatto tremare il mio cuore oprovocato quel famoso sfarfallio allo stomaco: con lui era diverso. Quello sconosciuto bello quanto impossibile; quell’uomo che, con un solo sguardo mi avrebbe potuto mettere in ginocchio, c’era riuscito. Non ne avevo parlato con nessuno, avevo vergogna di ammettere alle mie amiche che mi ero infatuata di quello che poteva essere benissimo un fantasma riprodotto dalla mia mente, avevo paura di essere giudicata come una sciocca, che crede di essere attirata da una persona della quale non sa nemmeno il nome. Avevo paura, ma volevo quel ragazzo; lo pretendevo e me lo sarei preso.
I giorni passarono e la mia intraprendenza se ne andò con la luna di quella stessa sera. Non sapevo che fare. Ogni qualvolta le sue lezioni finivano io scappavo in quanto, se mi avesse scoperto, sarei potuta apparirgli come una ragazzina frivola, una psicopatica che gli sbavava dietro senza ritegno. Non avrebbe avuto torto, ma quella non ero io. Dovevo entrare in azione, perché avevo bisogno di sapere con assoluta urgenza che non fosse solo il frutto della mia immaginazione. Dovevo guardarlo negli occhi per essere condannata o apprezzata. Perciò mi ritrovai col dito sul campanello della mia più fedele amica: Alice Brandon. L’opposto di me ma, dopotutto, gli opposti si attraggono e noi due ne eravamo la prova vivente. Adoravo Alice e il sentimento era ricambiato. Avevamo gusti diversi eppure, nei ragionamenti, che fossero un paio di scarpe o un videogioco per l’Xbox, non importava, le nostre menti viaggiavano sulla stessa lunghezza d’onda.
«Ehi Bella!» Esclamò con enfasi, abbracciandomi forte. La salutai e mi invitò ad accomodarmi dentro. La casa di Alice era fantastica, a soli diciannove anni i suoi le avevano garantito affitto e viveri fin quando non avrebbe finito con gli studi. Lei era, appunto, fissata con la moda e quant’altro e studiava per diventare stilista. Ce la vedevo bene e, ne ero sicura, dopo la laurea avrebbe trovato immediatamente lavoro. Mi sedetti sull’alto sgabello e poggiai i gomiti sull’isola della sua cucina.
«Jasper?» Chiesi stranita di non trovarlo lì. Passava spesso il sabato pomeriggio con Alice. Era il suo ragazzo dai tempi delle medie.
«Dovrebbe essere qui tra poco». “Ecco” pensai tra me. Feci un respiro profondo e mi preparai a parlare.
«È bellissimo» mormorai con aria sognante. Solo dopo, però, mi resi conto che l’avevo fatto davvero e con la voce alta di qualche ottava in più del solito.
«Oddio! Chi è bellissimo?» Mi chiese la mia amica, mentre saltellava verso di me, con un luccichio strano negli occhi. La fissai per parecchi secondi e mi decisi a parlare, era inutile continuare con l’imbarazzo e, soprattutto, ero andata da lei proprio per quello.
«Un ragazzo. Insegna in quella palestra dietro casa mia. Lo spio da mesi, ma lui ancora non si è mai accorto di me» dissi affranta e rossa come un pomodoro. Le raccontai della prima volta che lo vidi; glielo descrissi proprio come lo facevo io nella mia mente, evitando i pensieri poco puri che aleggiavano dentro la mia testa.
«Quindi non sai il nome». Annuii a quella sua affermazione e aspettai che mi giudicasse. Non lo fece. Sorrise con tenerezza e accarezzò i miei capelli. Sembrò più mia madre e un po’ meno Alice in quell’istante.
«Chiamiamolo “Man”» disse con fare divertito, mentre versava il caffè dentro le due tazze.
«Man?» Dissi con poco entusiasmo. «È assurdo!» ribattei ancora. Lei scoppiò a ridere e scosse la testa.
«Non sai il nome, né l’età e, soprattutto non conosci nemmeno il suo orientamento sessuale. Potrebbe anche essere gay, lo sai?». Rimasi pietrificata, sentendola parlare e la guardai attonita. Il lampo divertito negli occhi di Alice scomparve all’istante. Mi coprii la bocca con una mano e restai in silenzio. Non avevo nulla contro i gay, sia chiaro, anche perché di diverso non avevano comunque assolutamente nulla. Era come se Alice mi avesse detto: sarà mica fidanzato? Non sapevo un tubo di questo ragazzo misterioso e, molte volte avrei preferito lasciar perdere, ma non appena si faceva l’orario in cui ero consapevole che lui avrebbe cominciato con le sue lezioni, i miei piedi scattavano e mi portavano da lui. Una calamita.
«No, no, no, no, no…ascolta! Non sappiamo nulla. Potrebbe anche essere fidanzato o sposato, un pregiudicato, un molestatore, un mafioso o un’agente dell’FBI. Calmiamoci». Entrambe cominciammo a respirare regolarmente e aspettammo che ci venisse un lampo di genio. Tra me e Alice è sempre stato così; ogni qualvolta avessi un problema, lei c’era sempre, e non dovevo neanche chiederle aiuto perché lei mi capiva più di ogni altra persona.
«Jasper!» Esclamò saltando dalla sedia. «Hai detto palestra? Potrebbe fare questo corso di King boxing e scoprire qualcosa!» Propose allegramente. La guardai con disappunto perché conoscendo Jasper non avrei potuto accettare una cosa del genere. Lavorava tutto il giorno e non mi sembrava giusto fargli fare anche quello sforzo fisico ma, soprattutto, era un pessimo attore; già il secondo giorno avrebbe rivelato a Man il motivo per il quale stava prendendo quelle lezioni.
«No, assolutamente no!» Dissi alterata. Il suono del campanello distrasse Alice prima che potesse ribattere.
«È Jasper. Tempismo perfetto».
«Alice? Ho detto di no».
«Sì».
«NO!» Urlai con tutto il fiato che possedeva il mio corpo. Era escluso! Jasper entrò e gli sorrisi. L’ho adorai fin dal primo giorno che lo vidi. Ricordo che giocammo per tutto il giorno a Call of Duty e fu amore fraterno. Jasper entrò in cucina, mi salutò abbracciandomi e mi chiese come mai ero lì. Era strano che mi recassi a casa di Alice, soprattutto il sabato. Solitamente, avendo genitori amanti dell’arte e fondatori di una delle più grandi gallerie di Londra, il sabato lo passavo ad aiutarli a sistemare le sale per la mostra della domenica. Quel giorno mi tirai fuori, per la prima volta, poiché dovevo trovare una strategia per incontrare il fantomatico Man. Parlarne davanti a Jasper non era davvero il caso, perciò presi la mia borsa e mi lasciai accompagnare alla porta dalla mia migliore amica.
«Ci vediamo domani allora» mi disse col suo solito tono affettuoso.
«Alla mostra» conclusi annuendo. Non appena uscii la pioggia mi colpì in testa come uno sciame d’api. C’era un solo motivo per odiare l’Inghilterra; la pioggia. Presi la borsa e me la misi in testa a mo’ di ombrello provvisorio e iniziai a correre. Arrivai a casa e mia madre si prese cura di me e dei miei vestiti bagnati. Finii di cenare e il mio umore era pessimo. Non avevo aiutato i miei e questo mi faceva sentire profondamente in colpa nonostante loro non me lo facessero pesare. Ero stata poco con Alice, non avevo ancora concluso niente e avevo rischiato di prendere la polmonite, ma per cosa? Per tornare a casa con la mente e le mani vuote? Continuavo a pensare e a desiderare l’uomo misterioso, senza però trovare nessuna soluzione,se non quella di soddisfare da sola le mie fantasie represse, quelle che solo lui era riuscito a farmi ammettere. Man; il suo nome continuava a ronzarmi in testa. Dovetti ammetterlo a me stessa, quello pseudonimo era parecchio carino quanto arrapante. Chiusi gli occhi e me lo immaginai a torso nudo steso al mio fianco, con le mie dita sorpassai l’elastico dei miei slip e immaginai le sue dita al posto delle mie… eh sì, quelle le avevo fissate bene per ore e ore immaginandomi quello che poteva farmi con quelle abili dita da uomo sportivo e primitivo. Ansimai convinta che se mi fossi guardata allo specchio mi sarei vergognata; da quando quell’uomo era entrato nella mia vita avevo dimenticato cosa fosse l’imbarazzo col mio corpo, fissazione che mi aveva sempre accompagnata. Io, Isabella Swan, mi stavo donando del piacere da sola, stentavo a crederci. Scoppiai a ridere nella mia bolla fatta di pazzia e sentii la maniglia della porta della mia camera aprirsi. Cazzo! Era mio padre. Fortunatamente ero sotto al lenzuolo di seta nero. Avvampai all’istante e tolsi immediatamente le dita. Schiarii la mia voce cavernosa e aspettai che entrasse.
«Disturbo Bells?».
«Mh… no, entra pure». Lo dissi poco convinta, infatti mio padre alzò un sopracciglio, ma non mi chiese niente per fortuna. Sospirai di sollievo quando mi dette la buonanotte. Facevo schifo quando si trattava di mentire. Qualche minuto dopo, stanca per lo stress accumulato e per il non essere riuscita a soddisfare il mio bisogno, mi addormentai con un ghigno sul viso. Finalmente mi era venuta in mente una soluzione perfetta. Il giorno dopo aspettai l’arrivo di Alice alla mostra, come un marito aspetta la futura sposa all’altare. Alice era l’unica a sapere la verità, ma era anche la sola che avrebbe potuto consigliarmi al meglio e con sincerità. Non appena la vidi entrare tirai un sospiro di sollievo.
«I quadri sono bellissimi!» Esclamò venendomi incontro.
«Devo ammettere, però, che quelli di due settimane fa erano più interessanti»
«I tuoi genitori sono una forza» continuò sorridente. Annuii mentre salutavo le altre due mie amiche, Caroline e Angela. Non le avevo degnate neanche di uno sguardo e me ne pentì all’istante, ma ero troppo concentrata su Alice. Io avevo visto entrare Alice, ma solo perché ero concentrata su di lei, ovviamente non era sola ma con le mie altre amiche; Caroline e Angela. Le salutai con calore felice di vederle e chiesi scusa per la mia brutta figura.
«Non ti preoccupare» mi disse Angela, mentre Caroline sorrideva. Attratte dai quadri si congedarono, lasciandomi da sola con Alice. La presi per un braccio e mi allontanai perché non volevo che nessuno ci sentisse mentre le avrei spiegato il mio piano.
«Che c’è?» Mi chiese Alice con tono curioso.
«Devo parlarti. Pensavo che…» le parole mi restarono bloccate nella gola. Oddio! Dall’entrata principale vidi i miei genitori che, al fianco di Man, venivano verso di me.
«Oddio Alice!» Esclamai agitata e attonita. Entrai in trance e sperai che il tempo si fermasse.
«Che c’è? Sembra che tu abbia ingoiato un rospo!» Urlò la mia amica, non capendo il perché del mio atteggiamento isterico. Ovviamente non aveva tutti i torti. Mi nascosi dietro di lei, mentre osservavo i miei genitori. Avevano occhi solo per lui mentre avanzavano minacciosamente verso di me.
«È lui, Alice!» le confessai, indicandoli. Quasi mi misi a piangere.
«Oh cazzo!Lui è man?»
Oddio! Porca zozza! Non sapevo che fare, mi guardai attorno sotto lo sguardo attento della mi amica e, con tempismo perfetto Freud, il cameriere, mi si fermò davanti col vassoio contenente le tartine. Cominciai a parlare con lui non sapendo bene cosa chiedergli e diventai verde quando vidi Man ad un metro da me.
«Bella, tesoro… vorremmo presentarti un nostro intimo cliente» mormorò mia madre con dolcezza.
«Ehm… mamma…». “Cazzo!” avrei voluto urlare, ma non so come mi trattenni. Mio padre mi guardava in modo strano ed io ricambiai con uno sguardo interrogativo. Tutto pur di evitare il suo, di sguardo.
«Bella, lui è Edward Cullen. Edward lei è nostra figlia, Isabella». Notai la sua mano avvicinarsi alla mia e fu lì, in quel preciso istante, che feci l’errore di alzare la testa dal pavimento per incontrare il suo sguardo.
Verdi.
I suoi occhi erano verdi! Io amavo il verde. Erano così meravigliosi che avrei volentieri trascorso ore intere ad osservarli. Mi detti un pugno mentalmente e poi non capii più nulla. Era ovunque, come sempre; la sua presenza era afrodisiaca, il suo viso sembrava quello di un angelo, le sue labbra erano morbide e piene… perfette. Lui lo era.
«Piacere» pronunciò con la sua voce suadente. Non appena le mie orecchie registrarono il tono della sua voce strinsi istintivamente le gambe tra loro. Avvampai e alzai gli occhi al cielo quando sentii bagnarmi l’interno coscia per colpa dello sfregamento di poco prima. Non seppi dire se feci lo stesso effetto a lui. Ero troppo ipnotizzata dai suoi gesti e dalla sua voce. Parlava di arte continuamente e ogni singola parola che usciva dalle sue labbra rubava il cuore ai miei genitori e un gemito a me. A fine serata mi ritrovai ancora una volta insoddisfatta e disperata. Dopo esserci presentati non ci eravamo detti più nulla. Alice mi aveva lasciata lì, in balia dei miei genitori, dicendomi che l’indomani avrebbe voluto sapere tutto, lo pretendeva. Quella notte non mi toccai, ma restai ugualmente soddisfatta; immaginando, la sua voce e le sue dita ancora una volta, venni violentemente.
Ero pazza, ma chi ha mai detto che la pazzia è un difetto?
«Sei una cogliona!» Enfatizzò la mia migliore amica, dall’altro lato del telefono. Erano le otto del mattino ed Alice non aveva potuto fare a meno di aspettare la mia chiamata.
«Non me la sentivo! Avrei voluto vedere te! C’erano i miei genitori, cazzo!» Mi passai una mano sul viso, poiché stavo ancora dormendo.
«Deve per forza venirti qualcosa in mente! Se quello non ha la ragazza la trova schioccando solo le dita». Sbuffai, consapevole che quello che aveva detto fosse vero e una morsa mi strinse lo stomaco.
«In realtà…» cominciai mordicchiandomi il labbro inferiore «un’idea m’era venuta, prima di incontrarlo alla mostra…» non sapevo se era una buona idea, ero titubante e avevo paura di star sbagliando. Ma con Alice non puoi lanciare il sasso per poi nascondere la mano, perciò ero consapevole che avrei dovuto dirle tutto.
«Dimmi tutto, mi sono messa comoda»
«Avevo pensato di iscrivermi alle sue lezioni». Restò per qualche attimo in silenzio e poi, come suo solito, iniziò a parlare a raffica.
«Bella! Questo potevi farlo prima di incontrarlo, cosa potrebbe pensare adesso? Che ieri lo hai visto per la prima volta e già gli fai il filo! Potrebbe pensare che sei una di quelle ragazzine che si sentono troppo grandi, ma che in realtà non lo sono per niente. Non lo conosci non sai cosa può pensare». Immaginavo una tale risposta da Alice, ma la mia caparbietà mi permise di risponderle a tono.
«Punto primo: ieri non abbiamo parlato completamente. Punto secondo: i miei genitori non sanno nemmeno dove lavora. Compra i loro quadri a prezzo sbalorditivo e questo gli basta. Punto terzo: non lo conosco, hai ragione. Non so cosa potrebbe pensare, ma voglio provarci, almeno non resterò col dubbio a vita. Adesso vado a lavarmi e vado. Ti faccio sapere tesoro. E sì, ti voglio bene». Attaccai il telefono col sorriso sulle labbra e mi feci una doccia rigenerante. Non sapevo come ci si veste in questi casi, perciò optai per un paio di jeans stretti e una canotta nera aderente. Presi il mio caffè, afferrai il cellulare e le sigarette e uscii di casa. I miei non c’erano e questo facilitava l’insolita uscita mattutina. In meno di un minuto ero in palestra e aspettai il mio turno per parlare con l’addetta al box informazioni.
«Vorrei iscrivermi al corso di King boxing» dissi con voce seria e ferma. La ragazza mi guardò strabuzzando gli occhi e, per far vedere che era ben educata, annuì e cominciò ad armeggiare con il pc.
«Ci sono due tipi di corso con insegnanti diversi. Preferisce quello di tre volte a settimana o di due?»
«Tre»
«Perfetto! Stasera alle diciotto ha la prima lezione. Per quanto riguarda il pagamento deve parlare con l’insegnate, in questo caso… Edward Cullen».
«Grazie». Scoppiai a ridere quando uscii dalla palestra; c’ero riuscita! Non sapevo cosa sarebbe passato per la testa a Edward nel momento in cui mi avrebbe vista. Mi ero messa in gioco perché lo volevo, tanto valeva giocare e prendermelo.
«Isabella! Che piacere vederti» mormorò con la sua voce calda a un centimetro dal mio viso.
«Mi… mi sono iscritta da poco».
«Immaginavo». La sua voce era calda e suadente; me l’ero sognata quasi tutte le notti, ma la mia fantasia non viaggiava a livelli così alti. In tenuta da lavoro era ancora più bello: i capelli ancora più scompigliati del solito, i polsi fasciati da polsini rossi e bianchi, il suo sedere sodo fasciato dai pantaloni della tuta, la canotta che lasciava davvero poco all’immaginazione, rivelando il suo petto duro e scolpito e i suoi occhi… Dio quelli li tenevo per ultimi; erano più limpidi. Lasciavano trasparire tutto l’amore per il lavoro che svolgeva. La lezione passò troppo in fretta. Il lunedì si faceva perlopiù teoria ed era davvero pallosa. Durante la lezione, lo scorsi più volte a sorridermi e ad ammiccare nella mia direzione. Avrei voluto leggergli la mente, invece l’unica cosa che capivo era il suo corpo; era evidente che mi avesse mandato segnali veri e profondi, tant’è che le mie mutande per più di due volte chiesero pietà.
«Perfetto ragazzi. Ci vediamo mercoledì» ci disse a fine lezione. Presi la mia roba e mi incamminai fin quando non sentii qualcuno tirarmi il braccio.
«Parliamo, ti va?» mi chiese Edward, con una strana luce negli occhi.
«Solo per un momento». “Oddio!” pensai “sarà mica un maniaco sessuale?”. Mi presi a calci mentalmente; ero stata troppo stupida, avrei dovuto prendere informazioni su di lui e, magari, spiarlo anche quando era fuori con qualcun altro! Ero bollente di paura e anche dopo che mi accomodai sulla sedia, sotto il suo sguardo indagatore, sentivo sul mio braccio il tocco delle sue dita, il che mi fece rabbrividire.
«Quanti anni hai?» mi chiese sedendosi di fianco a me.
«Diciotto, tu?»
«Ventiquattro».
«Sei impegnato?» gli chiesi senza rendermene conto. Avrei dovuto seriamente cucirmi la bocca.
«No. In tutti i sensi, difatti, sono qui con te» mormorò a qualche centimetro dal mio viso. Non so come né perché, ma quel ragazzo mi ispirava fiducia. Il momento che gli avevo concesso diventò lungo quattro ore, tant’è che parlai come mai avevo fatto prima, nemmeno con quella logorroica della mia amica Alice. Risi a crepapelle un miliardo di volte e, nonostante avessi agognato il suo tocco per tanto tempo, quella sera ero felice. Lo avevo conosciuto e ci avevo parlato, quello mi bastava per farmi capire che era un ragazzo normale; era dolce, lo era davvero tanto. Ogni suo gesto riusciva a farmi fremere, ma non sentivo più l’urgenza che c’era prima, era interessante da ascoltare e da guardare. Quella sera non ci baciammo solo per questione di un momento. Mi accompagnò a casa e mi salutò con un bacio all’angolo della bocca. Mi bastò. Parlare con lui, ridere e scherzare mi aveva resa felice. Mi addormentai col sorriso sulle labbra e mi promisi di richiamare Alice per farle presente che, non solo era single e etero al cento per cento, ma che non era un serial killer.
Sei mesi dopo.
«Cacchio Edward! Ti prego!». Erano ormai ore intere che lo imploravo di sostituire le sue dita con il suo membro. Lui però non cedeva mai, se non quando arrivavo al limite.
«Aspetta. Devi avere pazienza». La sua voce roca, però, non calmò i miei spiriti bollenti e, forse, nemmeno lui lo voleva così tanto. Erano ormai cinque mesi che stavamo ufficialmente insieme. Lo amavo, ne ero sicura ed ero altrettanto convinta che, nonostante lui ancora non me l’avesse detto, anche lui mi amava. Mi coccolava come un gentiluomo per poi sfinirmi sul letto, divano, tavolo o pavimento. Il sesso con Edward era dolce ma allo stesso tempo rude e primitivo; amavo farmi toccare da lui con le sue mani che, da perfetto insegnante di sport, erano abili e irrefrenabili, infatti scatenavano in me l’impossibile. Mentre i miei umori scivolavano via sentii il suo membro scaraventarsi con forza dentro di me.
«Ah!» dissi, liberando finalmente la mia anima sessualmente soddisfatta.
E per un solo momento nella mia mente si formarono le immagini di noi, da quel ventiquattro Aprile ad oggi.
Due sconosciuti, allieva e insegnante, che parlavano come se si conoscessero da una vita.
Le stesse persone, ormai amici, che mangiavano un gelato seduti su un gradino di una vecchia chiesa.
Lui che stringeva la mano di lei e se la portava sul collo per poi afferrare la ragazza con forza e baciarla come se non ci fosse un domani.
Lei che lo guardava come se fosse l’unica persona al centro dell’universo.
Eravamo innamorati e, ogni giorno, ringraziavo la mia mente testarda che non mi aveva permesso, nemmeno per un solo momento, di dimenticare quell’uomo che era entrato senza preavviso nel mio cuore.
Edward spingeva ed io gemevo. Aprii gli occhi e vidi i suoi guardarmi con un lampo divertito.
«Ti amo» ammise finalmente.
«Lo so, idem» Baciai le sue labbra e insieme urlammo i nostri nomi. Ero felice e non solo per un momento; lo ero in tutti gli attimi in cui eravamo insieme.
Dieci anni dopo
Gli anni che avanzarono non li passammo con facilità. Come in tutte le coppie del mondo avevamo avuto i nostri problemi. Avevamo dovuto affrontare molti dubbi, che avevano messo a dura prova la nostra relazione. Non sto qui a raccontarvi tutto quello che attraversammo per arrivare ai nostri otto anni di matrimonio. Quello che posso e, che voglio dirvi, è che l’amore, quello che abbiamo vissuto dall’inizio fino ad oggi, è rimasto intatto poiché superammo tutte quelle avversità con forza e fiducia, così come dovrebbe fare una coppia. Trascorso un anno dal nostro matrimonio io e mio marito decidemmo di aprire una palestra tutta nostra. I nostri figli, Michael e Grace ci resero orgogliosi di loro giorno per giorno. I miei genitori continuarono con le mostre e Edward rimase il loro miglior compratore. Le mie amiche si sposarono, compresa Alice, che mi volle come testimone. Il mio telefono squillò interrompendo i miei ricordi. Era Jasper, che mi informava della nascita del loro quarto figlio. Mark, di due chili e otto, era uno dei bambini più belli che i miei occhi avessero visto. Alice e Jasper erano felici, ma in fondo chi non ci avrebbe scommesso in passato? Una mano carezzò la mia spalla e senza vederlo capii a chi apparteneva quel tocco. Era il mio Man.
«È bellissimo» mormorò ad un centimetro dal mio orecchio.
«Lo è, hai ragione».
«Ricordi la nascita di Michael?» Annuii e scoppiai a ridere. Come avrei potuto dimenticare la nascita di mio figlio?
«Hai solo ventotto anni» mi disse accarezzandomi il mento con il pollice.
«E tu trentaquattro» ribattei facendogli l’occhiolino.
«Facciamone un altro» mormorammo all’unisono, per poi scoppiare a ridere. Ci guardammo negli occhi e rividi tutto quello che insieme avevamo costruito. Tutte le passeggiate fatte in riva al mare, tutte le notti insonni passate a costruire il nostro futuro. Ripensai ai nostri litigi e al modo in cui facevamo pace; rimanevamo ore nel nostro letto ad amarci come se non fosse mai abbastanza. La nostra storia, per quanto bizzarra e caotica, non sarebbe mai giunta al termine, neanche dopo che i nostri cuori avrebbero smesso di battere. Quella era l’unica certezza che avessi in quel momento.

ahahahahahahah! autrice di questa storia....ti stringo la mano! Perchè mi sono trovata spesso nella condizione di spiare qualcuno dalla finestra, da dietro una porta o altro...e...mi sono ritrovata in Bella! Anche nel momento in cui i suoi genitori presentano il "loro cliente" migliore...ahahha! Mi sono proprio trovata lì e volevo sotterrarmi. Complimetissimi!
RispondiEliminaNon so quale sarà la tua posizione in classifica e non so per chi voterò...ma di sicuro questa storia me la rileggerò molte volte! Chissà che non ti venga l'idea di arricchirla e farla di qualche capitolo regalandoci milioni di risate e figuracce e dettagli molto più spinti e altro ahahaha...Bravissima
Alyfa
Quasi non ci credo........una storia semplice senza drammi ma piena di emozioni e di amore!!!
RispondiEliminaGrazieeeeeeeeeee
Un Bacio
JB
Ho avuto come l'impressione di essere seduta ad un tavolino al bar con un'amica che non vedevo da tempo che mi stava raccontando ciò che le era capitato nel periodo che non ci eravamo viste. E la cosa mi è piaciuta molto.
RispondiEliminaLa semplicità con cui hai raccontato gli eventi è deliziosa.
Brava...
Aww!!! Nuoooooo!!! Io volevo saperne di piùùùùùùùùùùù!!! Mi è piaciuto moltissimo l'inizio perchè molto dettagliato e capisco che in una one-shot non si possa scrivere più di tanto e così ti chiedo in ginocchio di scrivere tutto il resto! hahaahahahahahah! Vorrei anche saperne di più di lui e COME hanno avuto i figli nel dettaglio! Non parlo del parto ma del concepimento ovviamente! :D
RispondiEliminaBrava! Bella storia e ottimo punto di vista da parte di lei! Grazie per aver partecipato e in bocca al lupo!
-Sparv-
Mi è piaciuta ancora alla seconda lettura... e quindi l'Edward intenditore di arte merita un se pur piccolo riconoscimento.
RispondiElimina1 punto per te
ciao!
RispondiEliminami è piaciuto molto l'inizio di questa OS con l'atteggiamento quasi ossessivo di Bella che spia il MAN fuori dalla palestra ogni giorno e si confida poi con l'amica non sapendo più che fare. Brava. la seconda parte mi è sembrata un pochino affrettata da quando i due si parlano a quando scopriamo che progettano di copulare e procreare di nuovo (senza potergli dare torto; anche io con un Edward poco più che trentenne non farei altro ahahahha)
mi è piaciuto anche l'Edward intenditore d'arte e i coniugi Swan stranamente ancora insieme e non separati come nel 98% delle ff che abbia mai letto xD brava!
ami
Davvero carina questa storia. Isabella ossessionata da un Edward sconosciuto è molto affascinante.
RispondiEliminaBello anche quando si conoscono e quando "ampliano" la conoscenza.
Mi sarebbe piaciuto leggere di più di loro, ma va benissimo anche così.
Complimenti.
Awwww
RispondiEliminaAnche io mi sono ritrovata a 'spiare' qualcuno...ah ah ah
Bellissima e simpatica!
pensa ad approfondire...ah ah
Monica
Penso di sapere chi sia l'autrice, vedremo se ho ragione!!!
RispondiEliminaComunque immaginarmi Edward che fa Full contact manda in estasi le mie facoltà mentali, quindi posso ben capire il motivo della sua ossessione e l'insistenza dei suoi pedinamenti!
Complimenti!!!
Samu
Una Bella che stalkera Edward non so perché mi ha fatto venire in mente Edward che, nella Saga, segue sempre Bella in ogni sua mossa...
RispondiEliminaSolo che in questa os i ruoli sono invertiti :D ottima idea!
Andrebbe approfondita la seconda parte... dal loro primo appuntamento a quando concepiscono il secondo figlio :3!
So che in una os non si può scrivere tutto... quindi direi che ci sono ottimi spunti per farne una long :D!
Sarebbe bellissimo... ti prego ti preeegooo!
Bravissima e grazie per la condivisione :)!
Un bacio ♥!
Ciao!
RispondiEliminaLa storia è carina, lei che lo spia è una cosa che mi ha divertito molto!
La prima parte mi è piaciuta più che la seconda, più affrettata, è una OS e i punti principali ci sono, però...poteva avere più particolari xD
Complimenti!
Roby <3
Un ricco allenatore di King Boxing dagli splendidi occhi verdi e dalla voce suadente è il sogno di ogni fanciulla ormonalmente attiva...ma anche non attiva mi sa...Veloce e frizzante è un racconto che lascia il sapore dolce in bocca...anche se io alle belle storie d'amore che finiscono col per sempre felici e contenti purtroppo...credo poco. Felice che loro ci siano riusciti. Grazie!
RispondiEliminascritta bene, scorrevole e allegra
RispondiEliminacomplimenti
Ila Cullen
Mi è sembrato di ritornare ai miei 14/15 anni quando, con le mie amiche, seguivamo i ragazzi che ci piacevano :-)
RispondiEliminaMolto bella questa storia e molto bello il messaggio di non abbattersi mai e di combattere per ciò che vogliamo...
Brava!!!
Carina e simpatica,mi è piaciuto il fatto che Bella spii Edward da lontano senza farsi notare da lui.Lo considera troppo per lei e questa è una sensazione che tutte abbiamo provato almeno una volta nella vita.Brava.Paola P.
RispondiEliminaMa che carina sta FF. Veloce, scorrevole, simpatica. Brava !!! Luisa
RispondiEliminaQuesta storia mi ricorda gli appostamenti fatti con le amiche, quando ero adolescente, per spiare i ragazzi che ci piacevano. Storia carina anche se la seconda parte mi è sembrata un po' affrettata. Grazie mille per averla condivisa con noi.
RispondiEliminaBellissima! Povera Isabella ossessionata da Edward al punto da spiarlo regolarmente. Noi non faremo mai una cosa simile, no e poi no, solo perchè non insegna nella palestra vicino casa! Peccato sia finita così presto, avrei voluto leggere di più, come per esempio di una sua lezione. Brava!
RispondiEliminaCarinissima anche questa storia. Inutile negare che io mi sono identificata molto con una Bella guardona. La storia è dinamica, frizzante e divertente. Sembra di guardare una piccante sit com americana. La prima parte forse curata meglio, la seconda più affrettata, anche se nell'insieme la storia gira ed è convincente. Brava! E grazie per avere partecipato! Cristina.
RispondiEliminaQuesto commento è stato eliminato dall'autore.
RispondiEliminaConcordo in tutto per tutto con i commenti delle altre sia sulla prima parte più dettagliata (che ricorda a molte gli appostamenti che si facevano da quattordicenni o anni limitrofi) sia sulla seconda che è un po più affrettata. Comunque è piacevolissima e si legge veramente bene
RispondiEliminaCiao!trovo la tua shot molto scorrevole e veloce, ma alquanto divertente
RispondiEliminaSolo una cosa e' più sexy di Edward quando fa Edward!! Edward boxeur!!! E questo e' pure amante dell'arte!!
RispondiEliminaMi passi il suo numero please??
Voglio iscrivermi a questa palestra!!
Bravissima!! Una bella storia senza tanti drammi e difficoltà!
Edward come pugile mi piace. Vorrei averlo come insegnante ahah.
RispondiEliminaComplimenti, bella storia!
Bella stalker e' fantastica!!! Mi è sembrato di essere tornata all'adolescenza!!!!! Carina davvero !
RispondiEliminaBrava
Ma questa è la mia storia della vita da adolescente!!! Ho rivissuto le stesse sensazioni di quando spiavo i bei ragazzi che mi piacevano!!! Non mi è capitato nessun Edward tra le mani, però (sigh!!!)...
RispondiEliminaComplimenti per la bellissima shot,
Aleuname
2 punti
RispondiEliminaComplimenti,
Aleuname