FIFTY SHADES OF FF - 2ND CONTEST

FIFTY SHADES OF FF - 2ND CONTEST

domenica 8 giugno 2014

WET DREAMS









Wet Dreams.




15 luglio. 
La sessione estiva di esami volge quasi al termine e la data dell’esame di Chimica organica e inorganica si avvicina pericolosamente. 
Ormai non mi separo più da questo libro se non per quelle poche ore di sonno che mi concedo la notte. Numero che si è ridotto drasticamente dalle otto ore consigliate a una donna della mia età, alle tre o quattro che il mio sistema nervoso mi concede, a mano a mano che la data si avvicina. 
Quest’esame è troppo importante, il professore è troppo stronzo ed io sono stata una scema a lasciarmelo per ultimo. 
Non posso permettermi di fallire. Devo assolutamente superarlo. 
Ecco perché ormai è diventato tutta la mia vita. Occupa ogni mio istante e ogni mio pensiero. 
- Alice, io continuo a dire che sia una pessima idea questa. – 
Dico sbuffando alla mia migliore amica mentre scendo dalla sua costosissima macchina, con il mio quaderno degli appunti tra le mani, mentre la seguo riluttante verso il palazzo a due piani alle nostre spalle. 
- Dai Bella ti prego! Si tratta solo di un’ora! Ti giuro che faccio in fretta! Guarda, sono anche venuta già vestita, così non perdo tempo a cambiarmi e ce ne andiamo appena finisco…-
Alice non è solo la mia migliore amica ma anche la mia compagna di studi. 
Cioè…facciamo due facoltà diverse ma ormai ci conosciamo da così tanto tempo che finiamo sempre con il ripetere una all’altra nella fase finale di ogni esame. D’altra parte, mio padre mi ha sempre detto “pensa come se dovessi spiegare la materia a uno che non ne capisce niente, tipo me, quando riuscirai a farlo, allora avrai imparato l’argomento!” e quindi il sistema mio e di Alice ha sempre funzionato. 
Il problema è che Alice è anche un’insegnante di danza, la sua vera passione. 
Per questo motivo ci troviamo in questo posto infernale adesso. 
Sbuffo sonoramente. 
- Te lo ripeto, Bella, faccio lezione e poi torniamo a casa mia a ripetere. Tu nel frattempo siediti da qualche parte e continua a ripassare. – 
Mi dice Alice mentre appone la sua firma sul modulo che il responsabile della struttura le sta porgendo. 
- Sì, sì, va bene… sono le due e mezzo, Alice, alle quattro massimo voglio essere fuori di qui! – 
Le dico allora io, mentre mi avvio alla ricerca di un posticino dove mettermi a studiare. 
Al piano di sotto ci sono le aule di danza e lì, tra la musica e le urla delle insegnanti, non riuscirei mai a concentrarmi; sulla destra c’è la palestra che non sarebbe niente male ma ora c’è la lezione di basket e, lo stridio delle suole di gomma sul pavimento lucido e il rumore della palla che rimbalza, per non parlare delle urla delle squadre che s’incitano e sgridano a vicenda, certo male si accompagnano con le formule stechiometriche. 
Mi dirigo allora verso il bar e mi siedo a uno dei tavolini sul fondo, nella speranza che qui vada meglio e, all’inizio, è così ma, dopo poco, il continuo rumore del vapore della macchina per fare i cappuccini e il continuo chiacchiericcio degli avventorim’innervosiscono. 
Decido quindi di dirigermi verso l’unico punto più silenzioso: gli spalti all’esterno.
Spingo la pesante maniglia della porta dell’uscita antincendio ed esco sul grande campo rettangolare alle spalle della struttura. 
All’interno si stava molto più freschi con l’aria condizionata, è vero, ma tutta la puzza di piedi e sudore e i rumori che si disperdevano per i vari ambienti non la rendevano comunque un’esperienza gradevole. 
Percorro quei pochi metri di corridoio, se così lo possiamo chiamare, che separano la porta dal vero e proprio campo, e vado a sedermi su una delle panche che compongono gli spalti. 
Potrei accontentarmi di uno in basso ma, la polvere del terreno e la speranza di cogliere un minimo di brezza salendo più su, mi fanno scalare tutti quegli scomodi gradini bassi e profondi; talmente tanto che non riesco a percorrerli con un solo passo e rischio di inciampare nei miei stessi piedi un paio di volte, non avendo calcolato bene le distanze. 
Porca miseria che caldo.
Finalmente mi siedo, non proprio aggraziatamente come al mio solito, e poggio il mio blocco per gli appunti, che ho tenuto stretto ben saldo tra le mani, sulle ginocchia e comincio a ripetere.
Ok,bilanciamo la reazione Cl2  + I-  + OH-  Cl-  + IO31-  + H2O, fatta avvenire in ambiente basico…
Allora, i passaggi erano…
1) Si attribuiscono i numeri di ossidazione ai vari elementi e s’individuano le semireazioni di ossidazione e di riduzione…ok…
2) Si scrivono separatamente le due semi reazioni…e questo pure me lo ricordo…
3) Se necessario si bilanciano gli elementi che partecipano alla reazione di ossidazione e di riduzione  e si determina il numero di elettroni persi e acquistati nelle due semi reazioni…questo devo ricordarmelo bene…
4)  Si bilanciano le cariche utilizzando ioni OH-  (perché è un ambiente basico) e, se necessario, si aggiungono molecole di acqua per bilanciare il numero di atomi di ossigeno e d’idrogeno…ok il fatto dell’acqua me lo ricordo…e poi?
Oddio non me lo ricordo!
Che dovevo fare qui?Pensa, Bella, pensa!
Il libro sembra richiamarmi dall’interno della mia borsa ma cerco di resistergli. Non voglio cedere! Devo ricordarlo da sola!
Allora…cosa devo fare? 
Nulla…non lo ricordo. 
Cedo al richiamo del libro di testo più forte del canto di una sirena e scavo all’interno della borsa per risolvere l’arcano che mi fa salire ancora di più l’ansia e aumenta la mia certezza che, io, quest’esame non lo passerò.
Appoggio il libro sopra al quaderno con gli appunti e gli schemi sulle mie gambe, giusto per avere tutto sotto controllo, e inizio a sfogliare freneticamente le pagine.
Bilanciamento soluzioni redox, bilanciamento soluzioni redox, bilanciamento soluzioni redo…x! Eccolo qua!
Scorro le varie parole presenti sulla pagina fino a che non trovo quello che m’interessa. 
Ecco!
Esulto asciugandomi la fronte con il dorso della mano; fa davvero caldo oggi.
5)  Si eguagliano gli elettroni ceduti con quelli acquistati.
Mi do anche mentalmente della cretina perché era proprio un passaggio banale, quello che avevo dimenticato!
Cambiando di posizione a libro e quaderno, inizio a scarabocchiare il resto dell’esercizio fino a quando non giungo alla conclusione dello stesso, finalmente.
3 Cl2  + 6 e-  6 Cl-
6 OH-  + I-  IO31-  + 6 e-  + 3 H2O
Si sommano le due semireazioni e si semplificano gli elettroni.
3 Cl2  + 6 OH-  + I-  6 Cl-  + IO31-  + 3 H2O
Perfetto!
Osservo l’esercizio davanti ai miei occhi, soddisfatta del fatto che, a parte quella piccola dimenticanza, alla fine questa tipologia di esercizi ormai la so fare, quando vengo distratta da una serie di rumori e movimenti provenienti dal campo ai miei piedi.
Un omaccione di quasi due metri biondo e tutto muscoloso è entrato in campo e ha sistemato una specie di piccolo silos sulla panchina ai bordi del campo e sotto gli spalti, dove sono seduta io. Sta parlando e scherzando con qualcuno, ignaro della mia presenza, anche se non so con chi perché al momento non vedo nessun altro. 
Dopo aver lanciato un borsone a terra facendo sollevare un po’ di polvere, si avvia verso la sua metà del campo e si posiziona al limite dell’area con un piede oltre la striscia bianca che delimita l’area di gioco.
Certo che in quel silos ci deve essere qualcosa di bello fresco; perché non ho pensato di comprare una bottiglietta di acqua prima di uscire qui fuori? Con questo caldo ora avrei proprio voglia di qualcosa di fresco.
- Ehi Edward, ti muovi? – 
Urla l’omaccione sempre non so bene a chi, anche se…quel nome…
- Un attimo! Sto arrivando! Non sei tu che devi portare tutto quest’ambaradan, Emmett! Dammi una mano se hai fretta! – 
Risponde una voce dal piccolo corridoio attraverso il quale anch’io sono entrata. 
Dopo poco, un ammasso di…ehm…cose…entra in campo. Un cesto con le palline, una serie di asciugamani e un borsone avanzano verso la stessa panchina di prima, celandomi ancora l’altro giocatore.
Quando finalmente rientra nella mia visuale, il mio cuore perde un battito. 
La voce mi era sembrata familiare, ma non ne ero sicura al cento per cento.
E invece è così; è lui.
L’unico vantaggio di accompagnare Alice nella struttura infernale, conosciuta anche come polisportiva, era la possibilità neanche tanto remota di beccare lui, Edward, l’istruttore di tennis del quale avevo chiesto velate informazioni ad Alice.
Alto, con quei capelli ramati che puntano in ogni direzione e in cui passa continuamente le mani per cercare di domarli, fisico slanciato e muscoloso ma non massiccio come quello dell’omaccione in campo, mi ha sempre attirato come una calamita. Più volte mi è capitato di accorgermi della sua presenza semplicemente per il suono suadente della sua voce o quella leggera nota pungente del suo profumo che avevo ormai imparato a riconoscere. 
E ora è qui.
Nel momento in cui ogni potenziale distrazione è per me come l’acqua santa per il diavolo, lui, Edward Cullen, è qui. 
Sono tentata di buttare all’aria i libri e concentrarmi a studiare ogni suo minimo dettaglio e movimento mentre lo vedo prendere la racchetta dal borsone ai piedi degli spalti su cui sono seduta io. 
Le sue lunghe spalle si flettono, messe in mostra dalla divisa che gli fascia il corpo e lascia poco all’immaginazione. 
Il bianco della maglietta contrasta con la sua pelle sotto la luce del sole facendola risaltare ancora di più. 
La tentazione di rimanere a fissarlo, trasformando anche le poche gocce di liquidi presenti in me in bava, andando in contro a certa disidratazione è forte, ma non posso!
Concentrazione, Bella, concentrazione. 
Abbasso ancora di più la testa sul libro come se questo riuscisse davvero a far innalzare la mia soglia dell’attenzione. 
Molte reazioni di ossido-riduzione hanno luogo in soluzione acquosa e si verificano tra…
Tac
La partita è cominciata e il suono della racchetta che colpisce la pallina rimbomba nello spazio deserto a parte noi tre. 
- Ah!–
La sua voce che segue il colpo, si riverbera nel mio corpo.
…ioni…
Tac
- Ah! Sei uno stronzo Ed! – 
Rumore di passi sulla terra rossa, di corsa. 
…le due semi reazioni vengono bilanciate separatamente e poi sommate per ottenere…
Tac
- Ah! Concentrati Emmett! – 
Ogni volta che sento la sua voce, quella di Edward, un brivido mi percorre la schiena e la tentazione di alzare la testa da questo libro è così tanta che mi ritrovo a stringere forte l’evidenziatore tra le mani per impedirmi di farlo. 
- Punto! – 
Esulta ancora lui. 
Cavolo, deve essere pure bravo; sta stracciando l’omaccione. 
- Aaargh – 
Si lamenta, credo l’altro. O almeno è quello che mi sembra vista la provenienza del suono. 
- Avanti ricominciamo. – 
Lo riprende Edward, perfetto nel suo ruolo d’istruttore. 
Uff, che caldo.
Tac
- Ah! – 
Di nuovo il rumore delle scarpe da ginnastica sulla terra accompagnato da quello che sembra una scivolata. 
- Ah! – 
Proviene dall’altro lato. 
Ma si rendono conto dei suoni che fanno i tennisti quando giocano?
Una volta ho letto da qualche parte che è un modo per scaricare la tensione che mettono nel lancio, ma non ci metterei la mano sul fuoco. 
Quello di cui sono sicura è che tra il rumore della pallina contro la racchetta e i loro urli, quasi primordiali, il caldo, e l’idea che lui è qui davanti a me,è davvero difficile mantenere la concentrazione. 
…l’equazione ionica netta bilanciata. 
Non ci ho mai messo così tanto a leggere quattro righe in vita mia. 
I due sul campo ricominciano a giocare.
- Ah! – 
- Ah! Punto! – 
- Ah! Vacci piano Ed! – 
Si alternano da una parte all’altra del campo, dalla mia destra alla mia sinistra. 
Non vorrei, ma quasi involontariamente la mia testa inizia a seguire ritmicamente il rincorrersi delle voci e dei rumori. 
Per la prima volta da giorni ormai riesco a distrarmi veramente dal mio libro di chimica, o meglio, non riesco a concentrarmi su di esso. 
Anche se, alla fine, è un po’ un processo simile al bilanciamento delle reazioni.
Il tennis è praticato da due giocatori contrapposti (o da due coppie di giocatori tra loro contrapposte) utilizzando una racchetta ciascuno e una pallina su un campo di gioco rettangolare diviso a metà da una rete. Esattamente come il campo del bilanciamento. Un colpo da un lato e uno dall’altro. 
Mi sento anch’io parte attiva della partita, anche se non dovrei esserlo. 
Dovrei stare qui a concentrarmi sul pesante testo sulle mie gambe e imparare quanto più possibile sull’ossidoriduzione.
Ma è così difficile…
Dio che caldo.
All’ennesimo “AH” il libro giace ormai abbandonato e trascurato sulle mie gambe e tutta la mia attenzione è rivolta al campo; in modo particolare al tennista che ora sta per eseguire quella che, mi pare, si chiami battuta. 
La pallina viene alzata sopra il corpo e lui sposta il piede sinistro avanti di un piccolo passo rispetto al destro. Una volta lanciata la palla, alza la racchetta sopra la spalla con cui la impugna, e porta il braccio all'indietro, flettendo il gomito. I muscoli delle sue braccia si gonfiano per la posizione e la tensioneed io vorrei passarci le dita su per distenderli. Quando la palla arriva all'altezza di tiro, stende verso l'alto il braccio con un movimento rapido e secco; spalle perpendicolari alla rete e… 
Tac
Ha tirato, battuto…quello che è!
La griglia della racchetta ha colpito la pallina gialla fosforescente che, con una velocità incredibile, ha superato la rete per andare a finire nell’altra metà campo, nonostante il tentativo di Emmett, l’altro tennista, di intercettarla. Era troppo forte è potente. 
Fa caldo. 
È una di quelle tipiche giornate afose d’estate quando ti sembra di poter vedere il calore fisicamente alzarsi dal terreno, sotto forma di quelle piccole onde trasparenti che sembrano danzare sulla terra rossa del campo. 
Sto sudando e sento la parte superiore della mia testa iniziare a scottare ma questo era l’unico posto per studiare.
Anche i tennistiin campo hanno caldo; sono madidi di sudore. 
I capelli inizialmente ribelli di Edward sono ora plasmati sulla sua fronte e contribuiscono a creare quelle gocce di sudore che scendono lente ma costanti sul suo viso accaldato. Ha il fiato corto e continua a passarsi il polso, fasciato da uno di quei polsini di stoffa elasticizzata, sulla faccia per scacciare il sudore in eccesso. 
Fanno una pausa.
Edward si avvicina alla panchina alla base della gradinata su cui sono seduta io e al piccolo silos che Emmett vi aveva posato sopra prima di cominciare la partita. 
Piega le gambe ed estrae da un borsone una pila di bicchieri di plastica; io deglutisco a fatica nel notare i suoi muscoli flettersi armoniosamente. 
Nel rialzarsi il suo sguardo si posa su di me e, se non fossi sicura che la causa del mio squagliarmi sia l’effetto del sole e del caldo di luglio, incolpereilui e il suo sguardo.
Mi squadra brevemente forse notando come,una come me, non c’entri nulla in un ambiente del genere. 
- Ne vuoi un po’? E’ un integratore ricco di sali minerali, fa bene con questo caldo…-
Mi chiede, indicandomi il silos davanti a lui con un leggero movimento del capo. 
Io non mi fido del mio tono di voce e quindi mi limito ad annuire e sposto di lato quaderno e libro, prima di cominciare la mia discesa delle gradinate. 
Le gambe mi tremano leggermente e il respiro è corto e affannato mentre scendo, gradino dopo gradino.
Dio che caldo.
Sono all’ultimo passo quando…

… quando inciampo nei miei stessi piedi e finisco sulla panchina, buttando a terra tutto il silos con l’integratore. 
Un liquido freddo e arancione mi si abbatte sul corpo immediatamente, ma non riesco neanche a godere della sensazione di freddo per quanto sono accaldata. 
Edward mi è subito al fianco e mi porge una mano per aiutarmi ad alzarmi. Io la prendo al volo e lo guardo mortificata. Odio essere scombinata e scoordinata.
Il mio sguardo si posa sulla mano di Edward che saldamente è unita alla mia e mi aiuta a rimanere in piedi; poi passa sulle sue braccia leggermente abbronzate e muscolose fino a incontrare l’orlo delle mezze maniche che compongono la sua divisa. 
E lì mi rendo conto che, cadendo, non ho sporcato solo me ma anche lui e la sua, sicuramente costosissima, divisa da tennis. 
- Oddio scusami! – 
Mi affretto a dire. 
- Non volevo, davvero! Sono una scoordinata di prima categoria! E non dovrei neanche essere qui! –
Continuo. 
- Ti prego fammi riparare in qualche modo, magari posso pagarti la lavanderia. I coloranti alimentari usati per questi prodotti non se ne vanno facilmente da questo tipo di tessuto, per via dei legami chimici con le fibre di cotone. – 
Balbetto e vaneggio influenzata dai miei studi che ultimamente impegnano ogni mio pensiero. 
Edward, in tutto ciò, non ha ancora detto nulla. 
I suoi stupendi occhi verdi mi fissano divertiti e noto che gocce d’integratore sono arrivate anche sul suo viso, a mescolarsi con quelle di sudore. 
Istintivamente una mia mano agisce di volontà propria e va ad asciugare una di quelle gocce. Spalanco gli occhi non appena mi rendo conto della libertà che mi sono presa ma, prima che possa ritirare la mano, la sua si posa sulla mia e le sue dita callose, per lo sfregamento con il nastro adesivo che ricopre il manico della racchetta, contrastano con la dolcezza del suo gesto. 
- Non ti preoccupare;sono cose che capitano tu, piuttosto, vieni con me che ti do qualcosa per cambiarti, non puoi andare in giro così, sei completamente zuppa. – 
Solo in quel momento abbasso lo sguardo su di me, ricoperta da quella sostanza arancione che mi avrà, sicuramente, macchiato irrimediabilmente i vestiti. Ha ragione, sono completamente zuppa. 
Lo seguo senza obiettare e, con ancora la mia mano stretta nella sua, ci incamminiamo verso gli spogliatoi dall’altro lato del campo di tennis. 
Appena varchiamo la soglia, ormai al riparo dai raggi bollenti del sole di luglio, una piacevole sensazione di fresco m’invade e mi fa tremare per la consapevolezza di avere addosso vestiti bagnati. 
Edward lascia la mia mano, si addentra un po’ di più nello spogliatoio e apre uno dei piccoli armadietti di metallo verde che occupano tutto l’ambiente, organizzati per file. 
Io resto dove lui mi ha lasciato, stringendo le braccia al corpo e sentendo la stoffa attaccarsi sempre di più alla mia pelle. 
Dopo qualche secondo riemerge dall’armadietto che aveva aperto prima, con quella che sembra essere una divisa da tennis blu.
- Ti andrà un po’ grande, temo, ma è il meglio che sono riuscito a trovare. – 
Mi dice lui con uno sguardo quasi di scuse.
Assurdo; io ho creato tutto il caos e lui chiede scusa a me.
- Non ti preoccupare, andrà benissimo, anzi è anche troppo. –
Edward scuote la testa e mi intima di smettere di dire scemenze.
Poi si avvicina e sento di nuovo la sensazione delle sue mani callose a contatto con la mia pelle ormai appiccicosa per il mix di sudore e integratore. 
Mi conduce dietro la seconda fila di armadietti e poggia i vestiti, che ha trovato poco prima, su una delle panche che fronteggiano gli armadietti. 
- Io…ehm…io sono di là se ti serve qualcosa. – 
Dice allora imbarazzato lui. 
Io mi limito ad annuire e guardo esitante il cambio di vestiti di Edward non riuscendo a scacciare il pensiero che tra poco avrò sulla pelle qualcosa di suo. Non appena lui scompare dalla visuale, mi avvicino alla panchina e mi ci siedo per slacciare le scarpe. 
Mi tolgo la prima e sento il rumore dell’acqua provenire in lontananza dall’interno dello spogliatoio ma non ci presto più di tanta attenzione. 
Sfilo anche la seconda e sbottono il primo bottone del jeans, che non so come mi è venuto di mettermelo stamattina, visto il caldo. 
Cerco di sfilarmi i jeans ma, tra il sudore e il liquido arancione, sono diventati pesantissimi e incollati alla mia pelle; inizio quindi tutta una serie di movimenti che neanche un contorsionista farebbe e mi muovo come un’anguilla nel tentativo di farli scivolare via. 
Alla fine mi siedo, di nuovo, sulla panchina e riesco con molta difficoltà nel mio intento. Sono tentata di buttare quella massa pesantissima a terra ma mi ricordo di non essere a casa mia e quindi cerco di sfilare una delle gambe dei jeans che si è arrotolata su se stessa e non vuole saperne di tornare in posizione. 
Lo schiarirsi di voce alla mia destra, però, mi fa bloccare immediatamente. 
Edward è lì con, in mano, due grandi asciugamani bianchi.
Cioè, uno è piegato perfettamente e appoggiato sulla sua spalla, l’altro sembra bagnato eappallottolato tra le sue mani; ha un’espressione tremendamente imbarazzata sul viso. 
Io alzo un sopracciglio per chiedergli…beh non so bene cosa…forse perché se ne sta lì con degli asciugamani in mano, ma non riesco a trovare le parole, né la forza di coprirmi essendo in pratica mezza nuda davanti a lui.
Lui prende un profondo respiro e poi sempre imbarazzato mi dice:
- Beh…sì…ho pensato che sarebbe stato meglio togliere un minimo di questo integratore… è molto zuccherino, non vorrei che ora, uscendo, tu fossi attaccata dagli insetti… - 
Giusto.
Ci avevo pensato anch’io effettivamente; ma ciò non spiega la situazione, avrebbe benissimo potuto dirmelo dall’altro lato degli armadietti, sapendo di trovarmi quasi sicuramente almeno parzialmente svestita, quindi io non accenno a muovermi.
Lui fa un passo in avanti tentativamente e,scuotendo leggermente le mani, porta la mia attenzione sull’asciugamano che sta stringendo. 
- L’ho imbevuto d’acqua, se lo strofiniamo, almeno sulle parti più visibili, dovrebbe evitarti l’attacco dello sciame assassino –
Mi dice con un mezzo sorriso,cercando di alleggerire la situazione. 
Parlando si è avvicinato e ormai solo pochi centimetri ci separano. 
Un po’ esitante porta la mano che regge l’asciugamano bagnato verso il mio viso e ve lo passa su, con tocco leggero. 
La sensazione della spugna bagnata sul viso è bellissima e riesco a sentire anche la pressione delle sue dita, attutita dalla stoffa.
Me la passa delicatamente sulla fronte e sulle guance, accaldate e sudate,ed io chiudo istintivamente gli occhi per abbandonarmi a questa piacevole sensazione. Si muove in maniera casuale ma sembra quasi stia seguendo uno schema; fronte, naso, occhi, guance, bocca…collo.
Tutta la tensione accumulata in questo periodo per l’esame (e per l’imbarazzo della mia figuraccia di prima) svanisce gradualmente e mi abbandono alla sensazione piacevole.
Passa poi a tamponarmi le braccia, per eliminare qualunque traccia del liquido appiccicoso. Mi prende una mano e la alza al livello del suo petto, dove me la fa appoggiare per avere libero accesso al mio braccio. Segue tutto il percorso fino al bordo delle maniche della mia maglietta che tira leggermente più su per scoprire quel centimetro in più di pelle ormai arancione. 
Fa lo stesso anche con l’altro braccio e, quando lo vedo combattere con i bordi dell’unico indumento che ora mi copre alla completa vista davanti a lui, non penso, non esito, porto le mani sull’orlo della mia lunga maglia e, stringendo la stoffa bagnata tra le dita, la sollevo fino a toglierla completamente; rimanendo nuda, coperta solo dell’intimo davanti a lui. 
Edward rimane sconvolto da questo gesto impulsivo del quale neanche io riesco a darmi una spiegazione obiettiva e porta lo sguardo fisso nel mio. 
Non è ribrezzo quello che vedo nei suoi occhi, ma la lotta interiore di un uomo che vorrebbe guardare, ma è troppo rispettoso per farlo. 
Le pupille sono dilatate talmente tanto che il verde meraviglioso che caratterizza i suoi occhi sembra quasi scomparso, il respiro è corto e veloce e s’infrange ritmicamente sulla pelle bagnata del mio viso mandandomi brividi per tutto il corpo. 
Passano attimi e, sempre tenendo lo sguardo fisso nel mio, Edward comincia a passare l’asciugamano bagnato sulla nuova parte del mio corpo ora scoperta. I suoi movimenti sono dapprima regolari e leggeri come quelli che avevano caratterizzato il suo passaggio sul mio viso, ma poi diventano più convulsi.
La pressione delle sue dita sulla mia carne aumenta, facendo scomparire la sensazione della spugna bagnata tra le nostre pelli, il disegno preciso e circolare dei suoi movimenti scompare; si sofferma, stringe, distende, quasi ad assaporare con le mani quello di cui i suoi occhi, troppo rispettosi, ancora non hanno potuto godere. 
La testa mi gira, mi gira tantissimo, ho la sensazione di svenire e ho paura di non riuscire a mantenere ancora la forza che il suo sguardo emana. 
Le mie dita stringono allora i suoi bicipiti; sento la definizione dei suoi muscoli sotto la stoffa e noto come quello di un braccio sia più sviluppato dell’altro, come accade spesso per i tennisti. 
I suoi muscoli si contraggono per i suoi movimenti e per il mio tocco. Lascio vagare le mani per tutta la lunghezza delle braccia fin quando le dita non sfiorano i dorsi delle sue mani e qualche dito sfiora la pelle del mio stesso corpo. 
Realizzo di essere nuda davanti a lui completamente vestito edio non sono così rispettosa come lui, io voglio vedere, voglio sentire la pelle contro la pelle, la mistura di sudori e umori che deriva da questi attimi; per questo motivo afferro stretta tra le dita la sua maglia e la tiro verso di me col rischio di deformarla; deve scomparire. 
Edward mi lascia fare e asseconda i miei desideri e movimenti allontanando le mani dal mio corpo per permettermi di sfilargli la maglia. 
Mi sento nuda, paradossalmente, senza le sue mani su di me; ma la sensazione dura solo pochi istanti fino a quando lui non torna a coprirmi, stavolta non con il tocco riservato dell’asciugamano, ancora stretto tra le sue dita, ma col suo petto. 
Pelle contro pelle. 
Il mio corpo si plasma al suo ben più solido e un sospiro mi sfugge dalle labbra, incontrollato. 
Le sue mani sono sulla mia schiena e la punta dei miei capelli finisce intrappolata tra le sue dita che tirano leggermente esponendo il mio collo alla sua mercé; le mie volano al suo collo a godere degli effetti benefici che lo sport ha avuto su di lui.
Le lascio vagare sentendo sotto le dita tutti i nodi della tensione, le linee dritte e definite dei suoi muscoli e il pulsare del suo sangue nelle vene. 
Ho una voglia di baciarlo come quella di acqua per un assetato nel deserto. 
E lui accontenta questo mio desiderio, spingendomi la testa in avanti e appropriandosi delle mie labbra, prima, e della mia bocca, poi, quando la sua lingua si fa strada tra le nostre labbra secche. 
Contorna il mio labbro inferiore inumidendolo e si spinge poi all’interno accarezzando la mia lingua in una danza fatta di colpi e contraccolpi. Mi stringo a lui percorsa da un brivido sconquassante e alzo involontariamente una gamba andando ad ancorarla poco sopra i suoi glutei. 
Lui prende anche l’altra mia gamba e la porta nella stessa posizione dell’altra, bloccandosi nella mia morsa. Poco, ormai, separa i nostri corpi mentre le sue mani mi sostengono da sotto il sedere e le mie gambe incrociate alle caviglie mi mantengono in posizione. 
Con i talloni spingo verso il basso i suoi pantaloncini e boxer insieme, preda di una voglia insaziabile. 
Lui me lo lascia fare aiutandomi, muovendo un po’ le gambe. È libero, ora, da qualunque costrizione che non sia il mio corpo e il suo membro eretto si struscia contro il mio interno coscia. 
Lo voglio, e glielo dico senza usare parole, imprimendo forza e passione maggiore nel bacio interminabile che ancora ci unisce. 
Lui porta una mano tra le mie gambe, nel punto che così tanto richiede la sua presenza, e scosta il cotone dell’intimo di lato. Come per la sua maglietta è probabile che siano rovinate, ma non m’interessa. 
Mi sembra di sentirmi liberare di una protezione infinita senza quel sottile strato di cotone che proteggeva la mia intimità e mi sento vuota. È una sensazione strana, di freddo, di mancanza, che viene colmata solo quando lui dopo poco e senza alcun preavviso entra in me, facendomi discendere sul suo membro duro ed eretto. 
La testa gira, mi manca il fiato, il sangue mi sale alla testa per poi piombare in basso, dove ora siamo uniti. 
Il suo respiro sulla mia pelle è caldo come i raggi del sole. 
Si sposta, tenendoci ancora uniti, e si piega fino a quando la mia schiena non si posa sulla panca di legno che occupa il centro della fila di armadietti. 
Le mie gambe rimangono incrociate sulla sua schiena, le sue ai lati della panca, mentre spinge dentro di me ritmicamente e freneticamente. 
È veloce, potente; un gioco di spinte, di ansimi, di pura e semplice passione, un’esplosione di endorfine che rende tutto più chiaro.
La panca trema sotto di noi, tutto diventa instabile, sfocato, indefinito…

- Bella! – 
- Bella! – 
- Oddio Bella mi senti? – 
Sbatto forte le palpebre per cercare di mettere a fuoco la realtà intorno a me. 
- Oddio Bella scusami è stata tutta colpa mia… - 
Mi dice Alice preoccupata.
Alice? Che ci fa Alice qui?
Dove sono io?
Perché non sono all’interno di quello spogliatoio?
Come mai c’è tutto questo sole?
- Bella? – 
Alice continua a chiamarmi ma io non l’ascolto perché ormai tutto ciò su cui riesco a concentrarmi è l’uomo dei miei sogni, in senso letterale a questo punto, inizio a realizzare, qui davanti a me con quell’espressione quasi preoccupata negli occhi che mi scrutano per accertarsi che io stia bene. Mi porge un bicchiere colmo dello stesso integratore della mia fantasia e per poco non mi strozzo con la mia stessa saliva a questa realizzazione. 
- Che…che è successo? – 
Chiedo con la gola più secca di quello che pensassi. 
- Sei svenuta – 
Mi risponde Alice prontamente, ma io non riesco ancora a staccare gli occhi dal volto di lui. 
- E’ stata colpa mia, ti ho chiamato per offrirti un po’ di questo integratore, ma mentre stavi scendendo le gradinate, all’improvviso sei svenuta. –
Quindi non ero inciampata nei miei piedi finendo sul silos. 
Ero svenuta per il caldo. 
Tutte le sensazioni, le sue mani sulla mia pelle, l’asciugamano bagnato, il suo sguardo fisso su di me, era stato tutto vero…ma non nel senso in cui l’avevo vissuto io. 
L’improvvisa realizzazione mi fa imbarazzare a dismisura e arrossisco ancora di più.
- Oddio Bella sei di nuovo rossa come prima! – 
Strilla spaventata Alice.
- Magari è meglio portarla al fresco. Avete la macchina? Sennò vi accompagno io. – 
Le risponde Edward. 
- Sì, sì,abbiamo la macchina non ti preoccupare, ora la riporto a casa. – 
- Lascia che vi accompagni fino all’auto, Alice. – 
- Sì forse è meglio. – 
Osservo inebetita lo scambio tra Alice e Edward che prendono accordi; come in una nuova partita di tennis, la mia testa si volta prima da un lato poi dall’altro. 
Poi Alice si alza e si avvicina alla mia borsa lasciata abbandonata, dove prima ero seduta, bofonchiando qualcosa del tipo “con questo caldo si è messa sotto il sole e tutto per colpa di questo stupido esame”. 
Nel frattempo Edward mi porge una mano per aiutarmi ad alzarmi ed io la prendo senza esitazioni come prima, nel mio sogno. Non appena sono dritta, in piedi (anche se non so per quanto riuscirò a restarci) mi circonda la vita con un braccio per evitarmi di cadere, forse neanche lui molto fiducioso nelle mie capacità di reggermi da sola, come non lo sono io. 
Ci avviamo per il piccolo corridoio da cui sono entrata, ormai non so più quanto tempo prima, e oltrepassiamo la reception della struttura, dirigendoci al parcheggio. 
La mano di Edward poggiata sulla parte bassa della mia schiena è allo stesso tempo rassicurante e sconvolgente; il ricordo delle sensazioni purtroppo solo sognate è ancora troppo vivido nella mia mente. 
Alice ci precede, inizia ad armeggiare con le chiavi della macchina e accende l’aria condizionata per raffreddare l’abitacolo, mentre noi rimaniamo un po’ più in disparte. 
- Sai… prima ti ho quasi baciata. – 
Mi dice Edward di punto in bianco con lo sguardo fisso davanti a se, verso un punto non ben definito.
- C…cosa? – 
Un meraviglioso sorriso sghembo gli compare sul volto edio vorrei tanto un ricordo preciso di questo “quasi bacio”, non solo un vago sentore generato da un sogno. 
- Sì… quando sei svenuta, ti ho fatto la respirazione a bocca a bocca… - 
Mi risponde allora lui, sempre guardando avanti. 
- Oh – 
Mi limito a dire io, un po’ delusa. Chissà cosa mi aspettavo. 
Edward si schiarisce un po’ la voce e piega un po’ le dita sulla mia schiena, facendo maggiore presa sulla stoffa della mia maglietta e sulla mia pelle. 
- Ti chiedo scusa, Bella, non avrei mai dovuto farlo. – 
Ouch. Questo fa male più della caduta che ho fatto prima. 
- No, no, aspetta non volevo dire questo! –
Continua lui di fretta, avendo ormai voltato il capo verso di me e avendo, forse, notato la mia espressione ferita. Io ormai ho lo sguardo fisso sul cemento rovente del parcheggio e sui miei piedi umiliata dall’essermi fatta beccare in questo stato. 
- ah… cazzo… perché rovino sempre tutto… quello che volevo dire è che… cioè, Bella, sono mesi ormai che ti vedo venire qui insieme ad Alice…e cioè…sì…insomma, ho detto che non avrei dovuto, non che non avrei voluto… - 
Aggiunge, intervallando le parole a delle pause imbarazzate caratterizzate dal suo passarsi la mano tra i capelli tirando forte qualche ciocca. 
A parte trovarlo irresistibilmente tenero in questo momento, le sue ultime parole mi hanno colpito particolarmente. 
Avrebbe voluto?
Imbarazzata, speranzosa e sconvolta, alzo un po’ lo sguardo nella sua direzione. 
- Avrei tanto voluto; davvero tanto. Ogni volta che ti vedo qui,sono tentato di venirti a parlare, o chiederti il numero ma non mi sembra mai l’occasione giusta… e oggi finalmente quando ti ho vista sugli spalti ho pensato fosse arrivata la mia chance. – 
Ora il mio sguardo si posa giusto sul suo viso, sorpresa e felice. 
- Cioè, aspetta… la chance di parlarti, non di baciarti senza permesso… anche perché avrei potuto fare di meglio…fare in modo che tu te ne ricordassi almeno… - 
Conclude imbarazzatissimo. Un uomo fatto e finito come lui che si imbarazza di questa maniera per una sottospecie di confessione del genere.
Non riesco a trattenermi e scoppio a ridere in una risata che mi libera di tutto l’imbarazzo appena provato. Poi mi sento in colpa, perché ora sto mettendo a disagio lui e cerco quindi di riprendermi.
Tenendo una mano sul petto a calmare le risate e il battito che è accelerato dal momento in cui mi ha confessato di avermi sempre voluta conoscere, porto l’altra mano sul suo bicipite ben definito e stringo leggermente le dita.
Forse dovrei dirgli qualcosa in questo momento ma non sono sicura di averne la forza. 
Quindi, facendo appello a non so quale forza interiore, stacco la mano dal mio petto e la porto al suo collo cercando di non tremare per le implicazioni di quello che sto facendo. 
Piego leggermente le dita che s’incastrano con i piccoli ciuffetti di capelli sulla sua nuca e faccio quel minimo di forza necessaria per far in modo che lui si abbassi alla mia altezza. 
Anch’io voglio ricordare il suo bacio. 
I suoi occhi sono spalancati dalla sorpresa ma non mi ferma. Segue le mie direttive e avvicina il volto al mio, naso contro naso, respiro contro respiro. I nostri sguardi s’incrociano e s’incastrano per un istante e poi, come se fosse la cosa più naturale del mondo, le nostre labbra si sfiorano. 
È un bacio leggero, a fior di labbra, nulla a che vedere con quello bagnato e lascivo del mio sogno, ma ugualmente bello. 
Trattengo il respiro incamerando dentro di me il suo odore nei miei polmoni, per non lasciarlo più andare via, scomparire nell’oblio dei miei sogni. 
Sembra uno di quei momenti infiniti che in realtà non sono che pochi attimi e, quando purtroppo mi riabbasso sui talloni, non essendomi nemmeno accorta di essermi alzata sulle punte in precedenza, le nostre labbra si staccano ma la sua fronte entra in contatto con la mia e le sue braccia si stringono intorno alla mia vita come a non voler lasciarmi più andare via. 
Vorrei fermare il momento su pellicola come in una bella fotografia da portare sempre con me, quindi chiudo gli occhi, cullata dal suo respiro sul mio viso. 
- Esatto, qualcosa del genere. – 
Dice Edward con un filo di voce a pochi centimetri dalle mie labbra.
Una risatina spontanea mi scappa dalle labbra che Edward cattura di nuovo in un bacio veloce. 
La tentazione di lasciarmi andare totalmente a quello che, in fondo, è per me uno sconosciuto è grande, ma il rumore di Alice che poco più in là si schiarisce la voce mi riporta alla realtà. 
Mi libero mal volentieri da quella piccola gabbia perfetta che erano le sue braccia, talmente perfetta che aveva fatto passare in secondo piano il sole troppo caldo sui nostri corpi e, con l’imbarazzo che scaturisce dall’impatto col mondo reale, lo guardo felice. 
- Devo andare, ora; ma potremmo rivederci, magari in un luogo dove io non rischi di svenire. – 
Gli dico speranzosa. 
Lui annuisce convinto, dimentico di quell’espressione quasi infelice che gli era comparsa sul volto nel momento del nostro distacco. 
- Il venti ho un esame… poi sono tutta tua. Chiedi il mio numero ad Alice! –
Gli dico a voce più alta mentre mi avvio alla macchina di Alice, prima di entrarvi e chiudermi la portiera alle spalle. 
Lui rimane lì, inebetito e immobile con un sorriso sghembo sul viso e due delle sue lunghe dita ad accarezzarsi le labbra un poco gonfie per il nostro recente incontro, come a sincerarsi che sia davvero accaduto, mentre con l’altra mano mi saluta da lontano.

Punto, set e match per Bella.




Fine


24 commenti:

  1. WOW.......fichissima........bellissima.........tenerissima.........
    Romanticamente semplice da essere reale!
    Non sono abituata a leggere storie senza drammi e trovarne qui mi fa un immenso piacere......
    Ero così presa che ci son rimasta più male io di Bella scoprendo che era tutto un sogno ;)
    Veramente i miei complimenti......infinitamente grazie
    Un Bacio

    JB

    RispondiElimina
  2. Le formule di chimica alternate ai versi degli atleti in campo è semplicemente magnifica... considerando quanto mi sono sempre piaciute le gambe dei tennisti non mi meraviglio che Bella abbia lasciato da parte libro ed esame per concentrarsi sulla meraviglia di muscoli che aveva davanti...
    La scena in cui lui l'asciuga nello spogliatoio è di un sensuale pazzesco... e non poteva finire altrimenti (anche se era solo un sogno)
    Brava..

    RispondiElimina
  3. La trovo divertente e simpatica, molto....calda. Sei stata brava a far trasparire il calore degli spalti! ahahahah Sarà che fa davvero caldo in questi giorni e quindi lo percepisco di più?! La parte negli spogliatoi poi.....HOOOOT Mi è piaciuta parecchio! ahahahah aumentava di molto i calori... Peccato poi ritrovarsi in un sogno...che cacchioooooooo!!! Però...divertente pure per questo! Come Paola trovo che l'alternanza delle formule e di quei versi (molto attraenti) dei tennisti sia stata una chicca meravigliosa ahahaha tipo quando studio e ci stanno certe foto su Internet e faccio una parola e una foto...ahahahah Più o meno mi ci sono ritrovata!
    Brava...chiunque tu sia!
    Alyfa

    RispondiElimina
  4. Molto carina!!! Molto!
    Bella l'idea del sogno e dolcissimo Edward nel suo approccio, bella anche lei tutta nerd e immersa totalmente nella chimica dell'ammmmoooreeeee!!!
    Pezzo preferito: ah! l'Edward che gioca a tennis e scandisce i suoi COLPI con il suo respiro! Ho caldo anch'io adesso!
    Grazie della partecipazione e in bocca al lupo!
    -Sparv-

    RispondiElimina
  5. allora...
    il caldo del campo di tennis e il fresco dello spogliatoio all'ombra ci stanno tutti! ;) quelle formule di chimica sembrano complicatissime per me che non ne capisco nulla xD
    carina l'idea di inserire personaggi con background diverso e non tutti sportivi e mi trovo per forza d'accordo con Bella che non è riuscita a studiare (al sole caldo poi!) perchè distratta da Edward che si sbatte e batte la palla con forza; ammettiamolo, chi ci sarebbe mai riuscita!
    forse la parte finale è un po' affrettata ed Edward un po' troppo "imbranatello" con Edward pur essendo un sexy istruttore di tennis e avrei forse evidenziato il testo del sogno con un corsivo per staccare le due parti per non rischiare di confondere realtà e sogno...ma sono pignola io xD
    sono curiosa di scoprire chi si cela dietro l'autrice! ;)
    ami

    RispondiElimina
  6. Molto bella e molto sensuale.
    La confusione mentale della povera Bella quando tenta di ripetere le formule chimiche mentre "ascolta" i suoni prodotti dagli uomini che giocano a tennis è molto più che comprensibile.
    Il sogno negli spogliatoi poi è stata una genialata, poveretta da uno svenimento con tanto di tentativo di respirazione bocca a bocca cosa poteva venire fuori se non questo?
    Bella davvero e complimenti.

    RispondiElimina
  7. Ma che bella! Brillante l'idea della chimica …. mi verrebbe da dire che mai materia fu più azzeccata per simboleggiare la relazione che di solito troviamo tra i nostri personaggi! E anche l'idea del sogno mi è sembrata azzeccatissima, personalmente non amo affatto quelle storie in cui d'improvviso amore e sesso congiunti sbocciano dal nulla. Quindi l'hai fatta erotica, divertente, romantica e credibile usando quell'escamotage! Brava! - Cristina-

    RispondiElimina
  8. Geniale!
    Ha ragione Bella, impossibile concentrarsi con il sonoro di Edward quando colpisce palla!
    Bella, divertente, tenera e calda...
    super bravissima!
    Monica

    RispondiElimina
  9. Povera Bella... come avrebbe potuto studiare per l'esame con la visione di Edward tutto sudato che gioca?
    Impossibile!
    Sopratutto se poi il ragazzo fa quei versi...
    u.u il nostro eroe non si rende conto di quanto possa essere deleterio per gli ormoni femminili!

    La povera Bella dovrebbe fare attenzione con questo caldo... ma per fortuna Edward l'ha soccorsa facendole anche la respirazione bocca a bocca!
    Hai capito Eddino xD!
    Ahahah!
    :3 sono tenerissimi e il sogno erotico ambientato negli spogliatoi da la giusta dose di erotismo a questa os fresca, tenera e divertente!

    Sei stata bravissima e grazie per averla condivisa con noi!

    Un bacio ♥!

    RispondiElimina
  10. Ciao!
    La storia è davvero carinissima e il sogno di bella è stato fantastico, ahahah, poi anche come è scritta, ti da quell'incitazione a continuare! Brava!
    Sognare di loro in un modo e poi, vedere Edward che la bacia in modo tenerissimo è una cosa che mi ha sciolto il cuore.
    Brava! mi sei piaciuta tantissimo!
    Un bacione

    Roby <3

    RispondiElimina
  11. Mi è piaciuta moltissimo.
    Lei persa nella preparazione dell'esame di chimica che si trova ad applicare formule anche al di fuori di esercizi o libri di testo, è stato fantastico.
    Inutile dire che la parte hot nello spogliatoio mi ha fatto accaldare e scoprire che era solo un sogno, mi ha fatto schiantare dal ridere, anche perché mi sono immaginata la faccia che doveva avere lei mentre si domandava dov'era finito lo spogliatoio ed Edward....
    Voto 1 punto!

    Meritatissimo!

    Brava

    Samu

    RispondiElimina
  12. nonostante il tennis non mi faccia impazzire, mi è piaciuta molto, è divertente e scritta molto bene.
    Ila Cullen

    RispondiElimina
  13. A volte essere distratte è una fortuna,addormentarsi sotto il sole è stato propizio a Bella che è riuscita a spingere Edward allo scoprirsi...molto sensuale il sogno della nostra studentessa di chimica.Brava.Paola P.

    RispondiElimina
  14. Molto molto carina ed originale. L'inizio poi divertentissimo ma bella l'idea del sogno!! Non sarebbe stato reale altrimenti, invece così con lui timido alla fine..... una genialata! Complimentissimi!!
    Luisa

    Ps: la chimica la studio con la figlia..... posso imparare il tennis???

    RispondiElimina
  15. Ho letto questa shot mentre assistevo ad una partita di tennis quindi mi sono davvero immedesimata e avrei voluto anch'io un Edward tennista da osservare in campo!!! Molto originale l'idea del sogno e davvero spassosa la tua Bella completamente presa dalla chimica...brava! Grazie per averci fatto leggere questa storia deliziosa.

    RispondiElimina
  16. Anche a me è piaciuta molto questa storia, vorrei anche io sentirni male perchè m'incanto a guardare Edward! Bella l'idea del sogno, ma ancora meglio quando alla fine lei gli dice che dopo l'esame sarà tutta sua! Vedi anche tu che serve assolutamente un seguito! Brava, facci sognare ancora!

    RispondiElimina
  17. Credo di aver bisogno io dell'integratore di sali minerali visto il caldo che mi ha scatenato la tua storia :-)
    Davvero molto fantasiosa :-)
    Molto eccitanti i gemiti di Edward :-)
    Brava!!!

    RispondiElimina
  18. Mi è piaciuta molto, la trovo veramente dolce come pure i due protagonisti mi fanno tenerezza. E anch'io come Bella dopo una situazione very hot dello spogliatoio ci sono rimasta male, solo un sogno, ma sicuramente si rifarà. E' veramente bello e piacevole leggere storie senza drammi, complimenti brava!

    RispondiElimina
  19. Ma che bella questa storia!!!
    Romantica e semplice! Lei tutta secchiona e timida, lui tutto sportivo e raggiante... E il sogno caldissimo? Una storia d'amore dentro la storia d'amore!
    Bravissima!!

    RispondiElimina
  20. Molto romantica e simpatica l'idea del sogno caliente...molto bella. grazie

    RispondiElimina
  21. Ciao,
    partendo dal presupposto che amo la chimica, bella storia. Ammetto che ci sono rimasta male quando ho scoperto che era un sogno, ma la fine è stata all'altezza delle aspettative.
    Brava!

    RispondiElimina
  22. Ahahahah io avrei mollato i libri al volo..... Eheheheh
    Tenera, dolce , calda
    Bravaaaaaaa

    RispondiElimina
  23. Sesso, romanticismo e chimica... chiunque tu sia, questa l'hai scritta apposta per sedurmi!!! Ahahahahahahahah!!! Questo Edward è davvero da sogno, sono tutta in amore!!!
    Bravissima,
    Aleuname

    RispondiElimina
  24. 3 punti
    Complimenti,
    Aleuname

    RispondiElimina