SUN & FUN
«Ok, adesso ripetimelo ancora una volta, lentamente. Immagina che io sia una bambina di sei anni o anche meno.»
«Vuoi che ti faccia un disegno? Non hai più niente. Le azioni, le proprietà, i conti…
andati. È tutto andato. Sei al verde, Bella. Il verde più verde e brillante che possa esistere.»
Isabella Swan si strinse la base del naso emettendo contemporaneamente dei grandi respiri profondi.
«Non può essere. È una follia» continuava a ripetere. «Adesso mi sveglierò e mi farò una grossa risata perché tutto questo non sta succedendo davvero. È una semplicissima proiezione della mia mente. Il risultato di un periodo particolarmente stressante.»
«Bella?»
Isabella sollevò una mano per fermare le parole del suo amico. Poi, all’improvviso sollevò lo sguardo puntandoglielo dritto in faccia.
«Facciamo così: questo è il mio sogno quindi posso fare quello che voglio. Adesso ci alziamo da queste comodissime poltrone, andiamo a casa mia e passiamo il resto della giornata a fare sesso sfrenato.»
Jacob Black, amico d’infanzia e dirigente della Swan Enterprise Inc. guardò la sua amica con un misto di compassione e tenerezza.
«Bella…»
«Bella un cazzo, Jake! Questo è il mio sogno, sono io che decido quello che deve succedere. Ho imparato a farlo quando sono morti mamma e papà e non intendo ripiombare in quella merda di incubi che mi hanno perseguitato per troppo tempo. Non ci sto!»
«Tesoro» fece lui allungando una mano fino a sfiorarle una guancia, «per quanto la tua offerta sia davvero allettante, non è il caso di lanciarci in una sessione di sesso senza freni in questo momento. Dobbiamo pensare a cosa fare per tentare di recuperare qualcosa e scoprire dove si è cacciato quel bastardo.»
Bella si alzò dalla poltrona dirigenziale e cominciò a camminare avanti e indietro nel suo immenso ufficio.
Suo padre aveva passato moltissimo tempo in quella stanza. Aveva dedicato tutta la sua vita all’attività di software che era nata dal nulla per diventare un piccolo impero.
Gli aveva dedicato ogni momento libero, aveva coinvolto sua moglie che aveva amato quella società a sua volta grazie all’entusiasmo del marito. Avevano lavorato gomito a gomito per farla crescere fino al momento in cui era arrivata la loro bambina.
Da quel momento sua madre aveva abbandonato quasi del tutto per dedicarsi interamente a quel piccolo batuffolo rosa che riempiva ogni suo momento e anche suo padre aveva rallentato tanto per passare più tempo possibile con loro.
Bella si fermò voltandosi verso Jacob che la guardava preoccupato.
«Non posso perdere questo posto, Jake. Era tutto per loro.»
Jacob si alzò lentamente avvicinandosi alla sua amica. Silenziosamente la abbracciò posando le sue labbra sul capo di lei.
«Eri tu il loro tutto, Bella. L’azienda significava tanto, ma avrebbero dato via qualunque cosa per te.»
«E io ho perso loro e tutto quello che hanno creato.»
Si staccò lentamente sollevando lo sguardo per incontrare quello del suo amico di sempre. Le lacrime riempivano i suoi occhi minacciando di rotolare fuori.
«Come ho fatto a non accorgermene? Come è riuscito a fregarmi in questo modo?»
«Non è colpa tua, tesoro. Newton lavorava qui da tanti anni. Tuo padre gli aveva dato il compito di amministrare tutto. Non potevi immaginare che ti avrebbe derubata.»
«Se mio padre fosse stato ancora vivo non l’avrebbe mai fatto.»
«Non puoi saperlo.»
«Maledizione! Veniva a casa nostra a cena. Lo chiamavo zio! Come ha potuto farlo?»
«Non lo so, Bella, ma ti prometto che farò tutto quello che posso per ritrovarlo.»
«E quando ci riuscirai lo prederò a calci in culo» disse la ragazza sostituendo le lacrime con un fuoco di determinazione.
Jacob la fece sedere nuovamente al suo posto accomodandosi a sua volta sulla poltrona di fronte.
Bella fece un respiro profondo per riprendere il controllo.
«Quindi, ricapitoliamo.»
Jacob prese un fascio di fogli e cominciò ad elencare.
«Allora: la casa è una tua proprietà esclusiva. Non è mai entrata nei beni dell’azienda quindi è intoccabile.»
«Grazie a Dio» commentò Bella. Non poteva immaginare quale tragedia sarebbe stata perdere la casa dei suoi genitori.
«Hai perso tutte le azioni della società, ma resti comunque il presidente.»
«Un presidente senza potere decisionale. Praticamente una nullità.»
«Non serve a niente il disfattismo.»
«Mi pare che niente abbia un’utilità in questo momento.»
«Andiamo avanti. Le macchine sono andate quasi tutte. Hai ancora la mini.»
«Ma che gentile!» disse lei sarcastica. L’occhiata in tralice di Jacob le fece sollevare le mani come promessa di silenzio.
«Anche la ducati è rimasta nella tua disponibilità così come il tuo conto personale.»
«Allora posso prendere quelle scarpe fantastiche che mi ha consigliato Nessie.»
«Il sarcasmo non è affatto d’aiuto in questo momento.»
«E cosa lo è?» chiese Bella rammaricata.
Jacob non rispose continuando invece a scartabellare tra i fogli che aveva tra le mani.
«Ah, sì. Ti resta un’altra proprietà.»
«Ossia? La mia bici rosa?»
«In effetti… la bici rosa, quella da corsa e…»
«E…?»
«Un pugile.»
«Puoi ripetere prego?»
«Un pugile. Beh, non proprio lui. Il suo cartellino.»
Bella strinse nuovamente le dita sulla base del naso in un gesto ormai familiare a chiunque la conoscesse.
«E potrei sapere, di grazia, cosa mai dovrei farmene di un pugile?» disse tentando di contenere il nervosismo.
«Ti sembro uno con la faccia da sportivo? Certo, ho un fisico meraviglioso, atletico, prestante, senza un filo di grasso…»
«Jake!»
«Ok, ok. Non ti alterare, ma davvero, che cavolo ne so di quello che puoi farne? Qui dice che è stato una promessa dello sport qualche anno fa. Tuo padre l’ha acquistato poco prima di morire - il cartellino, non lui - aveva meno di diciotto anni all’epoca.»
«E adesso? Ha mantenuto quelle promesse?»
Jacob girò alcuni fogli cercando notizie, ma alla fine scosse le spalle sconfitto.
«Pare di no. Ha vinto diversi incontri per principianti all’inizio, ma poi si è fermato di botto e non ha fatto quasi più niente.»
«Grande! Solo Charlie poteva fare un acquisto simile.»
Jacob annuì senza realmente prestare attenzione alle sue parole, il naso ancora immerso nelle carte.
«Aspetta!» esclamò entusiasta. «C’è ancora qualcosa: pare che tu sia l’orgogliosa proprietaria di una palestra.»
«Oddio! Io detesto il fitness, figuriamoci se mi butto dentro una palestra.»
«Che ti frega del fitness. Se produce soldi sei di nuovo in pista. E poi, non sei tu quella che va a correre tutti i giorni e in bici nei week and?»
«Quello è diverso. Mi aiuta a pensare, organizzare le giornate e rilassarmi. Niente a che vedere con tutte quelle esaltate che sfilano in body attillati e scaldamuscoli.»
«A parte il fatto che personalmente ritengo ci siano modi più piacevoli per rilassarsi, te lo ripeto: non devi necessariamente unirti alle “esaltate”. Vai lì, dai un’occhiata, ti fai un’idea e decidi cosa farne.»
Bella emise un sospiro rassegnato.
«D’accordo, proverò, ma se mi trovo davanti a un centinaio di invasate in stretch vendo tutto con la velocità di un battito di ciglia.»
Jacob trattenne un sorriso schiarendosi la gola per darsi un contegno mentre Bella sospirava.
«Dove si trova questa meravigliosa, nonché unica, mia nuova fonte di reddito?»
Jacob riportò l’attenzione sui fogli prima di rispondere: «Brooklyn.»
«Brooklyn? Precisamente?»
Una nuova, veloce occhiata al foglio fornì a Jacob la risposta che cercava: «Williamsburg.»
Beh, non esattamente il posto dove si aspettava l’investimento di suo padre, ma quella zona, negli ultimi decenni, aveva attraversato un periodo di intensi cambiamenti. La criminalità era diminuita drasticamente a favore di una sempre maggiore presenza di giovani artisti e aspiranti attori.
Sicuramente la palestra era una di quelle nuove e super attrezzate costruzioni frequentate da donne annoiate che non sapevano come passare il tempo.
Bella accantonò le sue riflessioni per dedicarsi a pensieri più pressanti.
Non sarebbe mai riuscita ad uscire da quel casino. Aveva perso l’azienda dei suoi genitori e non c’era niente che potesse fare per riprendersela.
Trattenne le lacrime fingendo una tranquillità che non possedeva, ma Jacob la conosceva troppo bene per farsi ingannare.
«Credo che me ne andrò a casa adesso. Sento che sta per scoppiarmi il mal di testa.»
Il ragazzo le si avvicinò stringendola tra le braccia. Si era sempre sentita bene, al sicuro, avvolta nell’abbraccio del suo amico. Il suo fisico forte e atletico gli permetteva di creare per lei una nicchia nella quale la ragazza praticamente scompariva piccola e delicata com’era.
Jacob le posò un piccolo bacio sulla tempia cullandola dolcemente.
«Te lo prometto, Bella: farò tutto ciò che posso per trovarlo e obbligarlo a restituirti tutto quello che ti ha portato via.»
«Non c’è niente da fare, Jake. Ormai sarà in qualche isola chissà dove. Ha chiuso i suoi conti ed è sparito nel nulla. Non lo troveremo mai.»
«Dimentichi» le disse il ragazzo, «che prima si è occupato di tutte le transazioni per spostare i tuoi soldi nei suoi nuovi conti, deve per forza aver lasciato qualche traccia e io la troverò.»
«Credi di poterci riuscire?»
Jacob sospirò. Non gli andava di illuderla, ma sapeva di poter trovare qualcosa, anche fosse una piccolissima traccia da seguire.
«Ci proverò, Bella. Te lo giuro.»
«Grazie, Jake.»
Entrare nella grande casa che aveva - suo malgrado - ereditato dai genitori e dove viveva ormai da parecchio tempo, le fece stringere il cuore. Almeno quella non le sarebbe stata portata via.
Tutti i suoi beni erano già stati bloccati, ma la casa, quella stessa dimora che l’aveva vista crescere felice, non l’avrebbe avuta nessuno se non lei.
Non le era mai importato troppo delle cose materiali, eppure sapere che tutto le era stato sottratto con l’inganno, da una persona che avrebbe dovuto volerle bene, la faceva soffrire oltre modo.
Aveva perso i suoi genitori nello stesso momento, era riuscita a sopravvivere grazie alla forza interiore che le avevano trasmesso loro e alla volontà di portare avanti l’azienda che avevano costruito con amore e passione. Si era fidata di un uomo che era parte integrante della sua vita e aveva perso tutto.
Si scrollò di dosso quella patina di tristezza dicendosi che sarebbe andata bene. In un modo o nell’altro sarebbe rimasta a galla anche questa volta.
Se era riuscita ad affrontare la morte dei suoi genitori, sarebbe riuscita anche a superare questo.
Il giorno dopo, per prima cosa, sarebbe andata a controllare la situazione dell’unica attività che le restava.
Era inutile continuare a piangersi addosso, Jacob avrebbe fatto il possibile per farla tornare in possesso dei suoi beni, lei non poteva fare altro che dargli fiducia e aspettare.
Bella continuava a spostare lo sguardo dal foglio che aveva in mano all’ingresso che si era trovata davanti. Non era riuscita ad arrivare prima del pomeriggio e da diversi minuti si trovava ferma sul marciapiede convincendosi sempre di più che le indicazioni fornitele da Jacob fossero sbagliate.
Insomma, come poteva essere quello l’ingresso della sua palestra? Si era aspettata un’insegna colorata e un continuo via vai di persone, invece si era trovata davanti un portoncino fatiscente con a fianco una finestrella buia alla quale non aveva avuto il coraggio di avvicinarsi.
«Cerchi qualcuno?»
La ragazza fece un piccolo sobbalzo sentendo una voce al suo fianco. Si voltò per incontrare lo sguardo incuriosito di un ragazzino dall’età apparente di circa dodici anni, alto quasi quanto lei quando non portava i tacchi - non che ci volesse tanto comunque. Lo squadrò in silenzio notando il giubbino leggero che copriva un fisico ancora ben lontano dall’essere sviluppato appieno, le spalle curve, un paio di pantaloni che gli cadevano morbidi sui fianchi e un paio di scarpe che avevano visto periodi indubbiamente migliori. Ma ciò che la colpì di più fu il viso: era quello di un angelo. Bello oltre ogni dire; gli occhi di un azzurro splendente la guardavano curiosi e, forse, un po’ sospettosi, i capelli biondi erano tirati su e sparati ad arte da tutte le parti, la pelle era chiara e senza nessuna imperfezione tipica dell’adolescenza, il naso piccolo e delicato e le labbra, in quel momento atteggiate in una smorfia quasi infastidita, erano rosse e carnose. Bella pensò che, se già non stava succedendo, entro pochissimo tempo quel ragazzino avrebbe fatto strage di giovani cuori.
«Allora?» ripeté il ragazzo spazientito.
«Eh? Cosa?»
«Cerchi qualcuno?» scandì lui quasi parlasse con una bambina.
Bella si riscosse leggermente infastidita dall’atteggiamento altezzoso del ragazzo.
«No, in effetti no, ma cerco un posto, una palestra per la precisione. Si chiama Sun & Fun, la conosci?»
«Se fai un passo ci sei dentro.»
«Stai scherzando?»
Senza rispondere, il giovane la guardò con aria di sufficienza e un sopracciglio sollevato.
Ok, adesso cominciava a stufarsi. Come si permetteva qual moccioso di trattarla in quel modo.
«Senti, io devo entrare. Ci si vede.» E così dicendo si voltò per attraversare l’ingresso subito seguito dalla ragazza.
L’interno era ancora più buio di quanto si aspettasse. Che razza di posto era?
Prima ancora che riuscisse a dare una bella occhiata in giro, sobbalzò nuovamente sentendo un vocione che con tono alto e imperioso si rivolgeva al ragazzo.
«Toby! Sei in ritardo.»
Il ragazzino - Toby - si fermò sui suoi passi rivolgendosi ad un uomo poco lontano di cui riuscì a distinguere solo l’immensa mole.
«Scusa, Emm. Mamma non mi ha fatto uscire prima che finissi tutti i compiti.»
«E ha fatto bene, razza di scansafatiche. Quando lo capirai che devi darti una mossa a fare il tuo dovere? Prima o poi quella povera donna finirà con tutti i capelli bianchi per causa tua.»
«Sì, Emmett!» sospirò il giovane.
«E non dire sì, Emmett con quel tono. Lo so che significa fottiti, Emmett, ma se vuoi continuare a venire qui devi portare il giusto rispetto, prima che a chiunque altro a tua madre.»
«Scusa, Emm», ma questa volta il suo tono era davvero sincero. «Ah, Emmett? Questa signora» disse indicandola col pollice senza voltarsi, «non cerca nessuno, ma era qui fuori che cercava di decidere se si trovava o meno nel posto giusto.»
Signora? Razza di…
«Va’ a cambiarti e fai presto se non vuoi che ti rispedisca a casa seduta stante.»
Toby si mise quasi a correre scomparendo dietro una porta sul muro.
Bella fu attirata da un basso chiacchiericcio prodotto da giovani atleti divisi in piccoli gruppi. Guardandosi intorno, inoltre, notò la vastità del locale. Le luci erano esageratamente basse, ma si vedeva abbastanza da distinguerne l’arredamento. Da una parte c’era un ring contornato da sgabelli e, tenuti in aria da ganci attaccati all’alto soffitto, quelli che immaginò dovessero essere sacchi per l’allenamento dei pugili fuori dal quadrato; dall’altra, invece, c’erano dei tappeti, quelli tipici usati per gli allenamenti di arti marziali. Le finestre, alte e non tanto grandi, non permettevano un’illuminazione adeguata nonostante fuori il sole fosse alto.
Parecchi ragazzini si muovevano in entrambe le aree. Bella si sorprese nel non sentire troppo frastuono, avrebbe scommesso che tutti quei giovanotti riuniti nello stesso ambiente ad allenarsi, avrebbero prodotto un chiasso infernale. Probabilmente il soffitto alto e la vastità del locale attutivano il continuo vociare.
D’improvviso, il tailleur da ufficio che aveva indossato per non sentirsi inferiore a nessuna super fica che aveva immaginato di trovare dentro la palestra, le sembrò terribilmente fuori luogo facendola sentire a disagio. In quel momento rimpianse i suoi jeans e le maglie che usava nel tempo libero.
A meno che dietro all’intonaco scrostato non ci fosse un pannello nascosto che portava a una Spa di lusso, doveva rassegnarsi all’idea che la Sun & Fun fosse la topaia che aveva davanti agli occhi.
«Posso aiutarla?»
Isabella fece un salto spaventata dalla voce al suo fianco.
Maledizione! Devo finirla di farmi trovare impreparata da chiunque mi si avvicini.
Sollevò di parecchio la testa per riuscire a guardare il viso dello stesso uomo che si era rivolto al piccoletto di poco prima.
Era enorme. Bella ne rimase impressionata, ma guardandolo meglio vide un sorriso cortese e l’espressione gentile su quel viso amichevole.
«Posso aiutarla?» chiese ancora lui.
«Oh, no… sì… Non ne sono sicura a dire il vero. Comunque non ho bisogno che mi vengano ripetute le cose un paio di volte. Perché credete tutti che abbia bisogno di sentire le cose due volte? Le sembra che sia stupida forse?»
Il ragazzo la guardò leggermente sconcertato. Forse, pensò Bella - ma solo forse -, la sua infelice uscita, unita all’affermazione di Toby, non l’avevano messa sotto una luce brillante. Parlare di luce lì dentro, poi, era piuttosto ridicolo.
Il ragazzo, comunque, si riprese piuttosto in fretta dall’attacco immotivato della donna.
«Mi spiace, non ho sufficienti informazioni su di lei per farmi un’idea specifica sulla sua salute mentale, ma si può sempre rimediare volendo. Sono Emmett Cullen» continuò porgendole la mano.
«Cullen? È parente di…» tornò ad osservare il suo prezioso foglio per recuperare il nome scritto sopra «…Edward?»
«Oh, merda! Che ha combinato questa volta?»
Emmett sospirò rassegnato. «Ti prego, dimmi che non sei incinta.»
«No! Ma che razza di domande fa?»
«Meno male! Mi scusi, non è per lei» disse tornando immediatamente ad utilizzare un tono formale, «è solo il mio incubo ricorrente. Posso sapere perché lo cerca?»
Bella si erse in tutto il suo metro e sessantacinque e raddrizzò le spalle sporgendo il mento.
«Lui mi appartiene!»
La risata tonante che seguì la sua affermazione avrebbe potuto far crollare una montagna.
«Mi spiace deluderti, dolcezza» disse tornando al tu con tono esageratamente condiscendente, «ma Edward non è proprio il tipo da appartenere a qualcuno.»
Bella abbassò lo sguardo quando si rese conto del significato che poteva essere dato alla sua affermazione mentre il suo viso si colorava velocemente.
«No, no. Io non intendevo in… quel senso.»
«E in che senso intendevi allora?» Era più che evidente che Emmett si stesse divertendo parecchio a burlarsi, se pur bonariamente, di quella ragazza. C’era qualcosa in quel volto delicato che gli dava un senso di familiarità, ma non riusciva ad afferrare cosa fosse.
«Voglio dire che il suo cartellino mi appartiene, non… lui. Voglio che combatta per me.»
«Beh, mi spiace deluderti ancora e, credimi, non credo di aver mai detto tanti mi dispiace nella stessa conversazione, ma dubito che sia in grado di combattere, per te o per chiunque altro.»
«Perché?» chiese Bella vedendo il titolo mondiale che sognava volare via come una bolla di sapone, «si è fatto male?»
«Non esattamente. Diciamo che… non è esattamente nella forma ideale per affrontare un incontro.»
Bella mordicchiò nervosamente la pellicina intorno all’indice.
«Che ne dici se te lo presento così puoi farti un’idea tu stessa?»
«Certo. Grazie.»
«Magari potresti dirmi il tuo nome?»
«Oh, sì certo. Scusami. Sono Isabella. Isabella Swan» gli disse porgendogli la mano che gli aveva inconsapevolmente negato poco prima.
Emmett strinse distrattamente la mano tesa. Tutta la sua attenzione si concentrò in quel momento sul viso della donna. Assottigliò lo sguardo non riuscendo a credere a ciò che la sua mente gli stava suggerendo senza tuttavia poter ignorare l’evidenza.
«Mio Dio! Sei davvero tu!?»
Bella scosse la testa non capendo. Un attimo dopo lanciò un urlo di sorpresa più che di spavento quando si trovò sollevata per aria, stretta in un abbraccio stritolatore con Emmett che rideva felice.
Quando alla fine i suoi piedi toccarono di nuovo terra, si aggrappò alle braccia del ragazzo per non cadere lunga diritta.
Ma che cavolo!
«Gesù, Bella, e meraviglioso conoscerti finalmente.»
«Tu… tu sai chi sono?»
«Ma certo. Charlie non faceva che parlare di te. Scusa se non ti ho riconosciuto subito, a mia discolpa posso dire che nelle foto che ci ha mostrato eri molto più piccola, sgraziata e molto più maschiaccio. E sicuramente molto meno sexy di adesso. Mi piacerebbe poterlo rimproverare per averti nascosta in quel modo» disse con una nota nostalgica nella voce.
Bella sentì la solita stilettata al cuore udendo il nome del padre e preferì non ragionare sul perché non gli avesse mai parlato del ragazzo che aveva di fronte. Avrebbe avuto tempo di farlo più tardi.
«Andiamo. Sono sicuro che anche Edward sarà felice di vederti.»
La prese per mano spronandola ad avanzare nell’enorme stanzone. Si fermò all’improvviso voltandosi ancora a guardarla. Avvicinò una mano al viso della ragazza accarezzandola col dorso con una delicatezza incredibile e la tenerezza nello sguardo.
«Somigli tanto a Renèe. Ci ha spezzato il cuore ciò che gli è successo e ti avremmo contattata se avessimo saputo come fare.»
Bella trattenne le lacrime. Chi era quell’uomo tanto grande quanto dolce e gentile? Perché non aveva mai sentito parlare di lui quando era evidente quanto fosse legato ai suoi genitori?
Emmett riprese a camminare portandosela dietro.
«Ehi, Ed. Guarda chi è venuto a trovarci.»
Bella vide un altro ragazzo di spalle, piegato sopra le corde del ring impartiva ordini perentori a un gruppo di ragazzini all’interno del quadrato.
Il ragazzo si voltò lentamente squadrandola a partire dai piedi; man mano che gli occhi andavano su, sul suo viso si formava un ghigno sfrontato, una mano svogliatamente appoggiata al fianco, la testa leggermente piegata di lato, ma quando lo sguardo si fermò sul viso della donna, il suo intero corpo si irrigidì e nei suoi occhi passò un velo di profonda tristezza.
«Bella…» disse evidentemente riconoscendola senza necessità di presentazioni. «Io non…»
«Hai visto? Scommetto che non te l’aspettavi così, vero? Ma come cavolo hai fatto a riconoscerla tanto in fretta?»
La voce del fratello lo riportò velocemente alla realtà. Si premurò di nascondere i sentimenti che l’avevano pervaso poco prima riassumendo la stessa aria strafottente di poco prima.
«Come? Devi chiedermi come avrei potuto non farlo piuttosto. Magari non sarà più il ranocchietto delle foto, ma quelle gambette secche e il naso a patata sono inconfondibili.»
Naturalmente tralasciò di sottolineare che, nei pochi attimi impiegati ad osservarla, aveva immaginato quelle stesse gambe - tutt’altro che secche - avvolte intorno a lui che affondava in lei senza tregua. Non disse ad alta voce quanto, dalla prima volta che l’aveva vista in foto, i suoi occhi avessero popolato i suoi sogni, né che le sue labbra erano state il suo tormento.
«Ehi! Le mie gambe sono perfette.» Non poté ribattere sul naso perché, effettivamente, era davvero un po’ a patata.
Si chiese quali foto Charlie avesse mostrato loro per farla definire “ranocchietto”.
Un’occhiata meno approssimativa del ragazzo che aveva davanti le permise di contrattaccare. Edward era indubbiamente un ragazzo attraente, ma non esattamente quello che si sarebbe aspettata. Portava un pantaloncino che metteva in mostra gambe lunghe e toniche e una maglietta con le maniche rivoltate sino alle spalle che niente poteva per mascherare il gonfiore sull’addome. Oltre a quello, però, notò anche la delicatezza dei suoi lineamenti, la meraviglia dei suoi occhi verdi contornati da ciglia lunghissime e i capelli sparati ai quattro venti. Capì subito da chi Toby avesse copiato lo stile, solo che quello di Edward era evidentemente naturale.
Bella prese un respiro un po’ più profondo del solito preparandosi a dare battaglia.
«Vogliamo invece parlare di te? Gli sportivi non dovrebbero essere in forma perfetta? Non mi pare che quella pancia sia sinonimo di vita salutare.»
Fanculo! La palestra è una discarica e il mio ragazzo prodigio non vale una medaglietta di partecipazione.
«Questa non è pancia, è solo un leggero rilassamento muscolare.»
«Leggero? Sei grasso, carino.»
«Non è affatto vero oppure ci sarebbe carne in più in tutto il mio corpo e non solo sulla pancia. Tu piuttosto, non ti farebbe male mettere su qualche chiletto, soprattutto sul davanti» rispose lui mimando la forma del seno. «Sei rimasta lo stesso ranocchio che eri in adolescenza.»
«Magari allora possiamo aspettare che tu ne esca dall’adolescenza. Forse a quel punto la tua pancia sparirà come per magia. E il mio seno è perfettamente proporzionato al resto del corpo. Non tutte hanno bisogno di essere delle maggiorate per essere sexy, lo sapevi?»
Oh, sì che lo sapeva! E se ne rendeva conto sempre meglio ad ogni parola che usciva da quella bocca peccaminosa. Per fortuna i pantaloncini erano sufficientemente larghi da nascondere l’effetto che quel battibecco stava avendo su di lui, risparmiandogli una notevole umiliazione.
«A proposito» continuò Isabella, «quanti anni hai? Sai, per sapere quanto devo aspettare per considerarti un adulto.»
«Ne ho ventiquattro. Tu invece, a occhio e croce, dovresti essere sui trentasette, dico bene? Adesso capisco perché Charlie continuava a farci vedere sempre foto in cui eri poco più che bambina, non voleva farci sapere quanto fosse vecchio.»
«Ne ho ventotto, brutto… stronzetto in fase preadolescenziale.»
«Non è colpa mia se appari più vecchia di quello che sei.»
«No, certo. La tua unica colpa è quella di essere un ragazzino strafottente e piuttosto in carne. Diciamo pure… cicciottello.»
«Io non sono…»
«Ehm, ehm.» Emmett intervenne per tentare di sedare quell’alterco prima di vederli accapigliarsi. Le scintille fra i due erano innegabili, ma dubitava che l’uno o l’altra avrebbero ceduto facilmente a quell’alchimia chiara a chiunque li osservasse.
«Va bene, bambini. Adesso ci calmiamo tutti e facciamo un bel respiro profondo per calmare gli animi, d’accordo?»
«È stato lui…»
«È stata lei…» cominciarono nello stesso momento.
Emmett sollevò una mano per fermare entrambi. «Basta così!»
Entrambi si zittirono incrociando le braccia al petto. Si guardarono in cagnesco ancora per qualche secondo finché non si accorsero che parecchi, giovani visetti li guardavano curiosi.
Bella li trovò adorabili mentre Edward gli ringhiò contro: «Tornate al lavoro. Subito!»
I bambini tornarono immediatamente ai loro esercizi borbottando parole incomprensibili.
«Stronzetto arrogante.»
«Zitella acida.»
Il grugnito ammonitore di Emmett fu sufficiente a farli smettere.
Bella avrebbe voluto continuare ad insultarlo, ma si decise che fosse molto più produttivo rivolgersi ad Emmett, non fosse altro per spegnere il fuoco che le era divampato dentro. Non poteva permettersi di trovare interessante un ragazzo tanto indisponente e, per di più, troppo giovane, ammise tra sé.
«Emmett, cos’è questo posto.»
«Questo, Bella, era il sogno di tuo padre. Era la sua Utopia. Voleva creare una sorta di Isola che non c’è, solo che, nelle sue intenzioni, i bambini dovevano arrivarci prima di perdersi. Io e Edward siamo stati i primi. La nostra famiglia stava attraversando un periodo pessimo, nostro padre aveva perso il lavoro, mamma stava cadendo in depressione vedendoci andare alla deriva e noi non riuscivamo a capire quanto eravamo vicini a perdere la nostra vita.»
Edward si voltò per un secondo dai bambini per poi puntare lo sguardo sul fratello, quasi a dargli il permesso di proseguire.
«Edward… conobbe tuo padre una sera. Lui… lui…»
«Stavo cercando di rubargli la macchina» concluse Edward al posto del fratello.
«Che cosa?» Gli occhi di Bella si spalancarono per la sorpresa.
«Charlie mi beccò mentre cercavo di collegare i fili della sua auto. Cercai di scappare, ma lui mi tenne per un braccio parlandomi con calma, severità e determinazione. Credevo che mi avrebbe portato alla polizia, ma lui mi propose un patto: avrebbe chiuso un occhio sull’accaduto se io avessi fatto parte di un progetto che aveva in testa. Pensai che volesse abbordarmi, così gli diedi un pugno nello stomaco per tentare di liberarmi. Lui si piegò, ma non lasciò il mio braccio; si mise a ridere dicendo che sarei stato un ottimo pugile. Non so come, mi convinse ad andare con lui a bere qualcosa di caldo, poco dopo, senza sapere come ci fossi arrivato, mi trovai a parlare di me e della mia famiglia. Pretese di accompagnarmi a casa e di parlare coi miei genitori. Ovviamente non volevo, ma l’alternativa era di beccarmi una denuncia per tentato furto, quindi…»
Emmett si intromise, forse per dare una pausa al fratello che pareva piuttosto provato dal racconto.
«Stranamente, quella sera anche io ero a casa. Quando mia madre aprì la porta, per poco non le venne un infarto. Pochi minuti dopo eravamo tutti seduti nel nostro piccolo salotto con mia madre in lacrime e noi due mortificati per averla fatta soffrire. Mio padre era fuori dalla mattina per tentare di racimolare qualche dollaro per il cibo; faceva ogni tipo di lavoretto gli capitasse mentre noi facevamo i bulletti in giro.»
A quel punto Bella faticava a trattenere le lacrime.
«Cosa faceva mio padre in questa parte della città?»
«Aveva sentito parlare di un magazzino in disuso che avrebbe potuto utilizzare per il suo progetto e si imbatté nel suo primo bimbo sperduto.»
«Cosa avvenne dopo?»
«Mio padre tornò a casa trovando mamma in lacrime e noi buoni buoni in silenzio; andò nel panico credendo che Charlie fosse un poliziotto o roba simile e che uno di noi sarebbe finito dentro. Non dimenticherò mai l’espressione di mio padre quando Charlie gli spiegò la situazione dicendogli che non aveva intenzione di sporgere denuncia, ma che avrebbe voluto fare qualcosa per noi.»
«Non era abituato a ricevere regali» intervenne Edward, «così pensò subito che ci fosse qualcosa sotto e stava quasi per sbattere fuori tuo padre quando lui gli disse che avrebbe potuto partecipare attivamente alla cosa in qualunque momento lo avrebbe ritenuto opportuno.»
«Mancavano tre giorni a Natale» continuò ancora Emmett, «quella sera cambiò la nostra vita. Charlie trovò un lavoro a nostro padre e ci costrinse a continuare gli studi oltre a focalizzare la nostra energia nello sport passando il nostro tempo libero qui piuttosto che in strada. Fece allenare me nelle arti marziali e Edward col pugilato. Lo iscrisse a qualche campionato dilettantistico che lo fece spiccare subito tra tutti e anche io ho vinto diverse competizioni. Non ho mai capito come fece, ma riuscì a capire esattamente quello di cui avevamo bisogno. Dobbiamo tutto ai tuoi genitori.»
«Ogni cosa» concordò mestamente Edward.
«Perché… perché non sapevo niente di questo posto?»
«Doveva essere il tuo regalo per la specializzazione. Erano così eccitati all’idea. Sapevano che saresti stata assorbita dalla società di famiglia ben più di quanto avrebbero desiderato e l’idea di poterti offrire un posto del genere li entusiasmava. Parlavano continuamente di quanto tu fossi altruista, di quanto ti facessi continuamente coinvolgere dalle persone bisognose e quanto ti avrebbe reso felice poterti occupare di bambini e ragazzi che chiedevano solo amore e attenzione. Abbiamo saputo dell’incidente solo una settimana dopo il fatto. Per tutto il tempo abbiamo provato a chiamare tuo padre al cellulare, ma non abbiamo mai ricevuto risposta. Non avevamo idea.»
Bella ricordava sin troppo bene quei giorni. Quando le avevano restituito gli effetti personali di suoi genitori non aveva avuto la forza di richiamare tutte le persone che avevano tentato di mettersi in contatto con loro.
I legali della società erano riusciti a tenere sotto silenzio la cosa per dieci giorni e anche dopo, la notizia fu smorzata parecchio.
«Poi un socio di tuo padre si è presentato qui dicendoci che Charlie aveva dato disposizioni che continuassimo ad occuparci di questo posto. Non c’era da versare l’affitto poiché i tuoi genitori avevano comprato le mura e l’attrezzatura era pagata. Dovevamo solo occuparci della manutenzione e di tenere i bambini occupati come avevamo fatto sino a quel momento. Tutto questo se…»
«Se…?»
«Se avessimo acconsentito a non contattarti mai e non farti sapere niente di questo posto» finì Edward. «Disse che eri già troppo provata dal dolore e che per te sarebbe stata un’inutile sofferenza. Se non avessimo acconsentito, ci avrebbe sbattuto fuori con tutti i piccoli senza troppi complimenti.»
«No…» Bella si sarebbe piegata su sé stessa rannicchiandosi a piangere se non avesse imparato negli ultimi anni a nascondere le sue emozioni più profonde.
«Chi era… come si chiamava il socio di mio padre» chiese lei già conoscendo la risposta.
«Newton. Michael Newton.»
Il colpo allo stomaco che avvertì non fu attenuato dalla preparazione alla risposta.
«Mi ha tolto tutto» ragionò Bella a voce alta. «Sapeva quello che avrebbe fatto subito dopo la loro morte.»
I due ragazzi la guardarono senza capire di cosa parlasse.
«Questo era il sogno di mio padre. Era il suo regalo a me e lui me l’ha negato pur sapendo quello che avrebbe significato per me.»
«Ma adesso sei qui» le disse dolcemente Emmett, «e potrai seguire più da vicino quello che facciamo. Capiamo che sei molto impegnata nella gestione degli affari di famiglia, ma forse potresti trovare il modo di passare un po’ di tempo con noi. I nostri genitori sarebbero felici di conoscerti, se lo volessi.»
«Non ho nessun affare da gestire. Mike mi ha portato via tutto, mi resta solo questo posto e…» si voltò verso Edward con aria battagliera «…tu. Ho controllato, tra un mese e mezzo ci sarà un torneo per dilettanti. Non è gran ché, ma ti servirà per rimetterti in gioco per le cose serie.»
La risata di Edward riempì la grande stanza. Bella fremette a quel suono, salvo tornare a detestarlo un secondo dopo, quando lui parlò.
«Tu sei completamente fuori di testa. Non sono più un pugile ormai.»
«Oh, sì che lo sei.»
«Io mi occupo dei ragazzi. Non ho tempo per le tue stronzate.»
«Mettiti il cuore in pace perché da oggi le mie stronzate sono anche le tue.»
«Ma mi hai visto? Ti sembro in condizioni di partecipare a una competizione qualunque?»
«Hai un mese e mezzo per rimetterti in forma. Devi solo calare la pancia, per il resto potresti anche andare bene.»
«Combattere sul ring non è solo avere il ventre piatto, principessa.»
«Non mi interessa cosa devi fare, lo farai che ti piaccia o no.»
«Scordatelo.»
Bella si avvicinò terribilmente al petto di Edward col fuoco negli occhi. Gli puntò un dito sul pettorale destro che si rivelò molto più sodo di quanto avrebbe creduto guardandolo.
«Apri bene le orecchie, ragazzino. Sei tutto quello che mi resta, cascasse il mondo salirai su quel ring.»
«Dammi una sola valida ragione per cui dovrei farlo.»
Bella guardò Emmett con occhi diabolici.
«L’ha appena detto tuo fratello e tu hai concordato in pieno: dovete tutto a mio padre. Non vorrai certo infangarne la memoria lasciando la sua unica figlia in mutande, non è vero?» Sbatté le palpebre assumendo un’espressione angelica.
E invece sì che lo voleva, dannazione! Anzi, le avrebbe tolto volentieri anche quelle e la semi erezione celata dai pantaloncini larghi ne era un chiaro elemento distintivo.
«E come la mettiamo coi ragazzi?»
«A che ora arrivano di solito.»
«Nel primo pomeriggio; cominciano ad arrivare già subito dopo pranzo se non hanno compiti da svolgere e vanno via prima di cena. Tutti i giorni dal lunedì al venerdì.»
«Perfetto allora. Cominceremo a lavorare la mattina alle sei.»
«Sei pazza per caso?»
«Preferisci cominciare alle cinque e mezzo?» ribatté lei senza scomporsi.
Edward trattenne un ringhio di esasperazione ripiegando su un respiro controllato.
«Io lavoro la sera. Faccio il cameriere e la maggior parte delle volte non finisco prima di mezzanotte.»
«Su via! Un ragazzo grande e grosso come te può ben sopportare qualche ora di sonno in meno. Sono pronta a scommettere che non ti fai tutti questi problemi quando, alla fine del turno, trovi qualcuna con cui divertirti. Dico bene?»
Edward si rivolse a Emmett chiedendo aiuto con lo sguardo prima di strangolarla. Il fratello sollevò le spalle estremamente divertito dall’insolita scena che si stava svolgendo davanti ai suoi occhi.
«Ce l’aveva detto che era una tipa tosta.»
«Sì, e ci ha anche detto quanto fosse rompi palle, ma mai quanto fosse stronza.»
«Questione di punti di vista, piccolo. Tu mi consideri stronza, io semplicemente pratica. Adesso devo andare, ci vediamo qui domani alle sei» disse Bella avviandosi all’uscita.
«Te lo puoi scordare. Mi hai sentito?» le gridò Edward di rimando.
Bella tornò indietro lentamente senza mai staccare gli occhi dai suoi.
«Ti consiglio caldamente di esserci, Edward o ti assicuro che tutto quello che ti ha raccontato mio padre sul mio essere rompi palle ti sembrerà uno scherzo. Verrò a cercarti a casa tua, ti svergognerò davanti ai tuoi genitori, ti tampinerò talmente tanto che sarai costretto a fare quello che ti chiedo, per sfinimento se non per altro.»
«Tutto questo per i soldi? Credi sul serio che ti farò guadagnare tanto?»
«No, non è per i soldi, non soltanto comunque. Adesso che conosco il progetto di mio padre, voglio portarlo avanti e se lui ti ha scelto per cominciare questo viaggio vuol dire che ha trovato in te qualcosa che, al momento, non riesco a capire. È questo che voglio: onorare la memoria di mio padre perseguendo il suo sogno. E tu? Credi di potergli rendere onore in questo modo?»
Stronza manipolatrice! pensò Edward senza pronunciare una sola parola.
Bella seppe di aver colpito il punto giusto nel momento stesso in cui il ragazzo trattenne il fiato per poi abbassare il capo sconfitto.
«Emmett? Solo un’altra cosa: perché questo posto è tanto tetro? Non sarebbe meglio tenere i ragazzi in un ambiente luminoso?»
«In effetti sarebbe il massimo, ma… sai…»
«Servono soldi, principessa» finì Edward. «Anche se è tutto pagato, i costi fissi ci sono comunque. Manutenzione ordinaria, luce e tutte le cose di cui tu, sicuramente, non ti sei mai dovuta preoccupare.»
Bella trattenne un insulto rivolgendosi a Emmett.
«Non c’è nessuno che vi da una mano? Le famiglie dei ragazzi, qualche associazione?»
«Le famiglie riescono a mala pena a pensare a farli mangiare, non possiamo chiedere niente di più; le associazioni non ci considerano minimamente perché non siamo una realtà riconosciuta. Eventuali fondi dati a noi sarebbero persi nel nulla, non potrebbero dichiararli in nessun modo quindi non ci sovvenzionano. Io lavoro come buttafuori in un locale della zona, Edward, come ti diceva, fa il cameriere e quello che ne ricaviamo lo investiamo praticamente tutto qua dentro, ma non è sufficiente. Mia madre e la mia ragazza, Rosalie, si occupano delle pulizie, lavano le divise e, se serve, le rammendano; anche la madre di Toby ci da una mano in questo. È una gran brava persona, sai? Il suo ex l’ha lasciata quando Toby era piccolissimo, ma non si è mai persa d’animo, ha svolto qualsiasi tipo di lavoro per crescere suo figlio, sempre con il terrore che i servizi sociali glielo portassero via.»
Bella cercò il viso d’angelo di Toby e lo vide atterrare felice un ragazzo più grande. «Abbiamo anche un amico, Jasper» continuò Emmett, «che si ci da una mano nei piccoli lavori di manutenzione, ma se dovessimo avere qualche problema più grosso non potremmo permetterci di farlo sistemare.»
Bella inghiottì il groppo che le chiudeva la gola ricacciando indietro le lacrime. Se Mike non fosse stato il grandissimo bastardo che era, quel posto sarebbe stato un oasi in mezzo al nulla per tutti quei ragazzi.
«Bene, tutto questo sta per cambiare. Cominciamo col far tornare tuo fratello in forma così che possa combattere come desiderava mio padre; in questi giorni mi occuperò anche di rendere tutto questo reale in modo da non correre il rischio di lasciare i bambini senza qualcosa in cui credere.»
Si allontanò senza dire altro.
La mattina dopo fu piacevolmente sorpresa di trovare Edward fuori dalla palestra con indosso una vecchia tuta e una maglia che aveva sicuramente visto momenti migliori. Lo salutò con un grande sorriso ricevendo in cambio un grugnito esasperato.
«Buongiorno, raggio di sole. Noto con piacere che anche la mattina riesci a sfoderare il tuo sorriso smagliante» lo prese in giro lei.
«Fottiti!» O fatti fottere da ma, se proprio non sai a chi rivolgerti.
«Cominciamo con qualche giro dell’isolato, va bene? Giusto per capire a che punto di disgregazione fisica sei.»
«Non obbligarmi a ripetermi, principessa.» Così magari evito di correre con una perenne erezione tra le gambe.
Cominciarono a correre a passo lento accelerando dopo alcuni giri. Quaranta minuti più tardi, Bella si presentava leggermente arrossata sulle guance, il respiro appena accelerato e un velo di sudore sulla pelle; Edward, al contrario, era coperto di sudore - tanto da sentire gli occhi bruciare -, la pelle era porpora e respirare si stava dimostrando davvero arduo.
Bella lo guardò critica.
«Si può sapere da quanto non muovi un muscolo? Accidenti, sapevo che ci sarebbe stato da fare, ma non immaginavo che fossi una tale larva.»
«Chiudi quella bocca» ansimò lui togliendo la mano dalla milza dolorante con la sola forza dell’orgoglio. «Continuiamo piuttosto o stai usando la scusa della mia stanchezza per tirarti indietro?»
Bella lo guardò con sufficienza chiedendosi sin dove si sarebbe spinto pur di non dargliela vinta.
Continuarono a correre, più lentamente questa volta. Si fermarono davanti alla palestra dopo altri venti minuti. Edward prese la bottiglia di integratore che Bella li passò scolandosela in pochi secondi.
«Vacci piano, ragazzino.»
Edward scaglio la bottiglietta attraverso la stanza verso il cestino che mancò del tutto.
«Smettila di chiamarmi ragazzino.»
«Tu smettila di chiamarmi principessa e io ti userò la stessa cortesia» gli rispose senza scomporsi.
«D’accordo miss Swan» sputò fuori lui.
«Perfetto mr Cullen. Continuiamo prima che si faccia notte.»
L’allenamento continuò silenziosamente e, soprattutto, senza insulti né punzecchiature.
Bella seguì Edward in tutti gli esercizi; contò per lui i salti con la corda, gli tenne ferme le gambe durante gli addominali, sostenne faticosamente il sacco quando cominciò a dare qualche pugno per riprendere confidenza coi movimenti.
Edward si dimostrò incredibilmente tenace in quello che faceva, le sue gambe erano sempre in movimento in una strana danza coi piedi.
Si accorsero dell’arrivo dei ragazzi solo quando uno di loro fece un fischio di apprezzamento per un pugno davvero ben assestato al sacco che mandò a terra la ragazza. Anche Emmett li osservava in silenzio.
«Ehi, vacci piano, rag… mr Cullen.»
«Se caschi come una pera per un colpo simile non potrai essere un buon sparring partner, miss Swan.»
«Aiutarti nell’allenamento non significa farti da pungiball umano.»
«Ti abituerai» le rispose con un sorriso perfido. «In ogni caso, per oggi abbiamo finito. I ragazzi non staranno lì a guardarci per tutta la sera.»
Bella guardò l’orologio appeso alla parete esclamando sorpresa quando si rese conto di che ora si era fatta.
«Accidenti, non abbiamo nemmeno mangiato.»
«Me ne farò una ragione.»
«Sì, ma non puoi tenere questi ritmi senza il giusto apporto calorico.»
«Sei esperta di alimentazione nello sport?»
«Non ci vuole una laurea in scienze nutrizionali per capire che avrai bisogno di cibo per sostenere questo tipo di stress fisico.»
«Mangerò più tardi al ristorante.»
Si lasciarono con l’accordo di rivedersi la mattina dopo alla stessa ora.
Per tutta la settimana, i due continuarono con lo stesso ritmo serrato con la differenza che, dalla seconda mattina, Bella arrivò con una borsa frigo contenente li alimenti per la giornata che lasciò dentro la palestra prima di cominciare la corsa. Ogni giorno, Edward aumentava gli sforzi, percorreva più strada e più velocemente, i salti con la corda erano più veloci e armoniosi, i pesi venivano sollevati con minor sforzo, l’abilità delle gambe aumentava di ora in ora.
Nei pochi momenti di riposo che si concedevano, impararono diverse cose l’uno dell’altra, tra le varie informazioni venne fuori che il ristorante in cui lavorava Edward era praticamente a due passi da casa sua.
Il venerdì mattina, il viso di Edward presentava chiari e inequivocabili segni di stanchezza estrema. Bella si preoccupò per il ragazzo che, a parte le lamentele iniziali, non aveva più pronunciato una parola sull’inutilità di ciò che stavano facendo.
Al ritorno dalla corsa, Edward prese la sua solita bibita energetica scolandola in un unico sorso.
Bella lo osservava da vicino, molto vicino. Col passare dei giorni l’attrazione reciproca era aumentata in modo esponenziale anche se entrambi tentavano in ogni modo di soffocarla.
«Che c’è?» le chiese Edward.
Lei fece un ulteriore passo che la avvicinò pericolosamente al suo corpo. Sollevò una mano toccando con la punta delle dita il contorno scuro degli occhi.
«Sei stanco.»
«Domenica potrò riposarmi» rispose lui a disagio. Averla tanto vicina gli portava alla mente immagini che non poteva permettersi di creare. Aveva passato gli ultimi giorni ad immaginare di poterla tenere tra le braccia, accarezzarla, baciarla e farle cose al limite del legale. Non poteva permette che lo intuisse.
Bella sospirò allontanandosi da lui. Edward non poteva immaginare che nella testa della donna passavano le stesse, inopportune immagini.
Continuarono l’allenamento in silenzio. Avevano raggiunto un ottimo affiatamento, tale da passare da un esercizio all’altro senza bisogno di consultarsi.
Prima di andare via, Bella lo prese in disparte per parlargli lontano dalle orecchie dei ragazzi.
«Stavo pensando… ecco… tu lavori a meno di cinque minuti da casa mia e io ho una casa enorme e… forse potresti…»
«Cosa stai cercando di suggerire, Bella?»
«Ma niente! Solo che potresti dormire di più se non dovessi fare tutta quella strada e potremmo andare a correre dalle mie parti, il che sarebbe anche meglio visto che c’è un parco immenso e potresti ossigenare meglio i polmoni e poi mio padre aveva allestito una palestra incredibilmente attrezzata e avresti a disposizione tutto quello che abbiamo qui e…»
«Ehi, ehi, respira, Bella. Vuoi che venga a stare da te?»
«Solo finché non finisce questo massacro, poi potresti tornare alla tua solita vita - senza rimettere su la pancia però - e, insomma fare… quello che facevi prima.»
«Questo l’avevo capito, ma, Bella, tu neanche mi conosci, come puoi fidarti di portarmi a casa tua?»
«Papà aveva fiducia in te e io mi sono sempre fidata del suo giudizio. Mike ha offeso la sua memoria pur essendogli stato amico per quasi tutta la vita, quindi, forse, sto commettendo un errore in questo momento, eppure dentro di me so che non mi faresti mai del male.»
«Bella, tu non sai…» quanto in questo momento vorrei stringerti a me, tenerti tra le mi braccia, affondare il viso sul tuo collo, inspirare il tuo profumo che mi dà alla testa «…quanto questo sia importante per me. Non ti farò mai del male, non di proposito e non è per rispetto a tuo padre.»
Si guardarono negli occhi perdendosi in un mondo solo loro, comunicando senza parole. Il richiamo di uno dei ragazzi li riportò alla realtà lasciandoli confusi da quello che avevano appena condiviso.
Si conoscevano appena, ma entrambi sapevano di appartenersi ormai.
«Ci vediamo domani alla solita ora. Non hai i piccoli nel pomeriggio, vero?»
«No» sussurrò Edward.
«Ne approfitteremo per fare un salto a casa mia. Prepara una borsa con un po’ di cambi e ricordati di avvisare i tuoi genitori.»
«Guarda che non devo più dire alla mammina quando rincaso tardi.»
«Non devi rincasare affatto, quindi vedi di avvertirli o li farai morire di paura.»
Edward sbuffò acconsentendo a questa ennesima richiesta. Si chiese se sarebbe mai stato capace di spuntarla con quella donna.
«Bella?» La richiamò prima che uscisse. «Sei sicura?»
«Assolutamente» rispose lei con un sorriso sereno e convinto sulle labbra.
Il trasferimento migliorò parecchio le cose. Edward poteva dormire di più, l’ambiente per correre molto più salubre e l’illuminazione della palestra nettamente migliore. L’altra parte della medaglia, però, era tutt’altro che facile da gestire. Il desiderio reciproco continuava ad aumentare e gli sporadici incidenti casalinghi non aiutavano, come la mattina in cui Edward, sceso prima del solito, entrò in cucina trovando Bella ancora in pigiama o, meglio, con una canottiera impalpabile e una culotte da infarto; o quella volta in cui Bella, soprappensiero, entrò nella stanza destinata al ragazzo senza bussare, trovandolo con solo un asciugamano drappeggiato sui fianchi. Molto in basso sui fianchi. Le immagini della perfetta V messa in bella mostra, la scomparsa, dopo un mese di massacrante allenamento, della fastidiosa pancetta che aveva lasciato il posto a un addome sodo e scolpito, la sottile striscia di peli chiari che scomparivano sotto il telo, nonché le due fossette sopra i glutei che non poté fare a mano di notare girandosi un momento - non intenzionalmente si intende - prima di richiudersi la porta alle spalle, l’aveva perseguitata a lungo.
Quella domenica sera se ne stavano rilassati sul divano quando il telefono di Bella cominciò a suonare.
Vide sul display il nome di Jacob sorpresa per la chiamata. Solitamente la domenica spegneva il cellulare e non sentiva nessuno.
«Jake?»
«Accendi il computer» le disse senza salutarla, presto.
Bella, agitata dal suo tono, si catapultò ad aprire il portatile accendendolo.
«Jacob che sta succedendo.»
«Apri la posta.»
«Mi spieghi che ti prende?»
«Apri la posta.»
«D’accordo, d’accordo.»
Aprì la posta elettronica trovando una email da parte del suo amico.
«Hai aperto il messaggio?»
«Non ancora.»
«Che stai aspettando?»
«Ti dai una calmata? Mi stai facendo preoccupare sul serio.»
«Datti tu una mossa.» Sbuffando, Bella aprì il messaggio restando a bocca aperta nel vedere quello che conteneva.
Edward le si avvicinò preoccupato dal pallore del suo volto. Le si accostò mettendole un braccio sulle spalle.
«Va tutto bene?»
Bella fissò lo sguardo nei bellissimi occhi che aveva imparato facilmente ad amare continuando a parlare al telefono.
«L’hai trovato?» chiese in un sussurro.
«Non ancora, ma ci stiamo avvicinando, Bella.»
Edward guardò quello che aveva tanto sconvolto la ragazza piegando leggermente la testa come se valutasse le possibilità.
Sentì appena i saluti tra i due amici, troppo preso dai suoi pensieri.
«Grazie, Jake, fammi sapere se ci sono novità.»
Edward la scansò di lato sedendosi alla scrivania. Senza badare al mouse cominciò a trafficare col programma di decriptazione che aveva creato Jacob. Le dita volavano veloci sulla tastiera, aprivano porte nascoste, piccole luci balzavano da un punto all’altro dello schermo rivelando città su città.
Bella riprese il telefono schiacciando un tasto di chiamata rapida.
«Jake, credo sia meglio che venga qui. Adesso.»
«Che succede, Bella. Stai bene?»
«Sì, ma, fidati, devi venire qui subito.»
In men che non si dica, Edward e Jacob si trovarono seduti di fronte, ognuno con un portatile davanti che smanettavano sul programma.
Il silenzio veniva spezzato solo da qualche frase frammezzata dei due.
«No, non lì.»
«Hai visto?»
«Merda, un altro buco.»
«Siamo vicini. Lo stiamo stanando.»
Jacob si fermò per prendere la birra che Bella gli stava passando. Si appoggiò allo schienale della sedia rilassando i muscoli indolenziti da ore chino sulla tastiera.
Edward ringraziò Bella per la bibita senza zucchero che gli aveva portato.
«Porca puttana, ragazzo. Io sono dannatamente bravo in quello che faccio, ma tu… cazzo!»
Bella era rimasta in silenzio per tutto il tempo, osservando e facendosi mille domande.
Guardò Edward con le ciglia aggrottate.
«Quindi? Cosa sei, una specie di genio mancato?»
Lui fece spallucce prima di rispondere: «no, preso in pieno.»
«Mi spieghi perché cavolo fai il cameriere se potresti lavorare per la NASA?»
«Non amo lo studio.»
«Prego?»
«Non mi piace studiare. Credo che sia necessaria la laurea per fare domanda alla NASA.»
«Beh, credi male. Ti prenderebbero anche se fossi completamente analfabeta se potessero vedere quello che sai fare.»
«Non mi piace neanche l’idea di restare chiuso in un buco di ufficio con gli occhiali sul naso trecentosessantacinque giorni l’anno.»
«Tu guardi troppa televisione. Ti coprirebbero di soldi.»
«Pensavo di non avere nessuna possibilità senza solida base scolastica alle spalle.»
«Pensavi male.»
«Perché questo discorso non lo fai al tuo amico? È lui che ha creato il programma.»
Un suono provenne dai computer catalizzando l’attenzione dei ragazzi.
«Beccato!» esclamò Edward.
Si alzarono in piedi battendosi vicendevolmente il cinque e dandosi grosse pacche sulle spalle.
«Bel lavoro, amico.»
«Ho solo seguito quello che stavi facendo tu.»
Poi si rivolsero a lei abbracciandola e facendola volteggiare in aria.
Non poteva crederci. Erano riusciti a scovare Mike e con lui tutto ciò che le apparteneva.
Si rimisero al lavoro trasferendo tutti i fondi nei conti di Bella senza perdere tempo.
Quando terminarono era ormai notte fonda.
Jacob la abbracciò promettendole di festeggiare il giorno dopo.
Bella si chiuse la porta alle spalle ancora sotto shock.
Si lasciò scivolare sulla porta, avvicinò la testa alle gambe facendo respiri profondi.
Edward le si avvicinò abbassandosi fino a trovarsi accanto a lei nel momento in cui la ragazza scoppiò a piangere.
Lui l’abbracciò cullandola dolcemente.
Quando riuscì a fermare le lacrime, lo guardò perdendosi nel mare calmo dei suoi occhi.
«Non è per i soldi, Edward.»
«Lo so» le disse lui posandole un bacio sulla fronte. «Lo so.»
«I miei genitori… loro…»
«Lo so, Bella. È finita adesso.»
Lei si strinse a lui capendo di non voler essere da nessun’altra parte.
Si era innamorata. In meno di un mese aveva trovato ciò che cercava da tutta la vita. Più tardi, avvinghiata al corpo stupendo del suo amante, scoprì di non essere la sola in quella nuova e meravigliosa avventura quando Edward le confessò il suo amore.
Edward non tornò più a vivere dai suoi genitori. Partecipò al torneo per il quale si era preparato tanto, ma subito dopo appese i guantoni per non indossarli mai più. Continuò a correre tutti i giorni con Bella, ma sostituì quasi tutti gli esercizi con attività fisiche molto più piacevoli che coinvolgevano la sua ragazza. Entrambi erano concordi a compiere quel sacrificio per evitare il ritorno della pancetta.
Cominciò a lavorare nella società di Bella rendendola ancora più grande e famosa. Tutte le mattine, dal lunedì al venerdì perché il pomeriggio era dedicato ai piccoli del Charlie e Renèe Swan faundation, conosciuta nella zona come Sun & Fun, un ritrovo per giovani, senza scopo di lucro.
Bella avrebbe voluto poter sistemare ogni famiglia, ma si arrese all’idea che non ci sarebbe mai riuscita. Avrebbero continuato con la palestra - ora finalmente luminosa -, ma avrebbero anche pensato al loro futuro insieme. Un futuro che si prospettava davvero meraviglioso.

Devo dire che Edward pugile ha sempre il suo fascino per non dire altro.......
RispondiEliminaBella mi è piaciuta molto così determinata e risoluta ...... Ed ha realizzato alla grande il suo obiettivo!!!
I miei complimenti e il mio ringraziamento.
Un Bacio
JB
Un Edward giovane pugile e "con la pancia" mi fa davvero tenerezza, Storia ben strutturata e con dialoghi molto d'effetto. Una Bella determinata a far valere le proprie idee, fragile ma risoluta. Non so perchè amo tutti gli Edward che leggo...<3
RispondiEliminaBrava!
Una Bella con le palle che mette in riga un Edward indolente... e poi i pugili mi fanno un certo effetto... soprattutto dopo aver letto Amici di letto... sono stata perseguitata da Reid per mesi.
RispondiEliminaE sarà difficile scegliere chi votare... lo sento...
Ho amato il battibecco avuto in palestra...Davvero mi pareva di essere lì e dire...Dacci dentro Bella!
RispondiEliminaHo apprezzato anche l'idea dell'allenamento insieme come a condividere qualcosa...non so perchè ma...è stimolante allenarsi insieme...sudare insieme...levarsi il sudore insieme...ahahah
Complimenti, storia molto bella.
Alyfa
Ciao! Seconda storia e secondo wow!
RispondiEliminaMi è piaciuta moltissimo, sei stata davvero brava, narrazione scorrevole, dialoghi intriganti e ben pensati (e questo non è facilissimo!) e descrizione degli ambienti di rilievo ottime.
Accidenti, anche qui mi piacerebbe moltissimo vedere questa storia estesa e non limitata in una one-shot. proprio per vedere non solo l'evolvere del sentimento tra i protagonisti, ma anche i loro mutamenti nelle varie situazioni e poi quando c'è un intrigo come questo sarebbe davvero bello poter assistere alla vittoria dei buoni sui cattivi nei dettagli!
La tua storia ha un'idea figa di partenza e leggere di un Edward fuori forma è stato interessantissimo perchè accade raramente che abbia la pancetta, certo, Edward è Edward con o senza pancetta, ma è un'idea originale in ogni caso.
Brava! Sono alla seconda storia e sono deliziata dalla vostra bravura!
p.s. Non ho capito chi sei e non vedo l'ora di scoprirlo! In bocca al lupo anche a te!
Ahahah i battibecchi tra i due sono favolosi. Furba Bella a costringe Edward ad allenarsi con lei così se lo può godere. Bella storia diverte e penso di sapere chi sei��
RispondiEliminaMolto molto graziosa. Nonostante sia una one shot i persomaggi sono ben caratterizzati. Si pottrbbe prestare bene ad un ampliamento... In fondo sperare non costa nulla no? Voto:2
RispondiEliminatutte con stessa speranza...una continuazione...un'ampliamento...lo spero anche io!!! Mi è venuta voglia di andare a correreeeeeeeeeeeeee!!! Complimentiiii
RispondiEliminaAh che risate :-) i battibecchi tra Edward e Bella sono stati divertentissimi :-)
RispondiEliminaMolto innovativo lo "scambio di ruoli" tra i due... Nella maggior parte dei racconti è sempre Ed quello ricco e Bella la povera in canna, davvero ingegnoso :-)
Complimenti :-)
Ho adorato questa storia sin dalle prime righe.
RispondiEliminaEdward con la pancetta, mi ha fatto morire dal ridere, come i loro primi scambi di battute e il cambiamento del loro rapporto col passare del mese di allenamento.
L'unica cosa che mi è mancata, se proprio devo trovare un difetto, è il non aver saputo cosa era accaduto ai genitori di Bella e quanto tempo addietro; si intuisce un incidente, ma non è chiaro.
Per il resto mi è piaciuta veramente tanto....
Complimenti!
Samu
Ciao!
RispondiEliminaquesta tua OS mi è piaciuta davvero tanto! è la quarta che leggo e potrebbe essere inserita in una quarta categoria rispetto alle altre! Sembrerà "strano" ma ho apprezzato che non si sia giunti alla parte HOT del racconto in questa OS perché hai strutturato davvero bene la storia, i personaggi, il background personale di ognuno di loro che mi sarebbe davvero dispiaciuto avere una storia fatta e finita. Invece questa pare proprio il punto di partenza per una bella multicapitolo con tanto di sport, spionaggio industriale e buoni sentimenti!
Giusto un paio di sviste di battitura qui e lì e un po' di corsetta finale ma per il resto dialoghi ben strutturati e accattivanti! Brava!
Edward in versione cucciolo da salvare mi è piaciuto tanto e mi piacerebbe tanto leggere qualche estratto sul suo passato tormentato e i suoi successivi cambiamenti; Bella in versione CEO che cerca di riprendersi la sua compagnia è grandiosa! e anche questa versione amplierei in futuro in una multicapitolo!!!
Brava davvero e spero sinceramente la trasformerai da os a multi!!!
Ami
Lo voglio anche io un Edward con la buzzetta!
RispondiEliminaSono sicura che sarebbe lo stesso arrapantissimo...cioè è lui!
Cm storia carinissima, idea originale e personaggi/caratteri perfetti!
Bravissima!
Monica
Ciao!
RispondiEliminaDevo dire che mi sono emozionata tantissimo con questa OS. Davvero tenera e combattiva allo stesso tempo!
Bravissima mi è piaciuta un sacco! Il voto lo metterò quando le leggerò tutte.
Grazie, mi sono emozionata molto, quando Bella pensa ai suoi, quando Emmet e Edward raccontano in breve il rapporto che avevano con il padre e, alla fine quel furfante è stato preso. Tutto è bene ciò che finisce bene.
Complimenti!
Roby <3
Molto bella anche questa shot, molto "italiana" nella realtà che racconta in sottofondo. Le palestre che servono a recuperare ragazzi sulla cattiva strada sono uno dei progetti più belli che abbiamo qui in Italia e tu sei stata brava a "internazionalizzare" questa cosa, brava!!!
RispondiEliminaAleuname
Ciao! Ho apprezzato molto questa storia per l'affetto evidente fra tutti i personaggi e per l'inevitabile tensione fr i due protagonisti che ai cela.dietro battibecchi e ironia gestiti con grande abilità. Lo stile semplice e fluido favorisce.un grande coinvolgimento. Per tutto ciò le attribuisco 2 punti anche se a malincuore perche avrei voluto dargliene di più...
RispondiEliminaMargherita Piselli
Molto intensa,si impara a non lasciarsi abbattere dalle difficoltà della vita,che aiutando il prossimo si fa del bene anche a noi stessi e ciò che si da ritorna sempre indietro,nel bene o nel male.Brava!Paola P.
RispondiEliminaCarina, bella l'idea della palestra per evitare che i ragazzi passino il tempo in strada a combinare danni e bello il loro rapporto.
RispondiEliminaA mio parere poteva essere approfondita un po' di più e la fine è parecchio affrettata, ma nel complesso mi è piaciuta.
Anche i loro battibecchi sono divertenti.
Brava.
Molto bella soprattutto all'inizio quando presenti i personaggi e li fai batibeccare. Peccato veramente che le shot obblighino a condensare le storie perché si capisce non solo la tua competenza ma la potenzialità della storia. Mi piacciono quelle dove si prevede un allenamento e mi sarebbe piaciuto assistere sia alla crescita professionale di Edward sia a quella di coppia. Brava complimenti !!! Luisa
RispondiEliminaUn 5 bene bene in alto per il battibecco in palestra!
RispondiEliminaDavvero carina come OS e intensa, mi è piaciuta tanto.
L'ultimo punto è tuo!
Jude
Storia scritta molto molto bene. Scorrevole, con una trama originale e romantica, ma allo stesso tempo complessa. L'idea di un personaggio maschile ex atleta un pochino bolso .. meravigliosa! (bello lui ciccetto!) Con un messaggio " sociale" costruttivo a più livelli (il recupero dei ragazzi di strada, il messaggio che si può essere in gamba e talentuosi senza per forza passare dallo stereotipo dello studente modello ecc…) Finale lieto e sensato. La cosa che ho apprezzato di più in assoluto sono i dialoghi. perfetti. Ho trovato la prima metà i eccellente su tutti i livelli, trama, caratterizzazione dei personaggi e della loro storia, lingua italiana (!!!). La seconda ugualmente bella, solo leggermente affrettata sul finale, ma con le O/S succede sempre così. Dunque questa è una di quelle che potrebbero avere il potenziale per diventare una multicapitolo. Mi è piaciuta davvero tantissimo! Grazie di averci regalato questa storia e complimenti! - Cristina-
RispondiEliminaBellissima questa os :)!
RispondiEliminaI personaggi sono ben caratterizzat, mi piacciono un casino e il battibecco tra Bella ed Edward è semplicemente esilarante :D!
Amo il loro rapporto... sono dolcissimi!
Scusami ma sono cotta dal caldo e non riesco a commentare... sappi che adoro la tua os!
Grazie oer averla condivisa con noi!
Un bacio ♥!
Bellissimi i dialoghi, frizzanti e divertenti. Storia direi completa anche se... accidenti, correte tutte verso la fine, mi sembra di capire che non dev'essere facile concludere le OS.
RispondiEliminaComplimenti. La scelta si fa ardua.
JTP
Voto 1 :)!
RispondiElimina<3 <3 <3
Voto 2
RispondiEliminaSamu
questa mi ha commossa a più non posso!!!! una meraviglia!! Voto 2
RispondiEliminaIla Cullen
Ottima storia, mi è piaciuta sin dalle prime righe. Divertente, frizzante e con messaggi positivi.
RispondiEliminaBrava!
Stefania Rossi
Storia che mi è piaciuta moltissimo sin dall'inizio! Trama ricca di idee e mai banale, stile narrativo molto fluido, dialoghi scoppiettanti e, naturalmente, la ciliegina sulla torta è rappresentata da Edward con la pancetta...bravissima!
RispondiEliminaVOTO 2
Molto tenera questa storia, è la seconda che leggo e mi è piaciuta davvero tanto, per come è strutturata e per i sentimenti. Fortissima la scena del bettibecco tra i due piccioncini!
RispondiEliminaComplimenti! Mi unisco al coro di emozioni positive che ha suscitato il tuo racconto. Edward che deve buttare giù la pancetta........mmmm ne avrei di modi........Comunque mi è piaciuta anche come hai tratteggiato i loro caratteri, i dialoghi tra Edward e Bella sono frizzanti e divertenti. Mi raccomando continua a deliziarci!
RispondiEliminaNo, la pancetta non la riesco a tollerare ahahah scherzo, bella storia, un po' triste inizialmente, ma decisamente a lieto fine.
RispondiEliminaMi piace molto, complimenti!
Carina davvero questa storia! Una Bella determinata e sicura di se'. Un Edward ex pugile con pancetta... Una casa-famiglia per bambini bisognosi. E infine tra loro nasce una storia d'amore... Tenera e delicata, bella davvero!
RispondiEliminaBravissima!
Non è stato facile scegliere, ma il mio voto è 1. Complimenti
RispondiEliminaLuisa
Ciao!
RispondiEliminaHo aspettato tanto per dare i miei voti perchè davvero ho voluto rileggere e riflettere a lungo.
Sono molto sorpresa da questo contest. La varietà di stili e di scrittura, nonchè di fantasia, mi hanno affascinata e messa in soggezione. Alcune di voi hanno una capacità narrativa impressionante, sanno dosare modi e tempi, riversando i loro sentimenti e le loro capacità in storie godibili. Quando questo si verifica, scegliere diventa un'impresa titanica.
Ho amato tutte le storie, nessuna esclusa. E' vero che so chi siete (so chi ha partecipato ma alcune, come nel tuo caso, sono un mistero e mi è piaciuto così) come è vero che provo dell'affetto per tutte voi che fate parte del gruppo delle Fifty, ormai ci conosciamo ad un livello piuttosto intimo, forse non si conosce tutto le une delle altre, ma su fb si stringono relazioni che evidenziano lati della personalità che a volte non sono poi così ovvi a chi si frequenta nella "vita reale" e questa è la cosa che mi muove più di ogni altra a passare tanto tempo qui sopra, quindi ho letto le storie sapendo bene quali sforzi sono stati compiuti, quali capacità avete e che persone splendide siete. L'ho detto e lo ripeterò all'infinito: leggere i vostri racconti è come togliere la copertina di Linus dalle vostre personalità, o la pelle dal vostro corpo, bisogna stare molto attenti e agire con cautela perchè quello che c'è sotto è delicatissimo e non può essere in alcun modo danneggiato. Leggervi è sempre un onore.
Non nego che tra le 16 storie ho adorato alcune più di altre e tra queste ci sei tu. 7, ne ho preferite 7. E vorrei poter dare un pari merito a tutt'e 7, ma non posso. Quindi sceglierne 3 e classificarle su un podio è altamente fastidioso e sono ben consapevole che per voi è stato lo stesso.
Sun And Fun è una storia perfetta, ha uno stile intrigante e preciso, la narrazione è scorrevole, gradevole e mai eccessiva, i dialoghi sono brillanti e non banali, la trama ha tutto quello che necessita per far sì che una storia, seppur breve, sia completa. Scelgo te tra le "Incredibili 3" perchè mi hai fatto "vedere" precisamente luoghi e personaggi nei particolari senza aver scritto capitoli e capitoli di spiegazioni, questo è un dono, e scelgo te perchè la storia mi è piaciuta davvero in tutte le sue parti, mi ha intrigata e solleticata, funziona così per me: mi siedo al pc stravaccata sulla poltroncina e leggo, leggo qualsiasi cosa di qualsiasi genere, ma se mentre leggo mi sistemo sulla sedia avvicinando il mio viso al monitor e sistemando gambe e braccia come se dovessi alzarmi all'improvviso... ecco, la storia mi ha presa e intrigata. Tu mi hai fatto questo.
Mi scoccia da morire assegnarti un punto differente dalle altre due perchè davvero non è giusto, ma una scaletta ho dovuto farla. Ti assegno 1 PUNTO (scusa, scrivo maiuscolo perchè mi dovrò rileggere tutti i commenti di tutte le storie e vorrei trovare le votazioni in maniera facile) che so che vale 1 per te, ma vale il podio nella mia scelta, e qui c'è il podio o non c'è, tu sei lì insieme alle altre due per me.
Brava, sei davvero brava, non smettere mai di scrivere. <3
merda! Sono Sparv!!! mi ero dimenticata di essere nell'account comune! Sorry!
EliminaDavvero difficile assegnare i punti, ho trovato tre storie a pari merito e la tua è tra queste, avendo a disposizione solo i 2 punti e 1 punto una mi toccherà escluderla. Si legge molto bene, è scorrevole e i battibecchi tra i 2 sono fantastici, e molto reali, tanto che si ha la senzazione di essere presente. Vorrei veramente che fosse ampliata in una long, che fosse descritta anche la parte della conoscenza con la fam. Swan, Deciso ti assegno 1 PUNTO
RispondiEliminaLa storia mi è piaciuta molto. Belli i battibecchi fra loro, bello il rapporto instaurato.... Edward pugile... Un sogno.
RispondiEliminaBravissima.
Lucia
VOTO: 1 PUNTO per la completezza. Concordo col giudizio di Sparviero. Lei ha spiegato molto bene quello che avrei voluto dire io.
RispondiEliminaJTP